Erchie, prete condannato per pedofilia a oltre tre anni

La vittima ha trovato il coraggio di denunciare il prete solo da maggiorenne
di VINCENZO SPARVIERO

ERCHIE – Quelle morbose attenzioni riservate al pastorello sono costate decisamente care ad un sacerdote di Nardò che «bazzicava» spesso in provincia di Brindisi, dove peraltro è molto conosciuto anche al di fuori dell’ambiente ecclesiastico. Il religioso è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per avere in qualche modo abusato di un minorenne di Erchie. Inoltre, i giudici hanno deciso per l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e per il divieto di avere contatti con i ragazzi, anche solo per le lezioni di catechismo.

Dal canto suo – E. S. F. G., di 62 anni – ha sempre rigettato le accuse. Non sono stati dello stesso avviso i giudici che hanno emesso la sentenza dopo un processo lungo e delicato che si è svolto a porte chiuse. Il sacerdote rispondeva di violenza sessuale su minore e atti osceni. Si era imbattuto in un pastorello che con il suo gregge si aggirava spesso nelle campagne intorno alla stazione ferroviaria di Erchie e – secondo le accuse – non gli avrebbe dato tregua fin dal primo incontro, datato addirittura 2001.
Un autentico tormento che dopo quasi tre anni aveva indotto il ragazzo a sporgere denuncia contro quell’uomo piuttosto maturo che lo tormentava, senza sapere che fosse addirittura un sacerdote.

La vicenda – come si diceva – ha inizio una mattina di luglio del 2001, quando la presunta vittima ha poco più di quindici anni. Il sacerdote si sarebbe presentato al cospetto del ragazzo chiedendogli – tra le altre cose – se fosse mai stato con una ragazza o se avesse avuto rapporti sessuali con uomini. E tra una domanda e l’altra gli avrebbe praticamente messo in mano alcune riviste pornografiche che teneva in auto cercando – secondo le accuse – di trascinarlo nella vettura. Il minorenne, però, si sarebbe sottratto alla presa e l’uomo avrebbe battuto in ritirata.

Sembrava finita lì. Invece era solo l’inizio di una persecuzione continua. Spesso, a quanto pare, l’uomo si sarebbe presentato dinanzi al giovane, e sempre con le medesime intenzioni. Una volta, addirittura, accompagnato da un giovane nero, con il quale si sarebbe intrattenuto in presenza del pastorello, che in quella circostanza sarebbe stato invitato a seguire i due nell’auto.

Quella costante «presenza» avrebbe indotto il pastore a chiedere il sostegno del padre e in un’occasione il genitore avrebbe inseguito invano il sacerdote, fino a perderne le tracce. Le «visite», a quel punto, si sarebbero diradate, fino alla morte del padre del ragazzo. Alla ripresa delle molestie – mai denunciate alle forze dell’ordine – un altro amico del pastore si sarebbe offerto di tendere una trappola per incastrare il sacerdote. Ma anche in questa circostanza, l’uomo sarebbe riuscito a sottrarsi riuscendo a fare perdere le sue tracce.

Con la maggiore età, e siamo alle ultime vicende, il pastore ha imboccato la strada della caserma dei carabinieri. A raccogliere la denuncia il maresciallo Roberto Borrello che, sulla base del numero di targa delle due «Seat» usate dallo sconosciuto, è risalito all’intestatario della vettura. Poi, c’è stato anche il riconoscimento fotografico. Infine, è spuntata la «professione» dell’uomo: sacerdote, all’epoca titolare di una parrocchia a Nardò e di una cattedra in una scuola media (nel frattempo è andato in pensione, ndr).
Sulla base di altre testimonianze e delle indagini condotte dalla stazione di Erchie, ma anche dal Nucleo operativo e radiomobile di Francavilla, il cerchio si è chiuso. E in tribunale i giudici hanno pronunciato la loro prima sentenza. Di condanna.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=242273&IDCategoria=1

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