Cesena: l’abuso sessuale costa 4 anni e mezzo al prete violentatore

gennaio 2010 – 20.01 (Ultima Modifica: 08 gennaio 2010)

GAMBETTOLA – Condanna pesante a 4 anni e 6 mesi, quella che il giudice per l’udienza preliminare Luisa Del Bianco ha inflitto al prete boliviano di 28 anni che nel maggio scorso fu arrestato con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un giovane di 22 anni, di origini siciliane. Il giudice ha accolto in pieno le tesi dell’accusa: la vittima fu violentata al termine di una veglia di preghiera, invitato in canonica con la scusa di un lavoro.

Quindi si sarebbe consumata la violenza. Qui il prete, vicario della parroco di Gambettola, ha tentato un primo approccio sessuale che, dopo il diniego del giovane, si è trasformato in un abuso sessuale, sfruttando lo stato di choc del 22enne, secondo l’accusa. Per l’episodio il pm Fabio Di Vizio ha chiesto quattro anni di carcere, ma il giudice ha deciso per quattro anni e mezzo. Il processo si è celebrato con rito abbreviato ed è terminato nella sera di venerdì. Il giudice ha deciso anche per una provvisionale di 106mila euro, un maxi-risarcimento civile che dovrà essere pagato dal prete. L’avvocato della difesa, Alberto Bricchi, ha già anticipato che la sentenza del tribunale di Forlì sarà appellata.

Notevole anche il risvolto giuridico del processo. A spiegarlo è l’avvocato della parte civile Chiodoni, secondo cui il giudice, con un’apposita ordinanza, avrebbe riconosciuto il diritto della vittima a rivalersi anche sulla diocesi di Cesena per i danni morali. Si tratterebbe di una novità nel campo giuridico italiano per questo tipo di reati. Tuttavia, si è trattato di un diritto riconosciuto in astratto, considerato che nella forma semplificata del processo con rito abbreviato non è possibile inserire responsabili civili aggiuntivi.

www.romagnaoggi.it/forli/2010/1/8/148189/

ABUSI SESSUALI IN CHIESA
FORLÌ, CONDANNATO PRETE

Don Alvaro Coca Tejada, boliviano di 27 anni, ex cappellano della parrocchia di Gambettola, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione dal Tribunale di Forlì, che lo ha riconosciuto colpevole di aver abusato sessualmente la sera del 9 maggio 2009 di un giovane di 22 anni attirato, in occasione di una festa in parrocchia, prima nello studio del sacerdote e poi nella sua camera da letto. È stato ritenuto decisivo il referto del pronto soccorso dell’ospedale Bufalini di Cesena: quel ragazzo aveva subito un abuso sessuale. In Tribunale, con rito abbreviato, il giudice Luisa Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio di Vizio. L’ex cappellano, subito sospeso ‘a divinis’ dal vescovo, è stato condannato anche a pagare 106.000 euro alla parte civile: la vittima e l’associazione Papa Giovanni XXIII. Don Alvaro venne arrestato in canonica dalla polizia, mentre dormiva nella propria stanza, all’alba del 10 maggio. La ragione addotta per avvicinare il ragazzo era stata l’intenzione di parlare di un impegno estivo nei campi vacanza organizzati dalla parrocchia. Don Alvaro resterà nel carcere della Rocca di Forlì, da dove non è mai uscito dal giorno dell’arresto. L’avvocato della difesa, il cesenate Alberto Bricchi, attenderà le motivazioni della sentenza poi presenterà sicuramente ricorso in appello.

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Resto del Carlino, Il (Cesena)
“Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi”

Data: 09/01/2010
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Cronaca Locale
VALLE DEL RUBICONE pag. 14
Stupro, don Alvaro condannato a 54 mesi
Violentò un giovane, decisivo il referto medico
IL REFERTO del pronto soccorso, è quello il documento decisivo. Quella la prova risultata fatale a don Alvaro Coca Tejada, 27 anni, originario della Bolivia, ex cappellano a Gambettola, condannato ieri sera in tribunale a Forlì a 4 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale ai danni di un ragazzo di 22 anni effettuata in parrocchia. Verdetto con rito abbreviato che ha contemplato una doppia riduzione di un terzo della pena: sia per la scelta del processo breve’ incardinato allo stato degli atti senza ricorrere al dibattimeno pubblico, sia per le attenuanti generiche riconosciute all’imputato. Alla fine il giudice Del Bianco ha accolto le richieste del pm Fabio Di Vizio. Alla parte civile, ovvero l’associazione Papa Giovanni XXIII e la stessa vittima ( tutelate da Annalisa Chiodoni) andranno 106mila euro di risarcimento danni. Ora l’avvocato Alberto Bricchi che difende il giovane prete (che resta in carcere. Fu subito sospeso a divinis’ dal vescovo) attende le motivazioni del verdetto per ricorrere in appello. NON si lascia andare a commenti, l’avvocato Bricchi. Ma il suo pensiero l’aveva già espresso nell’arringa difensiva, nell’aula a porte chiuse: don Alvaro per lui andava assolto perché non può essere presa per buona la sola voce di un ragazzo di vent’anni. I fatti sono della sera del 9 maggio 2009. Gambettola: durante una festa in parrocchia a un certo punto si vede un giovane scendere di corsa dalle scale, sconvolto. Più tardi dirà ai parenti d’essere stato stuprato da don Alvaro. Il referto del pronto soccorso è chiaro: sul corpo del ragazzo ci sono segni di un rapporto sessuale. All’alba del 10 maggio il sacerdote che da quel giorno non è più uscito dal carcere viene arrestato con l’accusa di violenza sessuale. TRE sono le perizie mediche che l’avvocato difensore ha prodotto per annullare quel referto dell’ospedale. Sostengono che la presenza delle ragadi principio su cui s’è basato il verbale medico per dare certa la violenza subita non è da sola indicativa di un eventuale stupro. Ma le parole del giovane (che soffrirebbe di alcuni disturbi psicofisici) sono state ritenute fin dall’inizio chiare. E così è stato anche ieri. Maurizio Burnacci

