Continuità con il passato, Betori non cambia. Maniago che resta al suo posto

Postato giovedì 14 gennaio 2010

di Maria Cristina Carratù

Un provvedimento atteso, attraverso cui si immaginava di poter decifrare l´impronta pastorale che il nuovo arcivescovo Giuseppe Betori, arrivato da poco più di un anno, ha intenzione di lasciare sulla Curia fiorentina. In realtà il nuovo organigramma deciso per piazza San Giovanni per il quinquennio 2010-2015, di cui Betori ha informato ieri l´assemblea del clero, nasce all´insegna di una innegabile continuità, con i vari uffici mantenuti a personalità che si sono finora distinte più come sicure esecutrici del magistero, che interessate a un reale confronto sulle grandi questioni all´ordine del giorno anche della Chiesa fiorentina – dalla bioetica, alla secolarizzazione, al dialogo interreligioso.

E’ una Curia destinata dunque a dipendere più che mai, come Betori ha già dato prova di volere, direttamente dall´arcivescovo. La principale delle conferme è senza dubbio quella a vicario generale del vescovo ausiliare Claudio Maniago, che rimane perciò il numero due della Curia per quanto privato dell´ufficio liturgico (affidato al suo ‘erede´ don Roberto Gulino, docente alla Facoltà teologica). Una diminutio relativa, d´altra parte, quella del giovane vescovo, dato fra i più in carriera d´Italia fino a tre anni fa, quando la sua immagine è stata pesantemente investita dallo scandalo degli abusi sessuali di don Cantini.

Suo padre spirituale, e le cui responsabilità, secondo le vittime del prete, Maniago avrebbe cercato di coprire. Molti si aspettavano che alla prima occasione potesse scattare quantomeno un trasferimento, mentre la conferma dimostra che l´intenzione di Betori è, almeno per il momento, di proteggere Maniago da quelle che negli ambienti della Curia più fedeli al vescovo ausiliare sono sempre state considerate pure «strumentalizzazioni» del caso Cantini. E intanto, in una nota, le vittime del prete pedofilo (che ricordano di non essere mai state ricevute dal nuovo arcivescovo), si dicono deluse per «l´assenza di rinnovamento» e per la «dimostrazione che questa chiesa non ha voluto vedere fino in fondo le proprie responsabilità».

Confermato vicario episcopale per gli affari economici (settore cruciale, con la gestione economica e immobiliare della Curia, e in particolare dei progetti di decentramento degli uffici, e di accorpamento delle parrocchie) monsignor Fabrizio Porcinai, già titolare fino ad oggi dell´ufficio da cui però, per ragioni di funzionalità, è stato isolato l´economato (affidato per la prima volta a un laico, Carlo Sarri), mentre a don Marcello Caverni, parroco di San Gervasio, è stato affidato l´ufficio per gli affari economici. A capo di un altro importante settore, l´Ufficio per l´Arte sacra e i beni culturali ecclesiastici, arriva monsignor Timothy Verdon, finora responsabile della catechesi attraverso l´arte (e del Centro diocesano per ecumenismo e dialogo, dove resta), diventando così una sorta di soprintendente artistico della Curia, con vicedirettore (e direttore del nuovo progetto di catalogazione dei beni della diocesi) il diacono Alessandro Bicchi. Passa di mano la delega a rappresentante del vescovo presso i preti diocesani, da don Elio Agostini a monsignor Andrea Bellandi, ex rettore della Facoltà teologica (dove, su indicazione della Congregazione per la dottrina della fede e di quella per l´educazione cattolica, arriva don Stefano Tarocchi), mentre sono confermati, fra gli altri, don Giovanni Momigli alla pastorale sociale, monsignor Dante Carolla all´ufficio catechistico, don Massimo Marretti alla scuola, don Alfredo Jacopozzi alla cultura.

[Fonte Repubblica]

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