Il ragazzino conferma le accuse a don Cerullo, il prete non si è presentato all’incidente probatorio

Una persona è colpevole dopo che è stata dichiarata tale successivamente al terzo grado di giudizio, è questo principio di civiltà certamente non va infranto, anche quando ci si trova di fronte ad un individuo, in questo caso un sacerdote, che i carabinieri ritengono di aver fermato in flagranza di reato mentre compiva atti sessuali contro un ragazzino undicenne. Colpevole è certamente chi, pur vestendo un saio, si ostina a far finta che nulla stia accadendo. Don Marco Cerullo fu arrestato lo scorso 21 dicembre, mentre era in auto col bambino, lo bloccarono dopo un inseguimento nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe. Adesso si trova agli arresti domiciliari in una struttura monastica del centro Italia, è ospite di quella Chiesa che contemporaneamente all’assistenza che sta prestando a questo suo “pastore smarrito”, avrebbe il dovere di esprimere almeno qualche parola di conforto anche verso quelle pecorelle del proprio gregge, che per questa vicenda stanno soffrendo: il ragazzino e la sua famiglia. Papa Benedetto XVI si è recato fino negli Stati Uniti per chiedere scusa alle vittime dei preti pedofili, ma la Diocesi di Aversa, retta dall’Arcivescovo Mario Milano, che da poco è stato anche insignito della cittadinanza onoraria, in questi mesi non ha per nulla bussato alla porta di questa famiglia sofferente e soprattutto non ha offerto alcun aiuto al ragazzino, che ieri (martedì) ha dovuto sostenere l’incidente probatorio davanti al Gip di Santa Maria Capua Vetere, Raffaele Piccirillo, assistito dall’avvocato Costantino Puocci che lo sta seguendo insieme al collega Sergio Cavaliere. Il piccolo ha raccontato la sua esperienza, affinché le sue parole entrassero formalmente negli atti processuali, ha anche confermato che quel giorno non fu la prima volta, aggiungendo così altri ripugnanti particolari alla vicenda. Cerullo non si è nemmeno presentato. La vittima è un alunno del sacerdote 33enne, che era anche insegnante nella scuola media di Villa Literno. I carabinieri intervennero dopo una telefonata, una voce anonima segnalò la sua Alfa 147 parcheggiata in una zona isolata. La vicenda ha sconquassato anche la dinamiche di due comunità locali, Villa Literno non è grande e la famiglia del ragazzino abita a poca distanza da quella del sacerdote, ma la Chiesa, quella che dice di essere messaggera di pace, rimane muta. Lo stesso avviene a Casal di Principe, dove Cerullo era vice parroco nella parrocchia del Santissimo Salvatore, anche a quei fedeli che partecipavano alle sue messe nessuno ha detto molto. Che Dio illumini la Chiesa.

Salvatore Pizzo

http://www.corrierediaversaegiugliano.it/index.php?option=com_content&task=view&id=5921&Itemid=45

Advertisements