ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, (Ivan) Giovanni Palmieri, 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro

ELIO SCRIBANI Un prete pedofilo, I.P., 44 anni, è stato condannato dal giudice civile a pagare un indennizzo di 40mila euro (la difesa ne chiedeva 170mila) a favore della sua vittima, un ragazzino minorenne all’epoca dei fatti. Lo stesso prete, però, era già stato prosciolto in sede penale perchè una perizia psichiatrica lo aveva riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento degli abusi. Storia torbida e paradossale, che comincia nel 1999 tra i vicoli dei Quartieri spagnoli e vanta almeno un altro paio di aspetti singolari. Il primo è che il prete, nonostante l’etichetta di pedofilo, ha continuato e continua a fare il prete, sia pure in una zona diversa da quella dove commise le violenze sessuali. Il secondo aspetto riguarda l’ipotesi di responsabilità oggettiva da parte della Curia.

Il magistrato civile, Paola Del Giudice, ottava sezione, pur mandando assolto il cardinale Giordano, arcivescovo dell’epoca, perché in giudizio non è stata raggiunta la prova della consapevolezza della Curia rispetto al «vizietto» del prete, non ha escluso, infatti, compensando le spese tra le parti, che in linea teorica quella responsabilità potesse essere ipotizzata. Gli avvocati della vittima, Luciano Santojanni, penalista, e Giuseppe Aulino, civilista, annunciando battaglia, vantano il record di una sentenza che, a detta loro, sarebbe la prima in Europa a non escludere l’ipotesi di responsabilità oggettiva della chiesa in un caso di pedofilia. «Presenteremo – dice l’avvocato Santojanni – una querela per falsa testimonianza nei confronti del medico che in sede civile, rispetto all’interrogatorio del Pm, non ha confermato di aver avvertito anche per iscritto la Curia della «pericolosità» del prete e poi impugneremo la sentenza di condanna nella parte in cui esclude la responsabilità oggettiva della Curia».

I fatti, al di là degli aspetti tecnici, grondano la tristezza di ogni vicenda di pedofilia. Il prete, all’epoca vice parroco, commise gli abusi in un paio di occasioni nei confronti di un ragazzino della parrocchia. Una volta al mare, la spiaggia di Marechiaro. Un’altra volta a Roma, un seminario dove il sacerdote, rubando la fiducia del bambino, lo condusse con la falsa promessa di accompagnarlo a vedere la Carrà in tv. Bugie. La voce degli abusi corse tra i vicoli, un’associazione di quartiere, la «Urban», se ne fece carico, sostenendo la famiglia della vittima nel difficile percorso che può condurre dalla vergogna alla denuncia. Cominciò il processo, ma la legge, quella volta, si incanalò su un binario inatteso. Il perito stabilì, infatti, che il prete, peraltro in cura da uno psichiatra, non era in grado di intendere e di volere al momento degli abusi. Il Gip lo prosciolse dalle accuse. Ora, la condanna civile. E torna la voglia di giustizia.

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