Preti e pedofilia. Caso n. 2) don Marco Agostini, da Pomezia (RM).Il ruolo del card. Vallini

Prosegue il nostro viaggio per ricostruire un archivio sulla pedofilia ecclesiastica. Dopo il caso di don Giuseppe Abbiati

http://blog.libero.it/contemax2008/view.php?id=contemax2008&mm=0&gg=080508 oggi un caso di notevole importanza, per il tragico finale, per l’elevato numero di casi segnalati, per le modalità con cui erano organizzate le violenze, per il ruolo del vescovo di Albano, Agostino Vallini, creato cardinale da papa Ratzinger, che fonti accreditate danno come successore del card. Ruini a Vicario del Papa per la diocesi di Roma.

A seguito di indagini iniziate dalla procura di Velletri, il 5/04/2006 è arrestato don Marco Agostini. Il procuratore Luigi Paoletti dice che i 2 vescovi di Albano, Dante Bernini e Agostino Vallini, sapevano dei crimini di don Marco. Le prime denunce erano iniziate nel 1997 e subito dopo cominciò l’insabbiamento da parte dei confratelli

http://archiviostorico.corriere.it/2006/aprile/08/Preti_pedofili_due_vescovi_sapevano_co_10_060408025.shtml

Preti pedofili, «due vescovi sapevano»Don Marco e gli abusi: la congregazione lo copriva per interessi economici

Degli abusi commessi da padre Marco Agostini sui ragazzi dell’ oratorio di Torvaianica si sapeva già dal 1997: in quell’ anno vennero infatti segnalati alla diocesi di Albano, ma da subito iniziò l’ «insabbiamento» delle denunce da parte di alcuni confratelli del religioso appartenente all’ ordine degli Oblati di San Francesco di SalesUna «copertura» delle violenze sessuali motivata anche da un tornaconto economico: quello delle donazioni continue versate da molte vittime, danaro servito per finanziare progetti «che aumentavano il prestigio della congregazione». E’ quanto scrive il sostituto procuratore del tribunale di Velletri Luigi Paoletti nella richiesta di misure cautelari accolta dal gip Aldo Morgigni. Forte del «suo ruolo di guida spirituale e carismatica», padre Marco era riuscito a soggiogare i ragazzi, «approfittando della loro immaturità psico-fisica», per indurli «a subire e compiere atti sessuali», «palpeggiamenti, pratiche masturbatorie e rapporti completi». Una fiducia che il prete era riuscito a guadagnarsi già nell’ inverno 1994, quando, allora seminarista, «in una chiesa sconsacrata a Riofreddo – hanno raccontano al magistrato i giovani dell’ oratorio – organizzammo la prima giornata di gruppo: dormimmo divisi, maschi e femmine, e il prete si coricò con noi ragazzi». Gli abusi? «Approcci inizialmente vaghi – c’ è scritto negli atti – e poi sempre più espliciti e assillanti» soprattutto nei confronti dei minori. Girano però le prime voci. E scatta così la «copertura» di padre Germano Agostini e padre Ennio Digianpasquale, anch’ essi degli Oblati nella parrocchia di Torvaianica, indagati per favoreggiamento dal procuratore Silvano Mazzetti e dal sostituto Paoletti. Nel 1997 le segnalazioni arrivano all’ allora vescovo di Albano Dante Bernini e poi, nel 2002, vengono ribadite al suo successore, monsignor Agostino Vallini oggi cardinale. In un vero e proprio «confronto all’ americana» davanti alle autorità ecclesiastiche i due religiosi degli Oblati «smentiscono apertamente» i ragazzi «vittime delle morbose attenzioni». Per loro la punizione è quella del discredito, «additati a calunniatori, isolati ed emarginati dalla comunità parrocchiale, condizionati psicologicamente al fine di non presentare denunce». Un «comportamento connivente», quello di padre Germano e padre Ennio, che il pm mette in relazione ai «profitti ottenuti» da padre Marco «nel pagamento della decima». Cioè una specie di tassa versata dai ragazzi dell’ oratorio (in sostanza il 10% di quanto avevano in tasca, «le sue richieste di soldi erano continue») della quale «beneficiava l’ intera congregazione». I progetti «finanziati accrescevano il prestigio dell’ Ordine agli occhi dei parrocchiani, aumentando utenti e vastità del guadagno a discapito di quei ragazzi che da tale meccanismo venivano stritolati». Alessandro Fulloni L’ ACCUSA L’ ordine degli Oblati di San Francesco di Sales «ha beneficiato dei profitti» garantiti dall’ arrestato grazie alla «decima» raccolta tra i ragazzi

Fulloni Alessandro

Pagina 5
(8 aprile 2006) – Corriere della Sera

http://www.spazioforum.net/forum/lofiversion/index.php?t30830.html

“Non siamo solo noi ad aver denunciato questa situazione – dicono alcuni di loro – dovremmo essere almeno 30 ragazzi fra Torvaianica, Pomezia e Roma. In un primo momento noi volevamo risolvere la situazione solo segnalandola a livello ecclesiastico. Ci siamo rivolti al vescovo di Albano che allora era monsignor Vallini. Ma – proseguono – rispose che erano solo chiacchiere. Poi però fu avviato un processo da parte delle autorità ecclesiastiche. Poi abbiamo presentato una denuncia alla IV sezione della Questura di Roma”.

