Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro a vittima abusi

NAPOLI – Un sacerdote di 44 anni e’ stato condannato a versare 44mila euro a titolo di indennizzo a un giovane dei Quartieri Spagnoli di Napoli, vittima dei suoi abusi sessuali, che all’epoca dei fatti – nel 1999 – aveva 12 anni. Lo ha stabilito il giudice del tribunale civile di Napoli, Paola Del Giudice, accogliendo parzialmente le richieste dei legali della vittima degli abusi. “E’ la prima volta in Europa che viene avviato un procedimento per responsabilita’ oggettiva nei confronti di una Curia”, ha dichiarato uno dei due avvocati. Nonostante i presunti abusi sul minore fossero stati accertati, il procedimento penale si era concluso con il proscioglimento del prete. (Agr)

ViviCentro (art. 19 e 21)

La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori. (Samuel Johnson).

10 Lug 2008 01:58
Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
Per spostarti rapidamente da una sezione all’altra:
Indice tematico delle sezioni.

Ancora una volta il prete è protetto dall’anonimato. Si sa solo che si chiama Padre Ivan P. (Giovanni), 44 anni, ex viceparroco in una chiesa dei Quartieri Spagnoli a Napoli, attualmente cappellano ospedaliero all’ospedale Cardarelli di Napoli. La causa era importante perché i legali del minore chiedevano la condanna anche della Curia di Napoli per omessa vigilanza. La tesi non ha trovato accoglimento non perché in astratto tale responsabilità non è configurabile ma solo perché non è stata provata la conoscenza da parte del card. Giordano delle condizioni psichiche del prete. I legali del minore sostengono la consapevolezza, poiché lo psichiatra del prete avrebbe rilasciato dichiarazioni contraddittorie, oggetto di una futura querela per falsa testimonianza.

Alcuni vecchi articoli che parlano del caso:

http://www.associazioneprometeo.org/pilot….ip=1&iv=1&im=31

La perizia ignorata
La prima causa legale contro una curia, accusata di essere responsabile dell’operato di un suo parroco, è stata presentata a Napoli, dagli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni. Chiedono 170 mila euro perché l’ex arcivescovo, il cardinale Michele Giordano, “era a conoscenza della malattia di padre Giovanni ma non fece niente per impedire che molestasse sessualmente Gaetano, un ragazzo di 14 anni con lieve ritardo mentale”. Questa settimana il tribunale deciderà se accogliere le motivazioni dei legali di Gaetano e procedere nell’iter che potrebbe costringere la curia a risarcire i danni, morali e psichici, subiti dal ragazzino. Un precedente assoluto che, se accolto, aprirebbe la strada a decine di risarcimenti milionari. La tesi dei legali Aulino e Santoianni si fonda su una lettera che Franco Poterzio, medico psichiatra e docente all’Università Statale di Milano, scrisse al cardinal Giordano. Nella lettera lo psichiatra informava l’arcivescovo che padre Giovanni “è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale”. Poterzio segnalava anche l’opportunità che il sacerdote fosse allontanato dai servizi di catechesi e comunque non fosse lasciato solo insieme ai ragazzini. Il professore per tre volte ha parlato al telefono col cardinale. Inutilmente.