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Resto del Carlino, Il (Cesena)
“«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»”

Data: 10/01/2010
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Cronaca Locale
CESENA PRIMO PIANO pag. 3
«Io ne sono convinto: don Alvaro è innocente»
L’avvocato Bricchi critica la condanna
IN CARCERE Don Alvaro Coca Tejada è detenuto a Forlì
DON ALVARO Coca Tejada, il sacerdote di origini boliviane che il primo aprile compirà 30 anni, ha pagato caro il suo poco ortodosso approccio con un giovane, il 9 maggio 2009, dopo una festa nella parrocchia di Gambettola, dove prestava servizio pastorale. Per il reato di violenza sessuale infatti è stato condannato nel tribunale di Forlì a quattro anni e mezzo di reclusione. Una condanna che sarebbe stata maggiore se non avesse affrontato il giudizio col rito abbreviato che riconosce automaticamente uno sconto di un terzo della pena. E’ A DIR POCO infuriato Alberto Bricchi, l’avvocato difensore: «Sono scandalizzato da questa sentenza. E sono convinto che don Alvaro sia innocente. Perchè una cosa è la condotta sconveniente, soprattutto per un prete, un’altra è la violenza sessuale, un reato gravissimo che ritengo sia stato ingiustamente addebitato a don Alvaro. Ho cercato di dimostrare con perizie mediche e delineando le personalità dei protagonisti che il mio assistito è innocente. Ma il giudice s’è fidato ciecamente della versione della vittima piangente, di fronte ai medici del pronto soccorso, di essere stato violentato. Ma l’attendibilità di questa versione credo dovrebbe essere verificata più a fondo. Lo stesso dovrebbe essere della versione del mio assistito, che ha ammesso il rapporto omosessuale, ma ha sostenuto come il giovane siciliano era consenziente. Io credo che il giudice abbia preso un abbaglio e, appena depositerà la sentenza (s’è presa 15 giorni per farlo), ricorrerò in appello». L’AVVOCATO Bricchi è critico e formale, ma non sa trattenere il disappunto e, se non lo dice in maniera esplicita, lo fa capire: se si fosse trattato di una persona comune’ e non di un sacerdote, forse non ci sarebbe stato l’arresto e la conseguente condanna. Don Alvaro intanto, da quel giorno passa le sue giornate in carcere a Forlì; sta male, è depresso e dimagrito. LA SENTENZA dell’altro ieri ha riaperto la ferita inferta a tutta la diocesi e in particolare alla parrocchia dove don Alvaro era cappellano, con in testa il parroco don Claudio Turci. Il vescovo Antonio Lanfranchi è addolorato e affida al suo ufficio stampa, Francesco Zanotti, questa dichiarazione: «Per noi è un dolore che si rinnova, un grandissimo dolore che segna tutta la comunità cristiana diocesana, che si sente essa stessa vittima di quanto accaduto. Dopo questa prima sentenza il procedimento giudiziario proseguirà, ma al di là di questo, il fatto addebitato a don Tejada rimane gravemente offensivo della dignità umana, del tutto contrario al vangelo e alla responsabilità di ogni sacerdote. Resta, ovviamente, il decreto di sospensione a divinis (don Alvaro per ora rimane sacerdote, ma non può officiare i sacramenti). Preghiamo affidando a Gesù Buon Pastore questo momento di sofferenza». Serafino Drudi ”çV

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Resto del Carlino, Il (Cesena)
“«Non siamo parte civile per don Alvaro»”

Data: 12/01/2010
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Cronaca Locale
VALLE DEL RUBICONE pag. 9
«Non siamo parte civile per don Alvaro»
RETTIFICA L’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII
PER LA VICENDA giudiziaria che ha visto coinvolto don Alvaro Coca Tejada, 29enne cappellano di Gambettola, condannato a 4 anni e mezzo per violenza sessuale per un episodio accaduto nella canonica di Gambettola il 9 maggio dell’anno scorso, registriamo un intervento dell’associazione Giovanni XXIII, che ha emesso una nota di rettifica. In quest’ultima vi si legge tra l’altro: «Riguardo alla notizia della condanna per violenza sessuale a carico di don Alvaro, vorremmo precisare che l’Associazione papa Giovanni XXIII non è assolutamente parte in causa di questo procedimento, nè si è costituita parte civile». Ci scusiamo con la comunità fondata da don Oreste Benzi e col suo attuale responsabile, Giovanni Ramonda per averla indebitamente chiamata in causa, anche se solo come “parte civile”.

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