«Il computer c’è e l’ho usato io»

13 gennaio 2010
GIOVANNI CIOLINA

Il perito informatico conferma la sua versione: don Luciano mi fece trasferire dei files su un altro pc

«Quel computer l’ho visto e ci ho lavorato per trasferire alcuni file su un altro apparecchio». La testimonianza del perito informatico divenuto test chiave, per la procura è la conferma dell’esistenza del quarto computer, quello sparito, ed al centro delle ricerche da parte degli uomini della squadra mobile di Savona.

Il sacerdote ha sempre negato di aver avuto altro pc all’infuori di quelli sequestrati (tre in totale), ma la procura di Savona ritiene contraddittoria la versione di don Lu e la storia del computer è considerata una delle prove per sostenere le accuse di violenza sessuale al prete di Alassio arrestato il 29 dicembre scorso su ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip Fois.

La ricerca dell’apparecchiatura elettronica prosegue anche se il compito degli inquirenti si annuncia difficile se non addirittura proibitivo. Solo un’eventuale collaborazione del sacerdote potrebbe servire a sciogliere la matassa. Il procuratore Francantonio Granero e i sostituti Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro sono convinti che quell’hard disk contenga elementi probatori importanti. Un teorema che troverebbe sostegno anche nella richiesta di trasferire dal vecchio al nuovo pc solo una parte di files e quindi, secondo gli investigatori, quelli non compromettenti. Ma si tratta di supposizioni. Il tecnico incaricato della perizia sui computer sequestrati, invece, al momento non avrebbe segnalato anomalie alla procura.

Al momento a sostenere l’accusa di violenza sessuale c’è la segnalazione della psicologa del Gaslini che ha avuto in cura l’undicenne che avrebbe subito le morbose attenzioni del prete e che era stata inviata all’ospedale specializzati per bambini dal medico di famiglia venuto a conoscenza dei problemi avuti dalla sua paziente.

Una bimba con problemi caratteriali «ed alle prese con un disagio indipendente da don Luciano» spiega il professor Mauro Ronco che domani sosterrà al tribunale del Riesame di Genova la tesi della completa estraneità dai fatti di don Luciano, chiedendo quindi la sua scarcerazione.

«Attendiamo con ansia l’esito del Riesame» ribadisce il legale torinese che assiste il parroco di San Vincenzo e San Giovanni insieme ad Alessandro Chirivì.

E il luminare del foro torinese legge «a nostro favore» l’ipotesi contenuta nella memoria della procura inviata al tribunale di Genova sullo stato iniziale della bambina vittima delle presunte molestie. «Non c’è alcun indizio accusatorio – aggiunge Mauro Ronco . Non riesco a trovare altra visione dei fatti differente alla mia». Riesame in discesa, quindi? «Assolutamente no. Ogni cosa ha gli astri in cielo e non si può mai dire, ma…» ribadisce l’avvocato Ronco accennando un sorriso.

Si annuncia quindi battaglia all’ultimo respiro tra accusa e difesa, entrambe convinte delle proprie ragioni e che domani mattina al Riesame faranno valere le proprie ragioni. Da una parte l’accusa sostiene di avere elementi fondati per la richiesta di custodia cautelare in carcere del prete basato sulle dichiarazioni della presunta vittima (spiegate alla psicologa e ribadite nel corso di un interrogatorio protetto) e di alcune testimonianze, oltre alle contraddizioni in cui sarebbe caduto il sacerdote nei vari interrogatori a cui si è sottoposto in questi 14 giorni di detenzione.

La difesa invece fin dal primo momento si è sempre dichiarata convinta dell’innocenza di don Lu, puntualizzando l’aridità del quadro indiziario e soprattutto considerando inattendibile la bambina. Una tesi alla quale si è allineata la curia e la maggior parte della comunità parrocchiana alassina che conosce don Luciano da tempo.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/savona/2010/01/13/AMYlJkHD-usato_computer_ho.shtml

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