Don Luciano, si scava nei rapporti con altre bimbe

Gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato di Alassio stanno ascoltando i compagni del catechismo e della parrocchia per verificare la veridicità delle loro testimonianze su altri due presunti casi di violenza sessuale

In attesa dell’incidente probatorio e di conoscere il contenuto del quarto computer sequestrato a don Luciano Massaferro (o meglio in casa di un’amica alla quale lo aveva regalato), il parroco delle chiese di San Vincenzo e San Giovanni di Alassio, l’inchiesta sulla presunta violenza sessuale messa in atto nei confronti di una parrocchiana di undici anni prosegue. Nell’ombra, nel silenzio del riserbo, gli uomini della squadra mobile di Savona e del commissariato alassino proseguono gli interrogatori di amici della ragazzina, di giovani che frequentano il catechismo e di semplici parrocchiani con l’intenzione di allargare il quadro indiziario di altri due episodi di violenza per i quali, al momento, non esiste alcuna contestazione concreta.

Indubbiamente gli elementi raccolti nella prima fase dell’inchiesta debbo essere approfonditi come ha puntualizzato lo stesso tribunale del Riesame, nell’ordinanza con la quale si rigettava al richiesta di scarcerazione del sacerdote alassino.

Nessuna ulteriore valanga di fango, quindi, addosso a don Lu, ma solo la necessità da parte dei sostituti procuratori della repubblica Giovanni Battista Ferro ed Alessandra Coccoli, di approfondire un filone dell’inchiesta madre.

Per il momento si tratta di sospetti, di confessioni fatte tra minori e dal minorenni riportate agli investigatori che stanno cercando riscontri ed eventualmente denunce. Nulla di più, quindi, che una notizia di reato recepita, ma non ancora trasformatasi in capo di imputazione al prete assistito dagli avvocati Mauro Ronco e Alessandro Chirivì. «Fesserie, invenzioni» è la reazione di chi crede nell’innocenza di don Luciano e non ritiene veritiere neppure le presunte attenzioni morbose alla parrocchiana che hanno fatto scattare l’ordinanza.

C’è però il grave indizio di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove riscontrati dal giudici del riesame che influenzano la valutazione su don Luciano.

Ovviamente l’attività di indagine è coperta dal massimo riserbo, anche e soprattutto a tutela dei giovani minorenni coinvolti, loro malgrado, in questa spiacevole vicenda.

Don Luciano, comunque resta in carcere ad attendere novità e soprattutto sviluppi positivi della vicenda. Nella cella singola della sezione protetta del penitenziario di valle Armea a Sanremo, il sacerdote prega e legge il vangelo. Le sue condizioni psico-fisiche non sarebbero ottimali, al punto da spingere gli inquirenti a richiedere una sorveglianza continua per evitare gesti spiacevoli. Il prete resta sempre in attesa, anche della visita dell’anziano padre che dal 29 dicembre non ha più avuto occasione di incontrare.

In carcere finora, don Lu ha incontrato i suoi avvocati, il cappellano di Chiavari, don Francesco Brioni, e monsignor Mario Oliveri, ordinario della diocesi d Albenga e Imperia.

Il primo appuntamento concreto in agenda sotto il profilo giudiziario è l’incidente probatorio a cui verrà sottoposta l’undicenne che avrebbe subito le attenzioni morbose del prete. Il gip non ha ancora fissato la data dell’esame,ma questa potrebbe essere la settimana decisiva.

L’interrogatorio rappresenta un passo ufficiale dell’inchiesta, ritenuto irripetibile, traslabile in udienza. Lavoro dei magistrati che, a meno di colpi di scena, potrebbe approdare poi alla notifica della conclusione delle indagini e al processo davanti al giudice delle udienze preliminari.

A meno di novità, come detto, che potrebbero scaturire dal computer sotto perizia e da presunti altri due casi di violenza su minore.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/25/AMsJwkJD-rapporti_luciano_scava.shtml

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