Curie e Curiali La Chiesa polacca dice sì alla castrazione chimica. Anche sui preti pedofili

di Andrea Bevilacqua 

Questa è bella: la Chiesa polacca, quella del defunto Papa Giovanni Paolo II, ha preso nei giorni scorsi un’iniziativa davvero singolare. In sostanza, si è schierata a favore della castrazione chimica. Certo, non con un documento ufficiale, ma semplicemente con le dichiarazioni bomba di un importante suo rappresentante. Proprio così. Dopo i recenti casi di pedofilia e incesto che hanno sconvolto l’opinione pubblica – l’ultimo è stato scoperto tre settimane fa: una ragazza di 21 anni era stata tenuta segregata dal padre per sei anni e aveva messo al mondo due bambini – e di fronte alla proposta del governo di approvare una severa legge contro questo tipo di crimini, è stato l’arcivescovo polacco Tadeusz Goclowski a esprimersi a favore della castrazione chimica obbligatoria: «Deve essere intesa come una cura e non come un castigo – ha detto il prelato durante un intervento a Radio Zet – e il progetto del governo va nella direzione giusta». È stata la scorsa settimana che il governo polacco ha presentato un progetto di legge che prevede la castrazione chimica per i reati di pedofilia e incesto. Il premier Donald Tusk ha specificato che «il metodo può essere utilizzato con l’approvazione del paziente», ma gli ultimi sondaggi dimostrano che l’80 per cento dei polacchi sarebbe favorevole alla castrazione chimica obbligatoria. La dichiarazione di Tadeusz Goclowski suona come singolare non soltanto in Polonia ma anche all’interno delle mura vaticane. La Santa Sede, infatti, si è sempre dichiarata contraria al metodo della castrazione chimica. E anche nei confronti dei “propri” pedofili (ovvero dei tanti sacerdoti che in varie parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, si sono macchiati di abusi sessuali perpetrati su minori) non ha mai portato avanti una politica particolarmente repressiva. È vero: da qualche anno, complici le direttive impartite da Ratzinger quando era prefetto dell’ex Sant’Uffizio, si è chiesto ai vari vescovi del mondo di non ammettere al sacerdozio nessuno che non mostri stabilità affettiva e una maturità psicologica, ma in generale la politica preventiva della Santa Sede non è mai arrivata a prevedere la castrazione chimica. A parte qualche eccezione: stando infatti a riviste specialistiche come The Howard journal of criminal justice, la Chiesa cattolica approverebbe il trattamento farmacologico e centri come il Saint Luke Institute, in Usa, lo praticherebbero sui religiosi pedofili. Secondo uno studio del gesuita Curtis Bryant, «il maggior numero di preti pedofili è efebofilo, ossia è attratto da ragazzi nella fase post-puberale in età tra 15 e 17 anni». Nell’approccio al ragazzo di solito essi non ricorrono alla forza fisica, ma sono groomers, ricorrono cioè all’adescamento, alla persuasione e all’intrappolamento. Egli poi rileva che il 50 per cento dei preti curati presso il Saint Luke Institute a loro volta avevano subìto violenza sessuale quando erano bambini. In questi casi la percentuale è molto più alta di quella stimata per i maschi molestatori, la quale, secondo questo studio, si aggira sul 30 per cento.

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1571810&codiciTestate=1&sez=giornali

 

Advertisements