Sesso a pagamento, la procura impugna la sentenza di assoluzione. Ribadita l’attendibilità del passaporto Baby squillo, processo bis per l’ex parroco di Montefano

MACERATA – Don Mario Francioni finirà di nuovo sul banco degli imputati. La vicenda è quella della baby squillo e dopo l’assoluzione in primo grado, la procura torna all’attacco. Il magistrato ha infatti impugnato la sentenza e il caso finirà all’attenzione della Corte d’Appello. L’allora parroco di Montefano (oggi alla guida della parrocchia di San Francesco, a Macerata) era stato assolto dal Tribunale di Civitanova. Il religioso – i fatti contestati risalgono al 2005 – era finito sotto processo perchè, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe avuto rapporti sessuali a pagamento con una giovane marocchina che all’epoca dei fatti aveva meno di 16 anni. Ma nel corso del processo gli avvocati Giancarlo Nascimbeni ed Emilia Magnarelli, difensori di don Mario, riuscirono a dimostrare che in realtà la baby squillo all’epoca aveva già compiuto il sedicesimo anno d’età. A giocare un ruolo importante nella conclusione positiva del processo è stata la perizia – attraverso una radiografia al polso – eseguita da due medici che avevano avuto l’incarico di stabilire l’esatta età della ragazza ai tempi in cui si sarebbero consumati i fatti oggetto del procedimento penale. Episodi risalenti, secondo quanto sostenuto dalla accusa, al 2005, quando la giovane marocchina avrebbe avuto – secondo gli esiti della perizia medica – diciannove anni. Nella vicenda, che si era svolta a Montefano, oltra al sacerdote, erano rimasti coinvolti molti altri personaggi finiti nel mirino dei carabinieri della locale stazione – guidati dal maresciallo Luciano Almiento – che avevano avviato le indagini sulla base delle scioccanti rivelazioni di una ragazza di origini marocchine. La giovane dichiarò agli investigatori di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con diverse persone. Clienti eccellenti, tra cui, stando alle sue parole, anche il sacerdote, il quale è stato assolto perchè il fatto non sussiste. Ma la procura non ci sta. E dopo avere studiato attentamente le motivazioni della sentenza, ha deciso di presentare ricorso in appello. E’ stato rilevato che il giudice non è entrato nel merito di tutti i fatti contestati. In particolare non si sarebbe soffermato sulla presunta consumazione o meno dei rapporti sessuali. Il giudice, nelle motivazioni, si limita a sottolineare che, visto che all’epoca, secondo la perizia, la ragazza aveva più di 16 anni, non è riscontrabile alcun reato, a prescindere dal fatto che i rapporti ci siano stati oppure no. L’accusa della procura si basa invece su un passaporto marocchino da cui risulta che all’epoca la baby squillo aveva 15 anni. Un documento, questo, la cui attendibilità è stata messa in discussione dalla difesa. La procura è di diverso avviso e fa presente che nell’ambito dell’indagine sono stati sequestrati anche dei preservativi e del Cialis (un farmaco che cura l’impotenza) nella casa del sacerdote a Montefano. La baby squillo ha successivamente ritrattato le accuse mosse al parroco, sostenendo di essersi espressa male a causa di problemi con la lingua italiana. Nessuna ritrattazione, invece, per quanto riguarda gli altri clienti. Ora la procura ha voluto riaprire il caso. L’ultima parola spetta alla Corte d’Appello.

http://www.corriereadriatico.it/articolo.aspx?varget=798136

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