«Don Carli paghi» Scontro tra legali

«Don Carli paghi» Scontro tra legali

Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 01 sezione: PRIMA
BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento quanto piuttosto di ottenere giustizia»: Così la parte civile nel processo a don Carli. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Dunque, niente condanna ma l’imputato «dovrà far fronte al risarcimento per 760 mila euro». E la Curia, dicono, dovrebbe prenderne atto. BERTOLDI A PAGINA 17

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AB1PO_AB104.html

«Per difendere don Giorgio la Chiesa sta ignorando anche il Santo Padre»

Alto Adige — 25 marzo 2009 pagina 17 sezione: CRONACA
BOLZANO. «Non avevamo l’obbiettivo di vederci riconosciuto un risarcimento economico quanto piuttosto di ottenere giustizia e di dimostrare che il racconto della ragazza era veritiero». E’ quanto puntualizza l’avvocato Arnaldo Loner, uno dei legali di parte civile nel processo a don Giorgio Carli, il sacerdote bolzanino accusato di aver violentato in canonica per quattro anni e mezzo una parrocchiana all’epoca dei fatti (dal 1989 al 1994) bambina. All’inizio degli abusi la piccola avrebbe avuto otto anni. La vicenda è notissima ma neppure la sentenza della Corte di Cassazione pare aver chiuso definitivamente il caso. Da un punto di vista giuridico sembra ormai assodato che il giudice di legittimità abbia confermato l’impostazione della sentenza di secondo grado con cui il sacerdote venne condannato a sette anni e mezzo di reclusione. «La prescrizione non estingue le sentenze ma il reato – ricorda l’avvocato Loner – dunque non è vero che sia stata annullata in toto la sentenza di secondo grado ma solo i suoi effetti riguardo la sanzione penale». Per effetto della prescrizione il sacerdote non dovrà scontare la condanna ma l’imputato dovrà comunque far fronte alle statuizioni civili, cioè al risarcimento per 760 mila euro a favore della ragazza denunciante e dei suoi genitori che si erano costituiti parti civili. Di fatto, don Giorgio è stato salvato dalla prescrizione anche perchè, in caso contrario, si dovrebbe arrivare all’assurdo di un imputato da considerarsi innocente ma condannato al pagamento di un rilevante risarcimento alla parte lesa. In tal senso le motivazioni che la Corte di Cassazione andrà a depositare entro un mese chiariranno definitivamente la questione. Nel frattempo però la Curia sta riabilitando in toto il sacerdote bolzanino che dovrebbe tornare a fare il parroco a Bolzano a distanza di quasi un anno dalla condanna decisa dalla corte d’appello. Don Giorgio appare forte degli esiti di un’indagine interna della Chiesa altoatesina che avrebbe stabilito che le violenze sessuali ai danni della denunciante non sarebbero mai avvenute. «I giudici non avrebbero mai potuto confermare in pieno il risarcimento se avessero ritenuta non certa la responsabilità di don Giorgio» spiega ancora l’avvocato Loner il quale si dice realmente sorpreso della difesa a spada tratta della Curia nei confronti del sacerdote. «Ho letto di un’inchiesta interna che avrebbe stabilito la piena innocenza del sacerdote – dice ancora il legale – ma allora vuol dire che nel nostro Paese le sentenze emerse attraverso tre gradi di giudizio non valgono più nulla. Vuol dire, in altre parole, che non viene addirittura più riconosciuto il ruolo della magistratura, il potere giudiziario…» In questa polemica c’è spazio anche per una citazione di Papa Benedetto XVI che ha detto “punite i colpevoli e aiutate le vittime”. «Ma la vittima – dice l’avvocato Loner – per assere aiutata deve essere individuata come tale. Qui si è deciso di agire in maniera opposta». Intanto don Giorgio ha confermato di non aver alcuna intenzione (nè di essere in grado) di versare alla parte lesa 760 mila euro. «Sarà la famiglia della ragazza a decidere cosa voglia fare. I presupposti per un’azione in sede civile ci sono ma, ribadisco, l’obbiettivo non erano i soldi quanto il riconoscimento di una verità sconvolgente che tanto male ha fatto». – Mario Bertoldi

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/altoadige/2009/03/25/AZ6PO_AZ601.html

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