Padre Giovanni aveva delle attenzioni particolari verso i suoi chierichetti. Uno di questi, Gaetano, aveva qualche problema di apprendimento e per questo era seguito dagli assistenti sociali. Sono stati loro a denunciare quel prete alla magistratura. Dagli atti del processo svolto a Napoli si scopre che, nel luglio ’99, durante una gita organizzata dalla parrocchia a Marechiaro, mentre sono tutti in mare, Gaetano viene abbracciato da dietro da padre Giovanni. Alle assistenti sociali e al magistrato, racconterà di aver sentito “il suo pene che struscia sul mio sedere”. In un’altra occasione, il 15 dicembre dello stesso anno, durante un viaggio a Roma, il sacerdote e Gaetano passano la notte nell’istituto dei Padri missionari della Carità, in via di sant’Agapito 8. Secondo il racconto di Gaetano, padre Giovanni si sarebbe accoppiato davanti a lui con altri due ospiti di sesso maschile. Il terzetto avrebbe costretto Gaetano ad assistere, chiedendogli anche di partecipare, ma senza che questo avvenisse. I riscontri della polizia giudiziaria hanno verificato la presenza del sacerdote e del ragazzo nell’istituto religioso, ma non hanno potuto scoprire se l’orgia c’è stata davvero. Il tribunale, al termine di una lunga istruttoria, nel 2002 decreta il non luogo a procedere perché “il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere”. In attesa dell’esito della causa civile, la curia non ha adottato alcun provvedimento di cautela. Dopo le parole dei giudici, dopo le perizie psichiatriche, dopo le stesse ammissioni di padre Giovanni, l’unica misura del vescovado, ora retto dal cardinale Sepe, è stato quello di un suo primo trasferimento in una parrocchia del quartiere popolare dell’Arenaccia e la sua successiva destinazione come cappellano in uno dei più importanti ospedali napoletani. Oggi padre Giovanni si sveglia tutti i giorni all’alba, dice la prima messa alle 7.45 del mattino e poi passa a dare parole di conforto e di fede tra le corsie dell’ospedale, anche nel reparto pediatrico, dove 42 lettini ospitano ogni anno 3 mila bambini.

www.ecpat.it/archivio/archivionov2005.htm

10 novembre 2005 – PEDOFILIA. INCOMINCIA UN PROCESSO CONTRO LA CURIA DI NAPOLI

L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti

Gli Avvocati LUCIANO SANTOIANNI e GIUSEPPE AULINO del foro di Napoli comunicano che il giorno 15 novembre 2005 iniziera il primo processo civile in Italia, e presumibilmente in Europa, avente ad oggetto un’azione di responsabilita oggettiva a carico della Curia Arcivescovile di Napoli per la condotta posta in essere da un Ministro del Culto nell’esercizio delle sue funzioni,concretizzatesi in atti di libidine su di un minore a lui affidato durante il corso di catechizzazione.

L’azione promossa chiede il coinvolgimento indiretto anche della Chiesa cattolica per la condotta dei propri rappresentanti che compiono atti di pedofilia e si avvicina a quelle gia poste in essere negli Stati Uniti d’America in situazioni analoghe.

Sull’argomento e sui temi che hanno dato origine alla promossa azione legale i detti difensori saranno presenti unitamente alla parte, Sig. Russo Gaetano,alla conferenza stampa che avra luogo in Napoli alla via Roma n? 205 presso lo studio dell’Avv. Luciano Santoianni 4? piano il giorno 14 novembre 2005 alle ore 11,30.

www.uaar.it/news/2005/11/15/…curia-processo/

Pedofilia a Napoli, prete assolto ma Curia a processo

Tre anni fa il giudice per l’udienza preliminare chiuse il caso con una sentenza di proscioglimento. Era l’estate del 2002: e per un sacerdote napoletano accusato di reati gravi e infamanti quali la violenza sessuale e gli atti sessuali con un minorenne quella sentenza rappresentò l’uscita di scena da una vicenda giudiziaria scottante. Sembrava un caso definitivamente archiviato, quello che portò un ragazzo che all’epoca dei fatti aveva 14 anni a denunciare i presunti abusi subìti da parte del giovane prete, e invece oggi la vicenda si riapre in maniera assolutamente clamorosa e torna in un’aula di giustizia, questa volta civile, e non penale. I legali del ragazzo – gli avvocati Luciano Santoianni (penalista) e Giuseppe Aulino (civilista) – hanno infatti citato in giudizio la Curia arcivescovile di Napoli, avanzando una richiesta di risarcimento danni. […] La vicenda risale al ’99, quando la Procura aprì un’inchiesta sul comportamento del sacerdote, allora collaboratore in una parrocchia nella zona dei Quartieri spagnoli: secondo l’accusa, il giovane prelato avrebbe riservato «attenzioni» ad uno dei ragazzi che frequentavano la parrocchia dove seguiva i corsi per il catechismo. Il sacerdote, rinviato a giudizio, venne poi prosciolto dal gup che, accogliendo le conclusioni del perito d’ufficio, lo ritenne incapace di intendere e volere nel momento in cui sarebbero stati commessi gli atti denunciati. «Riteniamo che la Curia – dichiara l’avvocato Luciano Santoianni – debba rispondere per la condotta tenuta da un suo sacerdote per una vicenda che richiama molto da vicino quelle accadute negli Stati Uniti. Crediamo infatti che questa vicenda si sarebbe potuta evitare se, a monte, la Curia avesse esercitato una funzione di controllo e verifica psico-attitudinale su quel sacerdote». […]
L’articolo di Giuseppe Crimaldi è stato pubblicato sul sito de Il Mattino

