Emersi altri particolari delle violenze subite Il prete fu arrestato in flagranza nel 2007

Ha confermato le accuse, dalla prima all’ultima, e ha aggiunto particolari inquietanti a tutta la vicenda il bambino vittima di violenza sessuale da parte del suo insegnante di religione. Lo ha fatto ieri, aiutato dalla psicologa nominata dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Ora la prova verrà portata al processo.

Ad assistere all’incidente probatorio, in una stanza vicina, c’erano il gip Stefania Amodeo, il pm Antonio Ricci, i genitori del bambino, l’avvocato Costanti Puocci con gli altri due rappresentanti della famiglia e l’avvocato difensore di don Marco, Carmine Ucciero.

Per i legali del minore quello tra lui e il viceparroco della chiesa di Casal Di Principe era un rapporto fatto di «ricatti psicologici, di insistenti pressioni con sms sdolcinati e forvianti” del sacerdote che potrebbero essere letti “in chiave mistica e sentimentale».

Secondo la ricostruzione lucida del bambino fatta di tante pause, le prime attenzioni di don Marco sarebbero state notate in occasione di una festa; prima, però, il sacerdote avrebbe cercato di carpire la fiducia del suo alunno portandolo a mangiare una pizza, a visitare il seminario vescovile di Aversa, facendo dei piccoli regali che spesso venivano rifiutati e prediligendo quello studente un po’ timido rispetto agli altri in modo da poterlo avvicinare da solo.

Qualcuno, a scuola, se ne era accorto. Si era accorto, probabilmente, si quelle attenzioni così insistenti e del fatto che l’uscita da scuola dei due durante l’orario scolastico poteva nascondere qualcos’altro. Un abuso sessuale. I particolari della violenza sono emersi nel colloquio con la psicologa ieri.

Il sacerdote, stando ad alcune indiscrezioni, avrebbe avuto un ruolo passivo nel rapporto, ma attivo nelle presunte pressioni psicologiche quando il ragazzino proponeva di allontanarsi, di «non fare certe cose da gay».

L’incubo è finito il diciannove dicembre del 2007. Una pattuglia dei carabinieri di Casal Di Principe in servizio di perlustrazione aveva notato l’auto del sacerdote ferma sul ciglio della strada tra Casale e Grazzanise. Don Marco che in quel momento avrebbe dovuto trovarsi in aula per il progetto Natale a Villa Literno, era in macchina con il minore. Aveva cercato di fuggire schiantandosi contro un paletto di un distributore di benzina quando i carabinieri si erano avvicinati all’Alfa. Poi, richiuso in carcere, aveva pianto e pregato.

Ora il ragazzino ha riacquistato la serenità perduta, un equilibrio, forse, anche familiare. Per don Marco si sono aperte le porte di una comunità di recupero gestita da religiosi, ma potrebbero riaprirsi le porte del carcere al termine del processo.

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