PRETE DI AVERSA CONDANNATO PER PEDOFILIA. MA IL VESCOVO CONTINUA A TACERE

di Agenzia ADISTA
34923. AVERSA (CE)-ADISTA. Non aveva parlato allo scoppio dello scandalo, né al momento della condanna. E continua a tacere anche ora che sono state rese note le motivazioni che hanno indotto il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Chiaromonte, a infliggere a don Marco Cerullo – all’epoca viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore a Casal di Principe e insegnante di religione presso una scuola media inferiore di Villa Literno – la pena di 6 anni e 8 mesi di carcere per abusi sessuali su un minore. Ha preferito tacere il vescovo di Aversa, mons. Mario Milano. E non ha nemmeno espresso solidarietà alla vittima e alla sua famiglia.
La vicenda ha inizio nel dicembre del 2007 quando don Cerullo viene arrestato in flagranza di reato per abusi sessuali su un suo alunno di 11 anni. “Non è che non voglio dire nulla, – aveva dichiarato allora il vescovo – non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”. Ma anche quando le indagini si erano concluse, il processo di primo grado celebrato, la condanna emessa, mons. Milano ha continuato a tacere. Di più: non risulta nemmeno che sia stato aperto alcun procedimento a carico di don Cerullo presso le superiori autorità ecclesiastiche competenti.
Non è la prima volta, da quando nel 1998 è stato nominato vescovo di Aversa, che mons. Milano è al centro di forti polemiche. Sua fu la decisione, nel marzo del 2007 ‑ nell’ambito delle iniziative promosse dal comitato “Don Peppe Diana” in occasione dell’anniversario della morte del prete antimafia (ucciso dalla camorra il 19 marzo di quindici anni fa) ‑ di vietare la presentazione, prevista nella parrocchia di San Nicola di Bari e poi svoltasi presso la sala consiliare del Comune, del libro Il costo della memoria. Don Peppe Diana. Il prete ucciso dalla camorra, scritto dal sacerdote siciliano Rosario Giuè, ritenuto da mons. Milano troppo critico nei confronti della Chiesa aversana. Nella stessa occasione, la Curia si premurò anche di cancellare l’intervento del vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro, invitato a parlare alla manifestazione “Io c’ero” alla quale alla fine, nonostante avesse già dato la sua adesione, non partecipò neppure mons. Milano.
Sempre del 2007 è la decisione del vescovo ‑ sembra su pressioni di alcuni fedeli ‑ di chiudere il gruppo di preghiera formato da omosessuali credenti, cui aveva dato vita p. Edoardo Capuano nella sua parrocchia di San Giorgio Martire a Pascarola, frazione di Caivano. “Nel nostro unico incontro – aveva allora raccontato p. Capuano – abbiamo pregato assieme. Mai la loro sessualità è stata al centro dei nostri discorsi, anche perché non ho la competenza per affrontare questioni del genere”. Un gruppo che nelle intenzioni del parroco avrebbe dovuto semplicemente “combattere l’emarginazione sociale”, ma che evidentemente “a qualcuno non è piaciuto”.
Altrettanto zelo censorio mons. Milano non aveva mostrato al momento dell’inaugurazione del centro pastorale di San Cipriano d’Aversa dedicato a Dante Passarelli, imprenditore di riferimento del clan dei Casalesi, arrestato per la prima volta per associazione camorristica negli anni Ottanta e morto in circostanze misteriose nel novembre del 2004. In quella occasione, infatti, mons. Milano non mancò di presenziare all’evento, insieme al parroco e al viceparroco della chiesa, dichiarando: “Se Passarelli ha sbagliato a noi non interessa, noi dobbiamo amare ancor più chi sbaglia”. (ingrid colanicchia)

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