Violenza sessuale, don Mosa patteggia

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Violenza sessuale, don Mosa patteggia
la Provincia Pavese — 01 dicembre 2007 pagina 19 sezione: CRONACA

PAVIA. Don Michele Mosa, l’ex parroco di Certosa accusato di violenza sessuale, ha patteggiato davanti al giudice Erminio Rizzi una pena di dieci mesi. Il verdetto, raggiunto ieri mattina, arriva proprio mentre a Certosa fa il suo ingresso (oggi alle 17) il nuovo parroco, don Marco Gatti. Con questa sentenza si chiude una vicenda pesante, che a settembre, quando don Michele era stato arrestato, aveva gettato nell’incredulità un’intera comunità. La stessa comunità che ancora oggi difende il suo «don». Chiudere la vicenda il prima possibile. Questo era l’obiettivo di don Michele Mosa. E questa è la ragione della scelta di un rito alternativo come il patteggiamento. Un rito che consente di evitare un processo pubblico e gli sguardi della gente. Ieri mattina, in tribunale, il riserbo sull’esito di questa scelta era strettissimo. Bocche cucite, con l’unica e precisa volontà di fare dimenticare in fretta una pagina così delicata per la vita e la missione di un prete. Lo stesso don Michele Mosa, assistito dall’avvocato Orietta Stella, ieri ha scelto di chiudersi nella preghiera. Fino a sera non ha sentito il suo legale. Alle 17 ha detto messa nella chiesa di San Giovanni Domnarum, davanti ai fedeli che hanno ascoltato con attenzione la predica dal vangelo di Andrea. «Ci sono nella vita momenti di fatica, che non riusciamo a capire – sono state le sue parole – Momenti in cui ci sentiamo abbandonati. Ma ci sono anche momenti in cui sperimentiamo la misericordia di Dio». Con la sentenza il caso del parroco di don Mosa viene archiviato definitivamente. E anche se il processo si chiude con un patteggiamento (dieci mesi con la sospensione) e non con un’assoluzione, l’intera comunità di Certosa continua, come ha sempre fatto, a difendere il suo parroco. «Ha cercato di uscirne come poteva – dice una parrocchiana – Ma qui nessuno crede che possa avere commesso quel reato». Violenza sessuale. A settembre era stato arrestato con quest’accusa. A pronunciarla era stata una parrocchiana. La donna aveva raccontato che il parroco l’aveva vista scendere dall’auto, proprio davanti alla casa parrocchiale, e l’aveva seguita fino a casa. Don Michele, per lei, non era un estraneo. Si conoscevano. Lui l’aveva aiutata, dandole consigli sui figli e su come affrontare la vita dopo la separazione dal marito. Quella sera, secondo il racconto fatto dalla donna ai carabinieri, don Mosa aveva avuto un comportamento diverso dal solito. Dopo averla seguita era entrato in casa. Quello che era accaduto finì dritto nel verbale dei carabinieri. Sulla vicenda era intervenuto anche il vescovo, monsignor Giovanni Giudici. «Non cerchiamo colpevoli», aveva esortato i fedeli. Parole che i parrocchiani non hanno avuto difficoltà a seguire. Anche ora che la vicenda si è chiusa, e mentre aspettano l’arrivo del nuovo parroco, continuano a difendere chi, per due anni, è «stato la nostra guida». – Maria Fiore

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