“Caso Provolo, l’inchiesta della curia «Abusi, questi i casi accertati»”

 

«Ma nessuno dei religiosi viventi accusati lavora in istituto». «Solidarietà alle vittime»
VERONA — Questa volta l’atteggiamento è assolutamente evangelico. Se a gennaio aveva preferito «armarsi e combattere », liquidando il presidente dell’associazione sordi Antonio Provolo, Giorgio Dalla Berardina, con un «è un mio diocesano e se vuole andare alla guerra gli suggerirei di corazzarsi, non farla con le bici da bersagliere e con le baionette», adesso è più propenso a «porgere l’altra guancia». E’ con un comunicato dell’ufficio stampa della diocesi, a firma dei direttore monsignor Bruno Fasani, che la curia scaligera, vale a dire il vescovo Giuseppe Zenti, ritorna su quello che ormai è conosciuto come il «caso Provolo», sollevato lo scorso gennaio dal settimanale L’Espresso. Gli abusi sessuali denunciati da almeno 25 ex alunni dell’istituto, alcuni dei quali confermati la scorsa settimana da un «fratello», un laico che non è arrivato a prendere i voti, che ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali con degli alunni.
Ieri è arrivato quella che per la curia è la risultante dell’indagine svolta dopo i racconti. «La diocesi di Verona vuole rendere noto quanto emerso, senza alcuna reticenza, perchè sia fatta chiarezza sui fatti, senza alcuna volonta’ di insabbiare». E’ questo il prologo a quanto è emerso.
«A tale scopo è stata condotta una seria ed approfondita indagine, – scrive la diocesi – svolta con grande rispetto delle persone e discrezione, che ha coinvolto tutti i soggetti ancora in vita della Congregazione religiosa, ai quali sono stati addebitati gli abusi, nonché il personale religioso e laico addetto alla cura sanitaria, igienica e domestica degli allievi».
Segue un elenco di fatti.
«Negli anni 1958-1965 risultano alcuni episodi di violenza fisica su due sordomuti nel contesto di una malintesa attività correttiva. Il religioso responsabile di tali comportamenti fu aallontanato dall’Istituto Provolo ». Il religioso è deceduto.«Negli anni 1965-1967 due giovani aspiranti alla vita religiosa hanno manifestato problemi di disordine sessuale che li portavano ad importunare e a coinvolgere sia altri aspiranti, sia alcuni allievi. Sono stati immediatamente allontanati. Dal 1965 al 1990 un fratello, non sacerdote, ha coinvolto in pratiche sessuali alcuni allievi della scuola professionale, cui era addetto. Lo stesso ha avuto anche alcune relazioni con sordomute adulte. Il signore, che nel 2000, è stato uno degli ispiratori e fondatori dell”Associazione Sordi Antonio Provolo’ ed è attivo componente della stessa, da almeno quindici anni non è più addetto ad alcuna attività educativa. E’ in atto un procedimento canonico di espulsione dalla congregazione religiosa a seguito dei fatti contestatigli e dallo stesso ammessi, anche pubblicamente». Nulla, dall’indagine svolta dalla curia, è emerso a riguardo di monsignor Giuseppe Carraro. «Nessuno dei religiosi viventi – prosegue l’indagine della curia – destinatari delle accuse, risulta impegnato in attività educative o comunque a contatto con giovani, adolescenti e bambini». L’«altra guancia» arriva poche righe più in là. «Il sentimento che prevale è innanzitutto di profonda solidarietà nei confronti delle vittime di abuso che, anche in ragione della loro particolare condizione, hanno portato dentro di sé per lunghi anni in silenzio una sofferenza difficilmente descrivibile. A loro e alle loro famiglie va una umile richiesta di perdono». Come arriva la condanna a chi quegli abusi, bollati come delle «fandonie» da Zenti a gennaio, li ha perepetrati: «La vicenda suscita nello stesso tempo una grande amarezza e anche disgusto: alcuni di coloro che erano chiamati a custodire e proteggere dei ragazzi particolarmente provati dalla vita ne hanno vergognosamente abusato». Senza – e non per la volontà della curia ma per il buonsenso di ognuno – fare di ogni erba un fascio. «I fatti deprecabili, che hanno trovato grande risonanza sui media, non devono assolutamente relegare in secondo piano l’opera assidua di preti, religiosi e laici che a Verona, in Italia e nel mondo intero dedicano senza riserve la loro vita, e talvolta anche la perdono, per dare a uomini e donne, adulti e bambini, particolarmente i più provati dalla vita, una luce di speranza ». Cosa che nessuno ha mai messo in dubbio.
An. Pe.
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I fatti che hanno trovato grande risonanza sui media non devono indurre a fare di ogni erba un fascio La curia
Il vescovo durante la conferenza stampa dopo il caso Provolo sollevato da L’Espresso lo scorso gennaio

http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/10888637

 

 

 

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