USA. Abusi nel mondo della Chiesa. “Non meno di 40.000 casi”

Esce un libro sulla violenza sessuale nelle diocesi americane
sabato 24 gennaio 2009 , di la Repubblica

Cifre realistiche indicano tra i quaranta e i sessantamila casi negli Usa

Una delle autrici del dossier ha assistito alle riunioni a porte chiuse dei vescovi

Denunce che vengono dall´interno dell´area cattolica

Non è il celibato in sé a favorire le pulsioni trasgressive

Non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici ma la riflessione sull´istituzione e sulle vittime, in maggioranza ragazzi in età pre e post puberale

di MARCO POLITI

Le voci dall´inferno sono innumerevoli. «Accadde quando il sacerdote J. era chierichetto. Un giorno, dopo la messa, il prete si mise davanti a J. con il pene eretto e guidò le sue mani fino a raggiungere l´orgasmo… Quando entri in sacrestia, dopo aver servito messa, padre Bill ti dice che hai fatto un buon lavoro e tu sei felice e orgoglioso. Il tuo prete ti offre di aiutarti a sfilare la veste, scherzando. Ma appena l´ha sollevata, padre Bill la spinge sulla tua faccia con una mano mentre con l´altra si sbottona i pantaloni e si spinge dentro di te… Andai su e c´era il buon padre Donald, fumammo insieme (dell´erba) e poi mi fece delle proposte. Era la prima volta che qualcuno soddisfaceva me e mi piacque molto… Il dodicenne Julian fu abusato per tre anni da padre Scott, il quale gli aveva detto che per ricevere la cresima avrebbe dovuto partecipare a speciali sessioni di consulenza… All´età di cinque anni X cominciò ad essere prelevato da letto e portato sul divano del sacerdote (ospite dei genitori), che lo stendeva sopra di sé… I miei ricordi più terribili sono di noi due, io e padre Larry, che facciamo sesso nella mia stanza e dopo scendiamo al piano di sotto per cenare con la mia famiglia… La chiesa nella quale fui violentata era la stessa in cui i preti ascoltavano le confessioni, era la chiesa in cui tutti i figli della mia famiglia si sono sposati e alcuni nipoti battezzati, e in cui sono sepolti i miei genitori».

Il panorama è devastante. Quando papa Ratzinger è stato in America nell´aprile scorso il nuovo cardinale di Boston, Sean O´Malley, lo ha fatto incontrare con un piccolo gruppo di vittime di abusi che portavano con sé un libriccino con i nomi di altri mille abusati. Mille. Proviamo a trasporre la cifra in una diocesi come Torino, Bologna o Genova. Mille casi nascosti, insabbiati, negati e poi faticosamente portati alla luce. Ma basta già lo scandalo esploso ora a Verona, dove decine di ex allievi di un istituto per sordomuti, ormai adulti, hanno denunciato abusi sistematici da parte di esponenti del clero avvenuti nell´arco di un trentennio, per mostrare ciò che può nascondersi dietro la facciata della normalità quotidiana.

Le statistiche (come i processi) negli Stati Uniti sono impietose. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati. Ma tutti i poliziotti sanno che le statistiche dei furti sono per difetto, perché riguardano solo gli episodi denunciati. Lo stesso vale per gli abusi sessuali. E così le cifre realistiche indicano in quaranta-sessantamila i casi di violenza subiti da minori da parte di predatori in tonaca. La media dei preti diocesani coinvolti è del 4,3 per cento. Certe annate di ordinazioni sacerdotali hanno prodotto tassi specialmente alti di preti-predatori. Otto per cento nel 1963, nel ´66, nel ´70, nel ´74. Addirittura 9 per cento nel 1975.

