CONFESSIONE SHOCK DELL’ABATE: “SI HO ABUSATO DI 30 BAMBINI”

FARNETA (Arezzo) – Un santo fuori, un orco dentro. Due facce, una sola vergogna, quella per l’uomo e quella per la Chiesa. Quando Pierangelo Bertagna ha abbassato gli occhi grandi e neri e la fronte alta e calva, neanche gli investigatori gli volevano credere. E’ tutto vero, il Belfagor dei Bambini, quell’omone dalla faccia grande e le mani forti, era davanti a loro, perché trenta ne ha raggirati guadagnando un primato che la difesa semplificherà in molestie sessuali e l’accusa chiamerà violenza carnale. Trenta, e l’ha confessati tutti con la voce fonda e l’animo bifido.

«Mamma, devo dirti una cosa…»: è cominciato tutto così, in Valdichiana, con un bambino di appena 13 anni che ha provato a spiegare alla mamma quelle cose strane che faceva con don Pierangelo, il sacerdote dell’abbazia di Farneta, il suo parroco, vincendo da solo la vergogna. La mamma, sconvolta, è corsa dai carabinieri alla ricerca di una giustizia che potesse diventare conforto. Era l’11 luglio, quando la procura di Arezzo ha aperto il fascicolo affidando le indagini al pm aretino Ersilia Spena, disposto le intercettazioni telefoniche e ottenuto le prime conferme: pedofilia. Scattano gli arresti domiciliari, la Chiesa corre ai ripari: due settimane fa, il vescovo di Arezzo, Gualtiero Bassetti, lo stesso che, nel 2000, ha ordinato sacerdote Pierangelo Bertagna, decide di sospenderlo “a divinis” e lo trasferisce in un eremo della Valdichiana aretina, dove il pedofilo sconta il provvedimento deciso dal gip Gianni Fruganti: arresto per violenza sessuale nei confronti di minori. La scorsa settimana, la diocesi ha annunciato la sua sospensione e ha disposto il processo canonico che potrebbe togliergli qualsiasi titolo religioso. Di certo, la Chiesa di Papa Ratzinger non interverrà nella vicenda con mano leggera. Nel frattempo, inizia anche il via vai di molte famiglie dai carabinieri del posto, tante, troppe per denunciare un incubo terribile: «Anche nostro figlio ha subito le strane attenzioni di quell’abate, aiutateci». In quelle famiglie vivono bambini che non superano i quindici anni. Trenta di questi bimbi, otto, nove, undici anni, sono stati violentati da quell’abate dalla barba lunga e gli occhiali da vista, un “babbo Natale” buono, così attento ai ragazzi del posto e attivo nei loro confronti, ma anche così falso. Chi poteva immaginarlo: don Pierangelo incantava con le parole e con quei modi pacati, il suo carisma aveva affascinato e convinto tutti. Ma, forse, la solitudine passata nell’eremo lo ha costretto a riflettere, a guardarsi nell’animo con onestà. E, dopo mesi di indagini serrate e silenzio, ha confessato tutto. Gli abusi sono iniziati negli anni ’90, quando Pierangelo Bretagna, oggi quarantaquattrenne, era un missionario laico all’estero per la congregazione dei “Costruttori della preghiera”, con cui condivideva una rigidissima vita di rinunce e sacrifici: «Dormivo sul pavimento e mangiavo solo verdura», ha raccontato agli inquirenti. Ma tutte quelle privazioni non sono bastate a spegnere quegli istinti insani: «Trenta ragazzi, ho abusato di trenta ragazzini, bambini o adolescenti tra gli 8 e i 15 anni». Un brivido di gelo e di rabbia. La confessione continua: quelle violenze sarebbero iniziate nella sua zona d’origine, la Lombardia e il Bresciano (don Bertagana è nato a Gardone Valtrompia, in provincia di Brescia), dove lavorava come missionario laico, poi proseguite al seminario di Arezzo dove, a 39 anni, era diventato sacerdote, fino all’abbazia di Farneta, a poca distanza da Cortona, in cui era stato nominato parroco. Violenze e molestie si intrecciano in un filo di orrore che percorre mezza Italia. Le indagini continuano, continua la ricerca delle conferme che, puntualmente, arrivano. In paese, invece, c’è solo voglia di dimenticare.

http://www.gaynews.it/view.php?ID=35127

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