Don Marco Cerullo ai domiciliari in una località segreta

Una comunità per don Marco Cerullo. Il tribunale del riesame di Napoli, lunedì mattina, stando ad alcune indiscrezioni, ha disposto che il sacerdote accusato di abusi sessuali nei confronti di un alunno di dodici anni sia affidato ad una comunità per il recupero e il reinserimento. La notizia è trapelata ieri, ma viene mantenuta riservata forse per timore di qualche ritorsione. Da ventiquattr’ore circa, dunque, l’insegnante di religione della scuola di Villa Literno e viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore di Casal Di Principe, ha lasciato la sua cella di isolamento nel carcere di Santa Maria Capua Vetere per raggiungere una casa famiglia. È probabile che nemmeno la curia sia a conoscenza della casa alla quale è stato affidato il giovane sacerdote. Si cerca di mantenere il più stretto riserbo sul nome della comunità di recupero per paura di vendette nei confronti del sacerdote. L’avvocato difensore Carmine Ucciero aveva presentato istanza poco prima del 31 dicembre scorso, mentre la famiglia del minore, presunta vittima degli abusi, si era affidata a tre legali, due civilisti ed un penalista, per querelare don Marco. I carabinieri della compagnia di Casal Di Principe sono ancora a lavoro per scoprire se le presunte «attenzioni» sono state rivolte anche ad altri ragazzini. Don Marco era stato fermato dai militari il 19 dicembre scorso in compagnia dell’alunno a bordo della sua vettura in una zona isolata. Colto in flagrante avrebbe cercato di fuggire inserendo la marcia, ma sarebbe stato bloccato e condotto in caserma dove, davanti al maresciallo che lo interrogava, sarebbe scoppiato a piangere e a singhiozzare. Il reato contestato era violenza sessuale con l’aggravante di abuso di una pubblica funzione. Il gip Raffaele Piccirillo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva convalidato l’arresto. Ha trascorso tutte le festività natalizie in una cella di isolamento il sacerdote: la legge non scritta del carcere prevede pene durissime per coloro che abusano dei bambini. Ha pregato, scritto e pianto per tutto il tempo parlando solo con il suo difensore nelle rare visite in carcere. Dopo l’arresto aveva cercato di contattare la curia vescovile che, appena appresa la notizia, lo aveva sollevato da qualsiasi incarico o funzione con una formale sospensione. Intanto resta ancora in silenzio la chiesa normanna, nonostante dal Vaticano siano giunte le scuse per le vittime di abusi sessuali commessi da uomini di Chiesa.

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