Atti impuri. La piaga dell´abuso sessuale nella Chiesa cattolica (a cura di Mary Gail Frawley-O´ Dea e Virginia Goldner, ed. Raffaello Cortina, pagg. 294, euro 20) non è solo la descrizione di una catastrofe che ha scosso i cattolici americani e portato alla bancarotta per risarcimenti più di una diocesi, ma è soprattutto un´analisi dell´istituzione in cui tutto ciò è potuto avvenire e una riflessione sugli individui colpiti, in maggioranza maschi tra gli undici e i diciassette anni nell´età pre o post-puberale, quando la psiche è maggiormente fragile. Riflessioni e denunce che vengono dall´interno stesso della Chiesa cattolica. Mary Gail Frawley-O´ Dea, una delle curatrici del dossier, è stata l´unica psicoterapeuta ammessa al vertice dei vescovi americani, quando a porte chiuse hanno discusso degli abusi sessuali. Hanno collaborato sacerdoti, religiosi, oltre ad esperti di problemi sessuali, docenti di religione e rappresentanti di altre confessioni cristiane.

Dal dossier emerge un quadro di analisi sfaccettato. Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma è l´«opportunità» che favorisce i rapporti con maschi dello stesso sesso. Non è il celibato in sé – come astensione da relazioni sessuali – a favorire le pulsioni all´abuso, ma una concezione del celibato come «integrità» ossessivamente ideologizzata e come «purezza» contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiore. Non è tanto questione di trasgredire divieti, ma di personalità che scoppiano perché educate a idealizzare il sacerdozio e che non reggono l´urto con il quotidiano. Del tutto falso, poi, è che questi episodi siano frutto dello spirito libertino contemporaneo, poiché da diciotto secoli la Chiesa ha sancito norme e punizioni (il più delle volte rimaste teoriche) per combattere il fenomeno.

La vicenda non riguarda solo l´America, riguarda l´Italia, l´Irlanda, la Polonia, tutte le nazioni cristiane in misura variabile. L´America è solo il laboratorio di uno studio approfondito che interessa tutta la Chiesa. L´aspetto fondamentale è che le vittime sono «superstiti», carichi di ferite, segnati dall´orrore o dalla manipolazione della propria personalità. «Papa, funzionari del Vaticano e vescovi – scrive il domenicano Thomas Doyle – hanno mancato sistematicamente di accogliere le vittime come fratelli e sorelle in Cristo». Non è questione di brevi incontri dei papi con i «sopravvissuti» né di alcuni interventi, che condannano la mostruosità degli abusi. Il fatto è che finora né Giovanni Paolo II né Benedetto XVI sono arrivati a riconoscere fino in fondo le responsabilità dell´istituzione ecclesiastica e le sue manovre di occultamento. Se l´ex arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Law, colpevole di non aver perseguito immediatamente i preti predatori, limitandosi a trasferirli di incarico, viene poi nominato (da papa Wojtyla) arciprete di una delle basiliche più venerande della cristianità, Santa Maria Maggiore, per sistemare lo scandalo dei vertici, l´esempio è assolutamente negativo.

Ancora di più pesa che la maggioranza dei vescovi non abbia saputo instaurare un rapporto umano con le vittime. Troppi vescovi, commenta il gesuita James Martin, hanno finito per anteporre alle vittime gli interessi dei preti violentatori.

Lo si coglie dalle strategie di fuga sistematicamente messe in atto dalla Chiesa allo scoppio di uno scandalo. La vittima ha enormi difficoltà a farsi sentire, i «superiori» invitano al segreto, il primo riflesso è di trasferire i colpevoli in altra parrocchia, poi si accusano i media, infine si pensa che il risarcimento economico chiuda la vicenda, magari concentrando l´attenzione sulla Chiesa «ferita».

Così rimane al centro l´istituzione e non la vittima. E invece gli abusi pongono interrogativi di fondo. E´ pronta la Chiesa a formare preti disposti a crescere con la propria comunità, ad ascoltarla, a considerarsi guide che «imparano» smettendo di autorappresentarsi in versione super-sacralizzata di «altro Cristo»? Il pastore che non è nutrito, sottolinea la pastora anglicana Anne Richardson, «divorerà la pecora».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=80551

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