l sacerdote venne condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su bambine dell’asilo che gestiva

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Processo bis al prete per pedofilia
l sacerdote venne condannato a 6 anni e 10 mesi per molestie sessuali su bambine dell’asilo che gestiva
di Daniele Predieri
FERRARA. Non è affatto un «processo breve». Perchè dopo la condanna dell’aprile 2008, inflitta dal tribunale di Ferrara, la causa per molestie sessuali a 10 bambine di un asilo della provincia, contestate ad un prete 65enne che da tempo vive nel Bolognese, si celebrerà solo dal 20 gennaio 2012 in poi. Aspettando la possibile nuova legge sul «processo breve» – che non dovrebbe mettere comunque a rischio il lentissimo procedimento (perchè il reato è comunque grave, violenza sessuale su minori) -, il sacerdote sarà processato dai giudici della Corte d’appello di Bologna che dovranno confermare o smentire la condanna di primo grado a 6 anni e 10 mesi. Una pena inflitta dai giudici Caruso, Oliva e Bighetti per gli atti di chiara matrice sessuale ai danni di 10 bambine che frequentavano la scuola materna che lui gestiva in un paese della nostra provincia.

Tra quasi due anni, dunque, il prete sarà sottoposto al processo per fatti accaduti tra il 2003 e il 2004, per fatti che lo portarono all’arresto nel marzo 2005, e poi al processo davanti al tribunale di Ferrara tra il 2006 e il 2008: alla faccia, vien da dire, del «processo breve» che sta accendendo polemiche a non finire; alla faccia della tempistica dei processi, che la dice lunga sui carichi pendenti non solo dei tribunali ma dell’imbuto della Corte d’appello, dove arrivano tutti i processi della nostra regione. Ma questa è altra questione.

Tornando al processo, ieri l’avvocato Giuseppe Coliva di Bologna, nuovo legale del prete (di cui ripetiamo non vengono fornite generalità solo per non collegare l’asilo e il paese in cui gestiva la attività) ammetteva che questo è «un processaccio, di cui non va dato per scontato nulla: è una causa molto delicata e dunque occorre la massima cautela nella trattazione per non distruggere una persona. Ho letto con attenzione gli atti e ho depositato un appello di 80 pagine che discuteremo davanti ai giudici».

Il sacerdote, dunque dovrà attendere il suo «processo breve» per affermare l’estraneità ai fatti che gli vengono contestati, come aveva fatto in primo grado davanti ai giudici di Ferrara, sostenendo – di fatto – di essere vittima di una macchinazione, una sorta di complotto da parte delle sue ex dipendenti che aveva licenziato e poi riassunto. Ma che licenziò di nuovo «senza giusta causa» dopo che lo denunciarono: altro dettaglio di questa vicenda che lascia l’amaro in bocca, perchè le educatrici dell’asilo che fecero venire alla luce lo scandalo (presunto, visto che la sentenza non è definitiva) non sono state mai reintegrate nell’a silo.

E hanno cambiato lavoro. Solo per aver detto ciò che ritenevano la verità. Una verrità finora accolta dai giudici di Ferrara. La parola, ora, ai colleghi della Corte d’appello.
(16 dicembre 2009)

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