Ultima modifica di steve il 10 Lug 2008 14:32, modificato 4 volte in totale
steve
10 Lug 2008 13:00
Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
Per spostarti rapidamente da una sezione all’altra:
Indice tematico delle sezioni.

e, per un aggiornamento rapido:
“Chi è in linea ora” e ”Gli ultimi 100 articoli

Image = News con documentazione video Image – HOME PAGE

Martedì 24 Febbraio : 2009 http://stage7.presstoday.com/_Standard/Articles/4527505

Corriere del Mezzogiorno pag. 11
“Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro”
Data: 10/07/08

Cronaca Locale

Corriere del Mezzogiorno – CASERTA –
sezione: NAPOLI – data: 2008-07-10 num: – pag: 11
categoria: REDAZIONALE
Sentenza civile, la vicenda avvenuta nel 1999 ai Quartieri Spagnoli
Abusò di un minore, prete pagherà 40 mila euro

NAPOLI — Luca partirà per Reggio Emilia con in tasca un «indennizzo» di 40 mila euro, ché ormai di Napoli ne ha le scatole piene. Il prete che ha più volte abusato di lui, padre Ivan, prosciolto dalle accuse in sede penale perché incapace di intendere e di volere (ma solo al momento di commettere i fatti) continuerà a fare il cappellano all’ospedale Cardarelli di Napoli. La vicenda è quella che vide coinvolti nel ’99 un minorenne che denunciò abusi sessuali da parte di un prete che lavorava in una chiesa dei Quartieri Spagnoli, e nel 2005 la stessa vittima che citò in giudizio la Curia perché — sostenevano i suoi avvocati — i suoi vertici erano a conoscenza dei fatti e non fecero niente per impedire al viceparroco di nuocere al prossimo. Oggi, dopo la sentenza del tribunale penale che prosciolse il prete — e che divenne definitiva perché il pm accolse la richiesta di appello un giorno dopo i termini di scadenza — arriva quella del tribunale civile che da una parte stabilisce l’assenza di responsabilità da parte della Curia, e dall’altra condanna padre Ivan al versamento di un «indennizzo» di 40 mila euro alla giovane vittima, che all’epoca dei fatti era ben lontana dalla maggiore età. Luca subì violenze prima a Napoli, poi a Roma, nella struttura dei Padri missionari della Carità che ospita (normalmente) persone senza fissa dimora di sesso maschile. In quell’occasione, il prete coinvolse nel menage anche un gruppo di clochard.
«Ma non erano proprio bambini…avevano almeno quattordici-quindici anni», rispose padre Ivan allo psichiatra Pannain che gli domandava perché rivolgesse le sue attenzioni ai bambini, nel corso di una perizia nel 2001. Lo psichatra che invece aveva in cura il prete, lo stesso dottor Poterzio che aveva sostenuto in sede penale di aver più volte avvisato il cardinale Giordano delle condizioni di padre Ivan, «consapevole che dato il ruolo che rivestiva, poteva essere pericoloso per gli altri», in sede civile ha ritrattato quasi del tutto le dichiarazioni rese, scaricando la Curia di ogni responsabilità. Allontanamento dalla scuola, inappetenza per molti mesi con senso di nausea, insonnia e frequenti incubi per oltre tre anni, crisi di pianto, comportamenti regressivi, tendenza all’isolamento: Luca viene «indennizzato» con 40 mila euro. Padre Ivan, fa il cappellano. Gli avvocati Giuseppe Aulino e Luciano Santoianni, che difendono la vittima, ora vogliono querelare per falsa testimonianza lo psichiatra Poterzio in base alla difformità delle due dichiarazioni rese. Poi, appelleranno la sentenza nella parte dove si esclude la responsabilità della Curia.
Ste. Pie.

