Salerno. Don Giuseppe Salomone sentenza definitiva per molestie su alunne 12enni

Chiesa e pedofilia: un rapporto difficile
Scritto da Aldo Bianchini – 15 Maggio 2009 – 15:47

Aldo Bianchini

Ho riflettuto molto prima di pubblicare, per stralci, una sentenza di condanna passata in giudicato che ha interessato un sacerdote salernitano (docente di religione) che dopo la condanna non solo continua a fare il docente ma è anche cresciuto nella considerazione della Curia salernitana. Mi sono deciso alla pubblicazione dopo le dichiarazioni del ministro Brunetta sullo scandalo dei preti pedofili e dopo l’intervento durissimo del vescovo di Teggiano mons. Spinillo contro “una certa stampa” rea (secondo Lui) di aver massacrato un povero sacerdote di Torre Orsaia che, tanto per cambiare, si fa chiamare “don Py” ed usa il social network facebook come un modello religioso parrocchiale. Che nella Chiesa, di ogni tempo, ci siano e ci saranno casi di preti pedofili è un fatto ormai acclarato; quanti palpeggiamenti di innocenti fanciulli si sono consumati nelle sagrestie e negli oratori: infiniti!! Quanti di questi eccessi sono venuti alla luce: pochissimi!! E la cosa fin quì potrebbe anche essere considerata come un rischio generico aggravato dalla circostanza dell’ambiente promiscuo che indurrebbe ad atti di libidine i preti più deboli.

Ma quando ci troviamo di fronte ad una sentenza conclamata di condanna per atti di libidine nei confronti delle alunne a lui (prete) affidate per motivi di istruzione, la cosa mi sembra molto più grave e riprovevole. Tanto da beccare una condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, con tutte le attenuanti generiche riconosciute a favore dell’imputato. La scena del delitto una scuola media del nostro territorio, una classe mista (la 1^ a), un docente G.S. e due allieve dodicenni D.R.A.A. e P.A.; la sentenza n. 659 divenuta irrevocabile qualche anno fa dopo i vari gradi di giudizio. Dalla sentenza si legge: “”…durante lo svolgimento delle lezioni tenute presso il corso I-A di quell’Istituto, in più di un’occasione , approfittando della presenza ravvicinata della minore DRAA chiamata alla cattedra per la lettura di un brano, toccava con la propria mano la schiena e le natiche della giovane studentessa, ed in un’altra occasione infilò la mano all’interno del maglione indossato dalla minora PA nel mentre questa era intenta a svolgere un compito in classe, così toccandole la schiena nuda partendo dal collo. Il GS, poi, in altre occasioni utilizzò epiteti offensivi nei confronti di alcuni alunni della scuola, lesivi dell’onore dei medesimi … <ricchione, puttanelle, ma che cosa hai fatto ti sei masturbato con degli amici>… “”. Così si muoveva GS all’interno dell’istituto scolastico statale, utilizzando frasari scurrili e non consoni sopprattutto ad un sacerdote insegnante di religione. Ma sulle due minorenni si scatenava letteralmente.

Sempre nella sentenza i giudici Verasani-Cirillo-Orio scrivono: “”…la DRAA ha precisato che durante l’ora di religione il prof. la chiamava alla cattedra e che durante la lettura doveva tenere il libro sulla cattedra ed abbassarsi; terminata la lettura l’insegnante la avvicinava a sè prendendola per la vita e la interrogava su quanto appena letto, ma nel contempo con la mano cominciava a scendere piano piano, e a tiirarla più vicino a lui … con la mano scendeva nel sedere e rimaneva con la mano lì ad accarezzare … insomma a tenerla sempre lì praticamente fino a quando veniva rimandata a posto … la PA ha invece riferito che un giorno, mentre era seduta al banco e stava scrivendo un compito in classe il prof. sopraggiunto alla sue spalle infilò la mano nella schiena superando maglione e camicia, toccando la schiena nuda fino al centro, al punto tale da osservare la presenza di brufoli sulla pelle della ragazza…. la PA, dal canto suo (continuano i giudici) ha asserito di aver visto l’episodio occorso alla compagna di classe confermando in toto la descrizione … con l’unica divergenza del sito anatomico nel quale si sarebbe soffermata la mano del docente … non già sul sedere bensì in mezzo alle gambe…””. Le notizie degli atti di libidine escono dalla scuola e i genitori insorgono; la preside prende provvedimenti disciplinari ed avverte l’Arcivescovo del grave accadimento mentre i genitori denunciano i casi alla Procura della Repubblica. Viene effettuata anche una perizia tecnica da parte di un CTU della Procura sulla disposizione dei banchi nell’aula per valutare i vari punti di visibilità e quindi l’attendibilità di molti alunni diquiella classe.

Alla fine la sentenza durissima: due anni e quattro mesi di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Giustizia sembrerebbe fatta. Macchè, passa il tempo e invece di scomparire il prete cresce nella stima e nella fiducia della Curia e ritorna oltretutto ad insegnare in una scuola forse anche più prestigiosa di quella in cui aveva commesso i crimini puniti. Come se un malato di pedofilia potesse all’improvviso redimersi, guarire e ritornare sulla retta via. Quante altre minorenni sono state palpate da GS dopo la severa condanna? E’ impossibile rispondere, soltanto la sua coscienza potrà dirlo ed anche la coscienza di chi lo ha riconfermato, quasi premiandolo, nei posti di assoluta responsabilità. Altro che “Uccelli di rovo” di antica memoria, almeno lì il sacerdote, facendo l’uomo e non il pedofilo, guadagnò sul campo i galloni di cardinale. Alla prossima puntata.

http://www.dentrosalerno.it/web/2009/05/15/chiesa-e-pedofilia-un-rapporto-difficile-2/

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