La curia risarcisca le vittime di pedofilia

Lettera a Caffarra sul prete condannato per abusi su una decina di alunne

La curia ripaghi le piccole vittime di pedofilia per gli abusi compiuti dal suo sacerdote. È questo il senso della lettera aperta che l’avvocato del foro di Ferrara Claudia Colombo invia al cardinale della diocesi di Bologna, Carlo Caffarra.

E lo fa proprio nel giorno in cui Benedetto XVI lancia la sua dura condanna contro i preti pedofili, in concomitanza con il XX anniversario della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

Gli episodi cui il legale, che in processo ha assistito numerose parti civili, fa riferimento riguardano la condanna in primo grado inflitta dal tribunale di Ferrara a 6 anni e 10 mesi di reclusione a un prete (Condannato a sei anni prete pedofilo) per aver commesso, in veste di educatore e responsabile di un asilo parrocchiale, reiterati atti di pedofilia su numerose piccole alunne.

Della vicenda Estense.com si è occupato in più occasioni, mettendo in luce anche alcuni inquietanti retroscena (Prete pedofilo, la curia sapeva?), che videro – secondo le motivazioni della sentenza depositata dal giudice Caruso – la curia essere a conoscenza delle voci che circolavano su quanto stava succedendo in quella struttura (Prete pedofilo, il muro di gomma della Curia) di un piccolo paese dell’Alto ferrarese (che ricade nella diocesi felsinea).

Oggi, a quasi due anni dalla condanna, le piccole vittime e loro famiglie attendono ancora un risarcimento e una dichiarazione di scuse o quantomeno di conforto. Il tutto è spiegato nei dettagli della lettera che pubblichiamo integralmente.

Egregio cardinale Caffarra,

ho letto sulla pagina locale del 32 gennaio del “Carlino” edizione di Ferrara, l’articolo sulla sua visita pastorale alla scuola materna cattolica “beata Elisabetta Renzi” di Cento. Nel corso della visita lei ha ringraziato i genitori presenti per avere “dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli”, affermando che “un popolo senza impegno educativo non ha futuro”. È stato evidente il suo richiamo alla Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia di cui lei stesso è stato estensore e promotore nel settembre 2009.

In tale documento sono ben espressi i principi secondo i quali:

  1. il gestore e gli insegnanti delle scuole materne parrocchiali debbono condurre un’esemplare vita cristiana;
  2. i bambini vanno trattati ed educati con rispetto ed amorevolezza;
  3. la scuola cattolica richiede una stretta connessione con la chiesa locale e con la diocesi.

La Chiesa, insomma, è presente accanto ai genitori nel loro impegno educativo verso i figli e, attraverso i suoi ministri, i sacerdoti, cui lo delega, assume tale impegno quale momento pregnante del suo magistero.

Ricorderà bene, egregio cardinale, che nell’aprile del 2008 un sacerdote, parroco della sua curia, che rivestiva altresì le cariche di direttore, gestore ed insegnante di una scuola materna parrocchiale cattolica di un paese non distante dalla città di Cento ove lei ha partecipato alla inaugurazione riportata nell’articolo del quotidiano, è stato condannato in primo grado dal tribunale a 6 anni e 10 mesi di reclusione per aver commesso, in quella veste di educatore, reiterati delitti di pedofilia su numerose piccole alunne.

Il sacerdote, inoltre, è stato condannato a pagare immediatamente alle vittime ed ai loro genitori la somma di 28mila euro a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva.

Ebbene, ad oggi, sebbene avesse dovuto farlo immediatamente, come appunto sentenziato dal tribunale ferrarese, quel prete nulla ha pagato alle vittime degli atti di pedofilia e, temiamo, nulla pagherà; ma, prima e più ancora, ad oggi la Curia bolognese non ha avuto per le piccole vittime di quegli aberranti delitti e per i loro genitori alcuna parola di partecipazione e di contrizione e, soprattutto, alcuna assunzione di responsabilità.

A fronte dei principi richiamati nella Carta formativa della Scuola Cattolica dell’infanzia e dello stretto legame che in essa viene richiamato fra la scuola cattolica e la “Chiesa locale” quale “garanzia” non solo spirituale che la Chiesa presta ai genitori che le affidano la crescita materiale e religiosa – dunque anche etica – dei propri figli, il meno che ci si sarebbe potuti attendere era un segno tangibile di partecipazione per il completo fallimento di quel patto e di riparazione per quella “garanzia”.

Il silenzio ed il disinteresse che la curia bolognese ha dimostrato a quelle piccole vittime dei delitti di pedofilia (ed alle loro famiglie) rattristano ed offendono.

Comprende bene, egregio cardinal Caffarra, che non è tanto sul piano giudiziario che attendevamo il suo intervento: su quello, infatti, la curia aveva già espresso tutto il suo disimpegno fieramente opponendosi alla sua chiamata nel processo quale responsabile civile; è, invece, sul piano pastorale, sul quale si era consolidato il fiducioso affidamento dei bambini al suo sacerdote da parte dei genitori, che invece la curia ha mancato ad una “obbligazione” per lei ancora più cogente di quella strettamente giuridica.

