La vicenda scoperta dai carabinieri a fine 2007 Poi le accuse della vittima

MARILÙ MUSTO Sei anni e otto mesi di carcere per don Marco Cerullo, il sacerdote di trentatré anni di Villa Literno processato per pedofilia. La condanna è arrivata ieri sera al termine dell’udienza preliminare definita con il rito abbreviato e a porte chiuse chiesta dalla difesa dell’insegnante di religione della scuola media liternese, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di un suo alunno di dodici anni. La pena inflitta al sacerdote dal giudice Francesco Chiaromonte è superiore alla condanna di cinque anni di reclusione chiesta dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Rita De Selva. Le parti civili, Costantino Puocci e Giacomo Cassandra, dopo l’arringa del pubblico ministero, hanno reclamato una pena più severa, esemplare, perché «dagli atti sono emersi insistenti e duraturi ricatti morali che il prete perpetrava ai danni della vittima». Schiaccianti le prove raccolte a carico del sacerdote, viceparroco della chiesa Santissimo Salvatore trasferito dieci mesi fa in una comunità religiosa del basso Lazio, ma ancora a piede libero. Ieri mattina in udienza il difensore dell’imputato pare abbia accennato a un «interessamento» della diocesi aversana alla vicenda. Circostanza, questa, smentita, poi, dai legali della famiglia del bambino secondo i quali in un anno la diocesi «non ha mai chiesto scusa alla famiglia del dodicenne violentato dal sacerdote». Il rappresentante legale della madre del ragazzo, Puocci, ha chiesto un risarcimento danni morali e psicofisici di trecento mila euro che verrà discusso in sede civile. Per ora la richiesta è stata accordata in via provvisoria con il riconoscimento di cinquanta mila euro. Per don Marco, dunque, potrebbero spalancarsi di nuovo le porte del carcere se la sentenza diventerà esecutiva, ma è possibile che la difesa faccia ricorso in Appello. Il sacerdote ha già goduto dello sconto di un terzo della pena avendo chiesto il rito abbreviato. La storia della sua presunta perversione era venuta alla luce il 19 dicembre del 2007 quando una pattuglia dei carabinieri lo aveva colto in flagranza di reato mentre si trovava a bordo della sua auto in un viottolo di campagna in compagnia del dodicenne. Don Marco aveva cercato di fuggire, ma era stato arrestato subito dopo e davanti ai carabinieri della compagnia di Casale, in lacrime, ammise tutte le colpe. Il bambino, nel corso di incidente probatorio, aveva fornito un racconto chiaro degli abusi e aveva dichiarato che don Marco gli diceva sempre: «Se non lo facciamo io mi uccido». Il vescovo della diocesi di Aversa non ha mai voluto commentare il fatto né, secondo la difesa del ragazzo. Le indagini non hanno escluso che «l’interessamento» del sacerdote ai ragazzi poteva esserci stato molto prima della scoperta dei carabinieri.

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