Le accuse parlano di abusi sin da quando Marco Agostini era ancora seminarista: Lui, il Cabana, aveva costituito una organizzazione articolata all’interno di “Ragazzi Nuovi”, il gruppo da lui fondato sin da quando era ancora a Roma. All’epoca don Marco era un giovane seminarista della parrocchia San Francesco di Sales che si faceva notare per l’attitudine a coinvolgere persone.

http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1040042.php

L’accusa è terribile per don Marco Agostini, 43 anni, dell’ordine degli Oblati di San Francesco di Sales, viceparroco prima a Torvajanica e poi a Pomezia, tra il 1993 e il 2004. L’hanno arrestato gli agenti della squadra mobile di Roma, dopo 18 mesi d’indagine, ad Assisi, Don Marco Agostini dove era stato discretamente trasferito dalle gerarchie cattoliche, lontano dai ragazzi, messo a occuparsi di un ostello per pellegrini. Un caso che fa scalpore, quello di don Marco. 

Un caso doloroso, si parla di duecento episodi. Dopo una giornata trascorsa in questura il sacerdote è stato condotto agli arresti domiciliari in un’abitazione riservata. Altri due anziani parroci di Pomezia, padre Germano e padre Ennio, sono stati condotti negli uffici di polizia, indagati per favoreggiamento e si sono ritrovati sul capo un divieto di dimora valido per tutta la provincia di Roma. In questura stanno analizzando computer e altro materiale sequestrati sia ad Assisi sia a Pomezia. 

Il giovane seminarista Secondo quanto ha ricostruito la polizia, questa di Pomezia è una storia brutta che viene da lontano. Comincia non appena un giovane prete, anzi addirittura un seminarista che non ha preso tutti i voti, arriva sul litorale romano. Si chiama don Marco. Comincia a occuparsi dei giovani che frequentano l’oratorio e si fa presto notare. E’ ruvido, brusco, ma carismatico. Usa un linguaggio sconveniente, che fa arricciare il naso a più di qualche mamma. Si difende: «I giovani parlano così. E se voglio essere ascoltato devo farmi capire». 

E’ un ragazzone alto e grosso, che gioca al calcio, suona la chitarra, organizza gite, gestisce i campi estivi. Intorno a lui si coagula un forte nucleo di adolescenti. E così volano via cinque anni, vissuti intensamente a Torvajanica, il borgo cresciuto forte e disordinato attorno a una spiaggia famosa per il delittaccio di Wilma Montesi. Più altri cinque trascorsi a Pomezia, paesone fondato da Mussolini. Le prime voci Non tutto fila liscio, però, come sembrerebbe in apparenza. 

Qualche voce comincia a circolare: attenti a don Marco. E’ una voce che cresce lentissimamente perché pare troppo incredibile. Gli investigatori impiegheranno diciotto mesi per scardinare lo stereotipo del prete volitivo ma bravissimo. Mica tanto, a giudicare da quanto racconta un primo testimone, poi seguito da un secondo, e da un terzo. Tutti tra i quindici e i ventitré anni. Gli strani riti «Faceva strani riti. Diceva che è normale. Ma ci faceva stendere sulla croce. Altre volte diceva che avevamo il demonio dentro e ci faceva l’esorcismo». Si scoprirà che erano riti un po’ veri e un po’ no. Segni della croce misti a formule incomprensibili. 

E si scoprirà anche che gli «indemoniati» erano proprio quei ragazzi che subivano le sue attenzioni e magari avrebbero voluto andarsene dall’oratorio, o si vergognavano talmente che si rinchiudevano in sé stessi, o che davano evidenti segni di nervosismo. Abile psicologo «Non c’è stato nessun atto di costrizione – spiega chi ha investigato – ma una fortissima capacità di persuasione, un gioco sottile di psicologie, un carisma esercitato su bambini e ragazzi che gli erano stati affidati dalle famiglie». Don Marco, che si faceva chiamare Il Cabana, e che era il leader di un quasi movimento che aveva battezzato I Ragazzi Nuovi, si era circondato da una prima schiera di assistenti detti I Cabaniti. 