steve
10 Lug 2008 14:24
Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
Per spostarti rapidamente da una sezione all’altra:
Indice tematico delle sezioni.

e, per un aggiornamento rapido:
“Chi è in linea ora” e ”Gli ultimi 100 articoli

Image = News con documentazione video Image – HOME PAGE

Martedì 24 Febbraio : 2009 http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?d…l&type=STANDARD

10/07/2008

ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, I.P., 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

steve
14 Lug 2008 17:54
Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
Per spostarti rapidamente da una sezione all’altra:
Indice tematico delle sezioni.

e, per un aggiornamento rapido:
“Chi è in linea ora” e ”Gli ultimi 100 articoli

Image = News con documentazione video Image – HOME PAGE

Stasera, alle ore 19.00, su C6.TV si parlerà del caso di Padre Ivan P. :

http://laici.forumcommunity.net/?t=17458633

http://c6postit.blogspot.com/

steve
24 Feb 2009 17:28
Oggetto: Re: Pedofilia: Napoli, prete condannato a pagare 40mila euro
Per spostarti rapidamente da una sezione all’altra:
Indice tematico delle sezioni.

e, per un aggiornamento rapido:
“Chi è in linea ora” e ”Gli ultimi 100 articoli

Image = News con documentazione video Image – HOME PAGE

Martedì 24 Febbraio : 2009 http://federicotulli.wordpress.com/…ta-in-vaticano/

Scomode verità in Vaticano

Pubblicato da Federico Tulli su 23 Gennaio 2009

Un lungo stillicidio di storie di pedofilia nelle pagine dei giornali. Nuovi libri e vicende giudiziarie offrono per la prima volta la possibilità di approfondire anche in Italia il fenomeno ancora sommerso dei crimini contro i minori commessi da uomini di chiesa di Federico Tulli

