Pulizie d’autunno

Le prime denunce risalgono al 1992. Forse anche a prima. Alcuni provvedimenti erano già stati presi: recitare il salmo 51 tutti i giorni, o le litanie alla Madonna.
Per più di dieci anni, don Lelio Cantini ha abusato dei ragazzini e delle ragazzine della sua parrocchia. Ne ha abusato fisicamente e psicologicamente. Ha plagiato i ragazzi per convincerli ad entrare in seminario, e diventare sacerdoti, ha plagiato le ragazzine per piegarle ai rapporti sessuali. E per questo si è servito anche di una “veggente”, una specie di perpetua che diceva di essere in quotidiano contatto con Dio e la Madonna. E la “veggente” aveva visto una nuova chiesa, fondata da don Cantini, ed un esercito di preti uscire dalla nuova chiesa, primo fra tutti Claudio Maniago, che sarebbe diventato vescovo.

Ma non era ancora abbastanza. La nuova chiesa aveva bisogno di sostenersi, e per questo ai fedeli era richiesto un grande contributo: don Cantini spingeva le famiglie a donare appartamenti e denaro, in cambio della promessa che a loro e ai loro figli “avrebbe pensato Gesù”.

Quando le denunce giunsero al cardinale Antonelli, il reato era ormai caduto in prescrizione anche per il diritto canonico. Ma si decise comunque per un processo amministrativo. In una lettera pubblica, il cardinale scriveva: “Don Lelio Cantini è stato riconosciuto responsabile di delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni che vanno dal 1973 al 1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze”, tuttavia, a motivo della sua età avanzata e dei tanti acciacchi di cui soffriva il sacerdote, si riteneva che la “pena” delle litanie alla madonna, della proibizione di confessare per cinque anni e di una offerta annuale ad una istituzione caritativa fosse una punizione sufficiente.

E di fronte alle vittime, che trovavano la “pena” troppo all’acqua di rose, il cardinale ribadiva: “Comprendo le vittime, ma bisogna tenere presente che la Chiesa deve dare testimonianza alla divina Misericordia e mirare soprattuto al ravvedimento del peccatore e cercare di vincere il male con la forza della mitezza”.

Poi, come un fulmine a ciel sereno, sabato 11 ottobre, arriva a don Lelio Cantini una comunicazione dal Vaticano: ridotto allo stato laicale. Una comunicazione durissima, un provvedimento preso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e decretata dal Papa il 19 settembre del 2008. Domenica 12 ne ha dato comunicazione ufficiale il cardinale Antonelli: «È giunto a conclusione il procedimento canonico a carico di don Lelio Cantini, protagonista di una dolorosa e scandalosa vicenda».

Nella comunicazione di Antonelli si legge che la Congregazione ha constatato «che per lunghi anni don Lelio Cantini ha commesso il delitto di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione, l’abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze» e che il Papa ha decretato «la pena espiatoria perpetua della dimissione dallo stato clericale con la dispensa dagli obblighi sacerdotali e ha imposto con severo precetto penale l’obbligo di dimora vigilata in spirito di preghiera e penitenza in una residenza stabilita dall’Ordinario di Firenze, sotto pena di scomunica in caso di disobbedienza».

Un provvedimento che giunge al fotofinish, quello contro don Cantini, alla vigilia di un cambio al vertice: Antonelli, il 26 ottobre, lascerà ufficialmente la diocesi al nuovo arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori. E il Vaticano pare proprio gliela voglia affidare, questa diocesi, dando un colpo di scopa a tutte le magagne che ancora giacciono sul tappeto della curia. Ma non basta certo il provvedimento contro don Cantini, ormai divenuto il signor Cantini.

C’è ancora molta giustizia e molta chiarezza, da fare. Possibile che, negli anni, nessuno abbia mai preso in considerazione le voci che circolavano sul conto dell’ormai ex sacerdote? Come mai il cardinale Antonelli affidò proprio a Claudio Maniago, pupillo del “priore”, il compito di indagare su quello che succedeva alla Regina della Pace? Perchè una “condanna” quasi ridicola nel 2007 e una ben più pesante adesso, con la minaccia di scomunica in caso di disobbedienza? Come mai un “caso caduto in prescrizione” è stato invece riesaminato e sanzionato dalla Congregazione e dal Pontefice? Ma soprattutto, a quanto ammonta il patrimonio, in soldi e in immobili, che i fedeli hanno “donato” nel corso degli anni sotto la spinta plagiante del “priore”?Dove sono finiti i soldi e gli appartamenti? Chi li ha amministrati e per quali finalità?

Nella fretta di spazzare la diocesi, pare che il Vaticano si sia scordato di nuovo di tutta la polvere nascosta sotto il tappeto.

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