Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

Le ho già sentite queste frasi! molte volte! Ci sono sempre dei malvagi, secondo i sacerdoti accusati di pedofilia ed i loro difensori, che ordiscono e tramano per distruggere loro e la chiesa! per ora leggiamo le parole di Don Mologni ma certamente poi leggeremo…è un complotto, gente invidiosa, io lo conosco bene, chi lo risarcirà del torto subito?, è innocente!… ed alle vittime toccherà altro fango!!

La storia infinita!!

Le parole del sacerdote di Lombardore accusato di abusi sessuali
Don Mologni: «Infangato da uomini malvagi, ho fiducia nella giustizia»

IVREA 25/07/2008 – Si dichiara innocente, don Pierpaolo Mologni, il parroco di Ozegna accusato di pedofilia. Ma dichiara anche di aver fiducia nella giustizia.

In clinica
Ieri pomeriggio il sacerdote ha lasciato l’ospedale di Ivrea – dove fino all’altro giorno era ricoverato in rianimazione – ed è stato trasporto alla Casa del Clero, dove è attualmente ricoverato.

Una delle ultime persone ad averlo incontrato è stato il suo difensore, l’avvocato Elio Guglielmino del foro di Ivrea.
L’avvocato Guglielmino ha trovato l’anziano parroco molto provato ed in condizioni di salute precarie, ma fermo del respingere tutte le accuse che gli verrebbero mosse.

Anche oggi il prevosto ha respinto ogni addebito: «Sono estraneo ad ogni fatto che mi vene addebitato dalla Procura di Torino. Anzi non sono ancora a conoscenza dei motivi veri di queste falsità e della fonte da cui possono venire simili e gravi accuse. Di tutto il materiale che io avrei avuto non so proprio cosa dire, non ho mai conservato fotografie pedopornografiche di bambini. Nella mia vita – prosegue don Pierpaolo – credo di non aver mai commesso alcunché di delittuoso ma confido serenamente nel corso della giustizia, sono fermamente convinto di uscire da questa brutta storia nel migliore dei modi perché non ho commesso gli atti di cui mi si accusa».

Dichiarazioni di una certa e completa innocenza ed estraneità ai gravi fatti addebitategli, una posizione nettamente antitetica a quanto emergerebbe, invece, dai fascicoli di indagine.

«Sono falsità – ha ripetuto il sacerdote – io non ho mai toccato un bambino in vita mia e credo che certe cose siano venute fuori per la malvagità di certi uomini. Io sono un uomo di Chiesa e se devo sopportare questo Calvario, lo faccio con la serenità di chi sa di non aver commesso alcunché. E fin d’ora dico – ha voluto concludere il parroco di Ozegna – che perdono coloro che hanno orchestrato questa dolorosa calunnia».

La curia
Nel frattempo la curia vescovile eporediese si è affrettata a diffondere un comunicato stampa, attribuito direttamente al vescovo Miglio e concordato con il cardinal Bertone, nel quale si prendono decise distanze dal sacerdote indagato. «Sorpresa e sofferenza hanno destato le accuse rivolte ad un sacerdote della nostra diocesi – scrive il presule, quasi per allontanare da sè il sospetto che la vicenda di don Pierpaolo fosse in qualche modo già nota in ambienti ecclesiastici -, circondato dalla stima e dall’affetto di molti che lo conoscono, al quale tutti esprimiamo gratitudine per il bene compiuto e vicinanza in questo particolare momento».

Miglio si rivolge ai giudici e alle vittime del “presunto” prete pedofilo: «Esprimiamo fiducia nella magistratura per il suo delicato compito, vicinanza e solidarietà alle persone, specialmente se minori, per quanto possono aver patito in questa vicenda». E poi la “stoccata” finale: «È molto vivo in tutti noi l’eco delle parole pronunciate da Benedetto XVI sia nel recente viaggio negli Stati Uniti, sia in Australia in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù appena conclusasi» e cioè: «I preti pedofili devono essere condannati».

Sotto accusa i tribunali ecclesiastici
Per i pedofili in parrocchia niente galera, soltanto l’esilio
TORINO 25/07/2008 – Sulla pedofilia Sua Santità l’ha detto chiaramente: «I sacerdoti che si macchiano di questa vergogna devono essere condannati». Papa Benedetto XVI l’ha detto solo pochi giorni fa, durante le Giornate mondiali della gioventù a Sidney. Ma l’interrogativo che ci si pone è se questi sacerdoti debbano essere condannati dalla magistratura ordinaria o da quella del Vaticano.

L’ultimo sacerdote condannato da un tribunale piemontese è stato don Roberto Volaterra, giovane parroco di Castagnole Piemonte, arrestato quattro anni fa con l’accusa di violenza sessuale: molestie e attenzioni morbose per una ragazzina di 11 anni, che avrebbe dovuto aiutare a fare i compiti. Tempo dopo lo stesso sacerdote avrebbe confessato tutto: «Ero innamorato di lei». Poi, nel luglio del 2005, il patteggiamento a un anno e otto mesi di reclusione e 45mila euro di risarcimento alla famiglia della piccola. Ma don Volaterra non è mai andato in prigione: grazie alla sospensione condizionale. E così, lasciata la parrocchia di Mirafiori dove aveva scontato i domiciliari, ha raggiunto la nuova destinazione scelta per lui dall’arcivescovo di Torino, il cardinale Poletto: una comunità gestita dalla Congregazione di Gesù sacerdote dei Padri Venturini a Trento. Non dice più messa, è ovvio, ma è ancora un prete. Il Concilio di Trento, infatti, ha stabilito chiaramente l’impossibilità del ritorno alla condizione di laico.

Stessa sorte – patteggiamento ed esilio – era toccata a padre Domenico Marcanti di Alessandria: tre anni di reclusione la condanna per abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzini del doposcuola.

In ciascuno di questi casi, come è naturale, le rispettive diocesi avevano «fatto quadrato», mirando a difendere l’integrità e la bontà del mondo sacerdotale dall’infamia del comportamento di pochi. Teoricamente, però, oltre alla condanna in tribunale, questi sacerdote avrebbero dovuto rendere conto alla legislazione ecclesiastica. Ed è qui il vero nocciolo del problema. Il Tribunale Vaticano, infatti, è segnato dai processi lumaca.
Solo l’anno scorso una inchiesta del settimanale “Panorama” aveva svelato i problemi della giustizia d’Oltretevere. In pratica nel giro di sei anni, al Tribunale Ecclesiastico sono giunti un migliaio di segnalazioni di casi di pedofilia e abusi sessuali da ogni parte del mondo. Ma solo una decina sono i processi avviati. Anche in virtù della lentezza della macchina giuridica che deve occuparsi di raccogliere informative da tutto il mondo, svolgere accertamenti, redigere voluminosi dossier. Processi e sentenze sono poi coperti dal più totale segreto. Le pene che possono essere comminate vanno dalla sospensione del sacerdote, alla dimissione – molto rara – per l’abuso sessuale, fino alla scomunica «latae sententiae» prevista per chi si macchia di complicità, ossia assolve la persona con cui ha avuto rapporti sessuali dal peccato di atti impuri.

Andrea Monticone – CronacaQui

Pedofilia: Don Mologni si dice vittima di esseri malvagi!!!

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