Il don arrestato per pedofilia: il mistero del Pc “nascosto”

Era stato affidato ad alcuni educatori dell’Azione Cattolica della parrocchia di San Vincenzo e San Giovanni, il computer di don Luciano Massaferro, il sacerdote di 44 anni arrestato la scorsa settimana con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una bambina di 11 anni. Lo hanno ritrovato l’altro ieri gli uomini della squadra Mobile a conclusione di una serie di perquisizioni disposte dalla Procura ed effettuate ad Alassio in contemporanea all’interrogatorio fiume dell’indagato. E si spiegano, così, anche le lunghe attese del pomeriggio.

Ieri, in questura a Savona sono poi sfilate decine di persone – educatori, parrocchiani, ma anche semplici conoscenti – per essere ascoltati dal sostituto procuratore, Giovanni Battista Ferro. Il ritrovamento del vecchio Pc (ieri è stato affidato l’incarico peritale per un supplemento di indagine) ha rappresentato la prima, clamorosa novità dell’inchiesta dopo l’arresto e soprattutto ha messo fuori gioco il sacerdote, che sinora aveva sempre negato di aver avuto un computer precedentemente a quello trovato in casa sua.

Gli inquirenti hanno voluto capire dai diretti interessati (gli educatori) i particolari di quella consegna e soprattutto dei rapporti che avevano con don Luciano. Ovvio che di fronte a quella bugia gli investigatori ora sospettano sul possibile contenuto dell’hard disk, ma soprattutto vogliono vederci chiaro.

Sempre ieri pomeriggio, infine, al sesto piano del palazzo di giustizia sono arrivati i genitori della presunta vittima delle attenzioni morbose di don Luciano, che hanno ribadito la loro intenzione di non costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento ai danni del sacerdote.

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