Ha sorpreso anche il fatto che un tale abbandono dei genitori che io rappresento e dei loro bambini sia avvenuto in un momento nel quale invece l’attenzione della Chiesa verso le vittime di atti di pedofilia nel mondo da parte di sacerdoti e prelati verso minori si è manifestata alta e partecipata: pensiamo, infatti, alle parole, anche durissime, del Santo Padre per episodi accaduti in Irlanda, alle sue commosse parole di scuse e, perché no, anche alle riparazioni economiche delle vittime; pensiamo alla attività investigativa della Chiesa sugli episodi denunciati (cd. rapporto Murphy e rapporto Rayan); pensiamo all’ormai famoso comunicato finale dell’incontro del 23 aprile 2002 del Santo Padre coi cardinali statunitensi nel quale la Chiesa ha avuto parole di dura condanna e di concreta partecipazione.

Che farà la curia bolognese? Si limiterà a ringraziare i genitori che “… hanno dimostrato tanta fiducia nei confronti della Chiesa affidandole i loro figli…” (dal suo discorso alla inaugurazione della scuola centese di cui il “Carlino” ha dato notizia il 23 gennaio scorso) o, una volta tradita tale fiducia per colpa di un suo sacerdote, si attiverà anche per ricucire il legame fiduciario interrotto e a risarcirne le gravissime conseguenze?

Se così non fosse la vicenda che le ho segnalato assumerebbe per le vittime i contorni di un insopportabile tradimento.

Ma ciò che più addolora di questa triste e squallida vicenda è che in questi quasi due anni dalle sentenza di condanna in primo grado del tribunale di Ferrara, né il parroco condannato, né la curia di Bologna, della quale lei monsignor Caffarra è cardinale, hanno mai rivolto alle piccole vittime di quegli aberranti delitti di pedofilia ed ai loro genitori parole di scuse e di rammarico. Alcun conforto la Chiesa, ad oggi, ha saputo (e voluto) manifestare a quelle vittime ed alle loro famiglie che con incondizionata fiducia avevano consegnato ed affidato i propri piccoli figli alla scuola materna parrocchiale, affinché li educasse, custodisse e preservasse secondo una morale ed etica cristiano cattolica di fratellanza, solidarietà e rettitudine.

Ad oggi, dunque, ed è cosa altrettanto grave, dopo quasi due anni dalla sentenza di condanna, alle vittime non sono ancora stati pagati (contrariamente a quanto stabilito dai giudici) i risarcimenti provvisoriamente esecutivi che il tribunale ha statuito in sentenza a carico del parroco imputato. Quest’ultimo, vale la pena ricordarlo ancora, è stato condannato per aver commesso, quale direttore gerente di una scuola materna cattolica parrocchiale, gli atti di pedofilia all’interno della struttura scolastica durante gli orari di scuola e, dunque, tradendo quella fiducia dei genitori che a lui ed alla sua struttura avevano affidato i propri figli.

Il silenzio (nel senso sopra accennato) che la Curia bolognese ha riservato alle piccole vittime di quel processo (ed alle loro famiglie), offende, stupisce e rattrista, tanto quanto i delitti di pedofilia attribuiti in sentenza al parroco condannato.

La invito quindi egregio cardinal Caffarra, anche in ossequio agli stessi principi della “Carta” da lei emanata, ad attivarsi affinché a quelle famiglie vengano effettivamente pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza!

La invito dunque, laddove il parroco condannato persistesse ulteriormente a non pagare alle vittime i risarcimenti dovuti a titolo di provvisionali immediatamente esecutive, ad attivarsi affinché la curia di Bologna si sostituisca al prete debitore, provvedendo a versare quanto decretato in sentenza a favore delle vittime. Sono certa, cardinale, che dopo queste considerazioni ed in nome degli stessi principi di fratellanza e solidarietà cristiana da lei invocati nella sua Carta, che alle numerose bambine vittime dei deplorevoli atti di pedofilia del parroco condannato verranno, quanto prima, pagate le provvisionali immediatamente esecutive decretate in sentenza dal tribunale ferrarese.

La curia di Bologna, ci contiamo tutti, sono certa che anticiperà alle piccole vittime quanto loro spettante; del resto i delitti di pedofilia sono stati commessi da un parroco che al’epoca dei fatti la curia di Bologna aveva “preposto” ad una parrocchia della diocesi bolognese. Ma, intanto, che la curia bolognese anticipi quanto spettante alle vittime. La curia, egregio cardinal Caffarra, potrà poi richiedere il tutto al suo sacerdote.

Così facendo la curia di Bologna darebbe un bell’esempio di solidarietà e fratellanza cristiana, principi già messi a dura prova dai delitti contestati al parroco condannato.

Avv. Claudia Colombo (difensore di numerose parti civili)

www.estense.com/la-curia-risarcisca…lia-021513.html

 

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