In sede penale è stato riconosciuto colpevole di aver violentato un bimbo di 14 anni. Poi è stato prosciolto perché giudicato incapace di intendere e di volere al momento del fatto. La storia di Giovanni P., il sacerdote che nel 1999 abusò di quel minore, è una delle circa 60 che dal 2000 a oggi nel nostro Paese hanno visto preti protagonisti in crimini di pedofilia. Alcuni di questi sono in attesa di giudizio, molti sono stati giudicati colpevoli di abusi sessuali almeno in primo grado. Quasi tutti indossano ancora l’abito talare e continuano “normalmente” a esercitare il magistero. Ricevendo i bambini in confessionale, facendo catechismo e così via. Padre Giovanni P. è uno di questi. Confessato il “peccato” e ricevuta l’assoluzione del papa, accade raramente che la Chiesa costringa un prete pedofilo ad abbandonare il sacerdozio. priest_collar_apNegli ultimi anni, in Italia, è arrivato sulle pagine di cronaca un unico caso del genere. Quello di don Lelio Cantini, parroco della chiesa Regina della Pace a Firenze fino al 2005, accusato per abusi sessuali avvenuti tra il 1973 e il 1987, denunciato nel 2004 al vescovo dai parrocchiani, e ridotto allo stato laicale, quando ormai era ultraottantenne, lo scorso ottobre. Al contrario di Cantini, Giovanni P. che di anni ne ha 46, è ancora un prete “in attività”. Ma, per diversi motivi, anche il suo è un caso particolare, «anzi, per quanto accaduto nel processo civile addirittura unico» racconta a left l’avvocato Luciano Santoianni, che in sede civile ha difeso la vittima, risarcita nel luglio 2008 dal prelato con oltre 40mila euro. Proprio in questo ultimo processo l’avvocato Santoianni ha posto all’attenzione del giudice l’Istruzione Crimen sollicitationis, per la prima volta in Europa citato nell’aula di un tribunale “laico”. Questo documento, emanato nel 1962 dalla Congregazione per la dottrina della fede e mai pubblicato nell’Acta apostolicae sede (la gazzetta ufficiale vaticana), per quasi mezzo secolo ha fornito al Vaticano lo strumento giuridico per coprire i crimini di pedofilia, ma anche altri tipi di violenza sessuale, derubricati dalla Chiesa come “situazioni negative”, alla stregua di atti contro la morale cattolica, insomma. Il Crimen, infatti, istruisce i vescovi su come devono comportarsi nel caso in cui vengano a conoscenza di violenze sessuali da parte di appartenenti al clero, imponendo loro, ma anche agli autori della violenza nonché alle vittime, di mantenere il segreto; pena la scomunica. Secondo l’avvocato, riguardo il comportamento del sacerdote ci sarebbe stata «una responsabilità oggettiva della curia di Napoli, in particolare del cardinal Giordano che, come dichiarato in sede penale da un teste, era stato messo al corrente della “stranezza” di certi comportamenti del presunto pedofilo». A quel punto la curia invece di denunciare tutto all’autorità giudiziaria si sarebbe limitata a spostare Giovanni P. in un’altra parrocchia. «Il condizionale è d’obbligo – spiega Santoianni – perché nel corso della causa civile il testimone ha ritrattato parzialmente quanto aveva dichiarato nel primo processo. “Rivedendo” in particolare tutto quello che chiamava in causa proprio la curia». Tutto ciò, prosegue Santoianni, «ha comportato che il giudice si limitasse ad acquisire il Crimen senza approfondirne la valutazione». pedof1L’avvocato è però convinto della responsabilità delle gerarchie ecclesiastiche, e per uno come lui che è sempre stato particolarmente impegnato nel sociale ed è esperto nella difesa di vittime in processi per pedofilia la battaglia non è finita. A questo punto tutto può decidersi nelle prossime settimane in caso di ricorso in appello. Che si fonderà sulla querela per falsa testimonianza presentata dal ragazzo nei confronti dell’autore della ritrattazione e sulla ripresentazione del Crimen sollicitationis quale causa della reticenza del teste. «Sotto l’aspetto processuale le colpe del prete sono acclarate e la presunta “omertà” del testimone non fa che aumentare i sospetti verso l’atteggiamento di chi aveva il potere di fermare padre Giovanni», conclude l’avvocato che a istruttoria in corso «di più non può dire». Così alcuni tasselli mancanti della storia vengono forniti da don Vitaliano della Sala, da sempre voce critica nei confronti della Chiesa anche per il debole atteggiamento verso la piaga della pedofilia. Secondo don Vitaliano, che sul proprio sito ricostruisce gran parte della vicenda, la tesi di Santoianni si fonda su una lettera che il teste, Franco P., un medico psichiatra e docente all’università statale di Milano, avrebbe scritto alla curia sostenendo che padre Giovanni «è affetto da disturbo bipolare di primo tipo, in fase di grave eccitamento maniacale». Una diagnosi che evidenziava la necessità di allontanare il sacerdote da quei servizi di catechesi particolarmente seguiti dai bambini. Il medico, in sede penale, ha quindi sostenuto di aver parlato del caso per tre volte al telefono col cardinale Giordano. Ma a oggi, dopo le due sentenze che hanno accertato la responsabilità del prete e dopo la perizia psichiatrica che ha stabilito che «il fatto è stato commesso in stato di incapacità di intendere e di volere», l’unica misura a cui è stato sottoposto il vice parroco Giovanni P. dai suoi superiori è stato il trasferimento. Per qualche tempo in un’altra parrocchia di Napoli al quartiere dell’Arenaccia. Poi in uno dei maggiori ospedali del capoluogo campano, che ogni anno ospita in media tremila bambini.

Advertisements