Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

Preti pedofili/ Radicali: Rinuncino a prescrizione e chiariscano

Vescovo e Curia Verona sapevano:hanno tentato di insabbiare tutto

Roma, 23 gen. (Apcom) – Il vescovo di Verona, monsignor Zenti, convinca i preti coinvolti nel caso di pedofilia denunciati dal settimanale L’Espresso, e avvenuti nell’Istituto Antonio Provolo della città scaligera, a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa fare chiarezza in Tribunale. E’ quanto chiedono i radicali, dopo che le denunce dell’Associazione sordi Provolo hanno raggiunto i mass media. “Il vescovo – spiega il parlamentare Maurizio Turco nel corso di una conferenza stampa – era stato informato da un anno e mezzo della vicenda, la Curia da tre. Ci stupisce questo suo stupore. Almeno ora convinca i preti pedofili a rinunciare alla prescrizione così otterrà quello che vuole: che il Tribunale accerti fatti che lui e la Curia non sono stati in grado di accertare”.
Per l’esponente radicale, che chiede anche al vescovo di rimettere il proprio mandato, il tentativo della Curia è quello di insabbiare la vicenda: “Hanno alzato un polverone – accusa Turco – sperando che la polvere seppellisse questi fatti, che si potesse nascondere la verità. Ora se vogliono chiarezza e accertare i fatti, bene non c’è problema: rinuncino alla prescrizione”.
L’associazione Provolo che raccoglie alcune delle vittime dei presunti abusi ribadisce di non aver mai chiesto risarcimenti economici: “Vogliamo giustizia, e che quei preti (di cui hanno fornito nomi e cognomi, ndr) non stiano più a contatto con i bambini“.

http://notizie.alice.it/notizie/politica/2009/01_gennaio/23/preti_pedofili_radicali_rinuncino_a_prescrizione_e_chiariscano,17685182.html

Verona. Abusi su minori al Provolo,
il vescovo nega: «Sono tutte menzogne»

La Curia si difende dopo la denuncia di 67 ex allievi:
«È un complotto per ottenere i beni della congregazione»
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Monsignor Giuseppe Zenti
VERONA (23 gennaio) – «Non c’è mai paura della verità»: queste le parole del vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti, nell’incontro per precisare la posizione della Curia dopo la denuncia del settimanale “L’Espresso” su 67 presunti casi di abusi sessuali e pedofilia avvenuti all’Istituto per sordomuti “Antonio Provolo”.
«È una vicenda che ci ha lasciato sgomenti – spiega monsignor Zenti -, sono convinto che si tratta di una montatura, di menzogne». Il vescovo di Verona, riguardo a Giorgio Dalla Bernardina, presidente dell’Associazione Sordomuti “Antonio Provolo” che ha portato alle luce i casi denunciati dagli ex allievi dell’istituto religioso, ha detto: «Io mi trovo tra l’incudine e il martello: il signor Dalla Bernardina è un nostro diocesano, è un mio fedele. Se voleva fare la guerra doveva corazzarsi, non usare la bicicletta e la baionetta da bersaglieri».

Il vescovo ha spiegato che gli episodi nel passato vanno circostanziati e analizzati, «Quello che risulta dall’Espresso è da allucinazione». Ha quindi definito «Una vicenda losca, chiamare in causa monsignor Giuseppe Carraro (vescovo dal 1958 al 1978), per il quale è stata avviata la causa di beatificazione, dicendo che un ragazzino fu accompagnato qui e nel salone dell’Episcopio, dove sto parlando, venne abusato. Questo racconto da solo smonta tutto il teorema» ha sostenuto, dicendosi «amareggiato, ma fiducioso della verità, che viene sempre a galla».

Controffensiva della Curia: «Pronti a vie legali». Zenti, non ha dubbi sull’inconsistenza delle accuse di pedofilia: «È un teorema inconsistente fabbricato per ottenere i beni della congregazione». Mons. Zenti ha ricordato che Dalla Bernardina avrebbe preteso di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione: «Chiuse la sua richiesta – ha sottolineato il vescovo – minacciando di intervenire con accuse di pedofilia».

Il vescovo di Verona ha definito la vicenda una «strumentalizzazione, infamante nei confronti di preti» realizzata «con testimoni improvvisati e inattendibili. Chiedo prove, non racconti inverosimili. Sono banalità costruite con mentalità aberrante ed è aberrante che Dalla Bernardina strumentalizzi questi sordomuti». Zenti chiede ancora a Dalla Bernardina di «non approfittare dei suoi amici o ex amici – ha affermato -. Aveva giurato vendetta, era disposto a distruggere la Congregazione. Questo è il risultato».

Monsignor Zenti ha teso comunque una mano agli accusatori «Dalla Bernardina ripensi alla vicenda. Chiuda in modo dignitoso, con una smentita». In caso contrario il pastore della chiesa veronese è pronto a ricorrere alle vie legali. «Non abbiamo nessun timore che si indaghi – ha concluso il vescovo – infangare una congregazione religiosa e una diocesi è incivile».

E comunque, nonostante i dubbi espressi, Zenti conclude: «Come Chiesa non andiamo mai in prescrizione: è un caso di coscienza, anche dopo 50 anni bisogna riparare».

«L’avvocato Mazzoni aveva la documentazione». Inoltre, chiosa il monsignore, «dire che la Curia è stata reticente è una falsità: l’avvocato monsignor Pietro Mazzoni, vicario giudiziale è stato subito coinvolto per rispondere all’associazione, aveva la documentazione e li ha interpellati. Prima è arrivata una lettera scritta a mano con 60 firme che chiedevano a quali istituzioni rivolgersi per casi di pedofilia – ha ricostruito il vescovo -; il vicario giudiziale ha fatto presente la necessità di una denuncia circostanziata, la risposta è stata una lettera non firmata e senza nessuna intestazione. Poi loro hanno precipitato le cose».

Mons. Fasani: «Neppure una casa di tolleranza avrebbe retto i ritmi descritti». Il direttore dell’ufficio stampa della Diocesi di Verona, monsignor Bruno Fasani, che ha affiancato il vescovo Giuseppe Zenti nella conferenza stampa indetta oggi per chiarire i fatti, ha dichiarato: «Sostenere che 25 preti su 26 praticavano la sodomia e altro è inverosimile, neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo ed è impossibile che non trapelasse niente».

Chiesto il trasferimento dei preti accusati. Il vescovo ha replicato anche alla richiesta di trasferimento dei preti accusati dai sordomuti di abusi sessuali. «Non compete a me ma alla Congregazione – ha dichiarato – inoltre vuol dire riconoscere in qualche modo la loro colpevolezza».

I radicali chiedono che il vescovo inviti i preti coinvolti nello scandalo a farsi processare. «Il vescovo di Verona chiami i preti e i fratelli laici coinvolti e li convinca a rinunciare alla prescrizione in modo che si possa accertare quanto accaduto in tribunale – è l’appello del parlamentare radicale, Maurizio Turco – In questo modo si potrà accertare quello che la Curia non ha accertato in questo anno e mezzo».

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=43398&sez=NORDEST

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