“Un telefono in cella?il parroco nei guaianche per un sms”

Savona. Un presunto scambio di messaggi attraverso il telefono cellulare con una amica parrocchiana è finito nel mirino della magistratura savonese che ha trasmesso gli atti ai colleghi di Chiavari per l’apertura di un’inchiesta.
Per don Luciano Massaferro, rinchiuso nel penitenziario chiavarese, c’è il rischio, nel caso in cui venga confermata l’esistenza del messaggio, di una nuova imputazione. «Ma come può essere accaduto che il sacerdote abbia avuto l’uso di un telefono in carcere?» si sono domandati stupiti al sesto piano del palazzo di giustizia di Savona.
Questa ennesima bufera giudiziaria è stata accesa dalle dichiarazioni rilasciate da Elisabetta Drago all’inviato de Il Secolo XIX, Paolo Crecchi, lunedì scorso a contorno della veglia di preghiera organizzata in favore di don Lu alla parrocchia di Borghetto. «Tre giorni fa la signora Elisabetta ha spedito un sms al don, “Ci vediamo per una pizza?”, e lui le ha risposto: “Troppo da fare in questi giorni”»: sarebbe questo il passaggio che ha spinto la magistratura ad aprire un’inchiesta per far luce se nel carcere di Chiavari, don Luciano, abbia potuto far uso del telefonino.
La notizia di un’eventuale violazione avrebbe colto di sorpresa i magistrati levantini che con il direttore del penitenziario avrebbero un ottimo rapporto, ma di fronte alla segnalazione l’inchiesta è scattata automatica.
Da qui a sostenere che lo scambio epistolare via sms sia avvenuto ce n’è di strada. Ovviamente potrebbe trattarsi di un errore della donna nel ricordare quel particolare, ma «tre giorni fa»è suonato come un allarme per gli investigatori in chiave ovviamente di un possibile inquinamento delle prove. Indubbiamente la gravità dell’accaduto, fosse davvero avvenuto lo scambio di sms, appare evidente e quindi in grado di richiedere un approfondimento.
Probabile che nelle prossime giornate venga ascoltata l’amica parrocchiana di don Luciano e per mettere una parola definitiva alla vicenda vengano acquisiti i tabulati dei due telefoni. Un confronto in grado di mettere a tacere una vicenda che alla vigilia del riesame odierno è risuonata come una bomba inattesa e soprattutto sgradita a tutte le parti.
Detto ciò, però, l’esistenza di un’inchiesta penale è un dato di fatto e da ieri sera la procura di Chiavari ha cominciato a muovere i primi passi per capire se si tratta di una «bufala», seppur involontaria, o di una violazione da perseguire. Se così fosse, nei guai rischierebbe di finirci anche la direzione del carcere.
Giovanni Ciolina
ciolina@ilsecoloxix.it

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