E poi c’era la Cupola: cinque o sei più grandi, sui venticinque anni, che lo seguivano ciecamente da dieci, e che ieri sono stati tutti portati in questura per sentire meglio la loro versione. «Abbiamo l’impressione – dice il vecchio poliziotto – che persino qualcuno dei ragazzi di cui ha abusato lo difenda ancora».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200608articoli/9001girata.asp

I ragazzi si disponevano a terra in cerchio, tutti intorno a un grande crocifisso. A turno, poi, ciascuno entrava nel cerchio e si poneva sdraiato sulla croce proprio come Gesù sul Golgota, con le mani e i piedi simbolicamente inchiodati, per confidare i propri problemi. «Dovete capire come ci si sente, sulla croce», li catechizzava. Il racconto dei suoi giovani parrocchiani (che all’epoca avevano tra 10 e 16 anni) è un mosaico di orrori: «Tutto quello che avveniva doveva restare in segreto, rivelarlo sarebbe stato un peccato mortale. Se qualcuno di noi cercava di parlare, veniva subito allontanato dal gruppo». 

Don Marco davanti ai magistrati si definiva un mistico, un pranoterapeuta che massaggia i ragazzi perché davvero convinto di far loro del bene. Le baby-vittime hanno raccontato di non essere mai state costrette con la forza a subire violenze, ma di essere state progressivamente persuase, e obbligate psicologicamente. 

Quando qualcuno riuscì a rompere il silenzio fu convinto a ritrattare. Sono state le intercettazioni delle telefonate con le vittime a inchiodare il prete. «Se venite a trovarmi portate i filmini», raccomandava nel marzo 2005 da Assisi, dove gestiva un ostello. «Abbiamo deciso che veniamo a trovarti ad Assisi, quanto costa l’albergo?», chiedevano i ragazzi. «Non vi preoccupate delle spese, qui comando io. 

La mia stanza è sempre libera ma procuratevi qualche pornetto», ribadiva don Marco. Anche dall’Umbria il religioso aveva mantenuto i contatti con il gruppo «Ragazzi nuovi» fondato a Pomezia e i giovani lo chiamavano in continuazione per avere consigli. «Ti telefono perché ho un problema, sono innamorato di una ragazza ma mi blocco. Come faccio?», gli domanda uno. «E tu quando ti avvicini a lei, fa finta che sia io», rassicurava il religioso.

http://www.apomezia.it/articolo.asp?id=974

E sono tre ragazzi che oggi hanno tra i 25 e i 26 anni, e che hanno sempre preso le parti di don Marco, fin da quando l’inchiesta è scattata nel 2002. Un’indagine difficile, finita sulla scrivania di Dania Manti, che alla Mobile di Roma si occupa dei reati contro i minori. A lei che indagava su un caso di stupro, una psicologa ha rivelato che un giovane di Pomezia le aveva raccontato di un prete che aveva abusato di lui e di altri adolescenti. 

Ci sono voluti due anni di pedinamenti e intercettazioni per raccogliere prove e testimonianze. «Un lavoro delicato», dicono gli inquirenti, «perché chi subisce una violenza non è quasi mai disposto a collaborare». Però poi tre ragazzi cominciano a parlare, chiedono aiuto al Vescovo di Albano, monsignor Vallini, e a due parroci delle parrocchie di Pomezia. 

Ma i due preti, don Germano e don Ennio aiutano don Marco, tacciono e cercano (secondo le accuse), di convincere i ragazzi a tacere. Don Ennio e don Germano sono indagati per favoreggiamento, ai sacerdoti è stato vietato di abitare a Roma e in Provincia. Il vescovo trasferisce don Marco ad Assisi.

«Don Marco abusava di noi: durante i campi estivi, le gite in montagna, ma anche nelle sale dell’oratorio e a casa sua». Gli ex fedelissimi ripetono quello che hanno detto anche gli altri. Delle carezze di don Marco, «che servono a guarire dalle malattie», ai rituali con la croce di legno dove li faceva distentere.

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/parroco-ardea/parroco-ardea/parroco-ardea.html

Si è suicidato Marco Agostini, 43 anni, l’ex parroco di Pomezia arrestato lo scorso aprile con l’accusa di pedofilia e violenza sessuale, in un biglietto ha scritto: “Non sono un pedofilo”. Il sacerdote era agli arresti domiciliari in casa della madre, in un appartamento della zona Prenestina a Roma. La donna si era assentata solo per pochi minuti, ma quando è tornata lo ha trovato impiccato con un lenzuolo fisssato a una trave del lavatoio, sul terrazzo della palazzina. Nel biglietto lasciato alla madre l’ex parroco ha scritto: “”Ti chiedo scusa mamma per quello che è successo in questi mesi ma ci tengo a dire che non sono un pedofilo”. Agostini aveva già tentato il suicidio in precedenza, ingerendo delle pastiglie, ma era stato trovato in tempo e ricoverato in ospedale

Fonte http://blog.libero.it/contemax2008/4660324.html

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