Processo don Carli, è «guerra» tra magistrati

TOGHE CONTRO A PALAZZO
Processo don Carli, è «guerra» tra magistrati
Mario Bertoldi

Nota di Tarfusser al Csm perché Coraiola non vuole sostenere l’accusa in appello BOLZANO. «Non sarò certo io a sostenere in aula nel processo d’appello l’ipotesi accusatoria nei confronti di don Giorgio Carli». Questa frase rilasciata al nostro giornale dell’Avvocato generale Silvio Coraiola nel febbraio scorso ha scatenato la reazione del procuratore Cuno Tarfusser che ha preso carta e penna, ha preparato un documento di dissenso (sottoscritto da tutti i magistrati della Procura) e lo ha inviato al Ministro, al Consiglio superiore della magistratura e al Procuratore generale.

Il caso del sacerdote accusato di violenze sessuali a ripetizione ai danni di una parrocchiana bambina, sta creando fratture apparentemente insanabili nella magistratura altoatesina. Come noto il religioso è stato assolto in primo grado. Ora però il caso è destinato a finire entro poche settimane davanti alla sezione bolzanina della Corte d’appello.

I fascicoli del corposo processo sono dunque passati all’Avvocato generale che dovrebbe rilevare il lavoro del Procuratore Cuno Tarfusser e del sostituto Donatella Marchesini, autori dell’ inchiesta. Nel febbraio scorso, però, il dottor Coraiola fece tranquillamente capire che le posizioni delle due Procure non sono certo univoche sul caso e non mancò di sottolineare le proprie profonde perplessità su alcuni «passaggi procedurali» molto disinvolti dell’inchiesta come la decisione del magistrato inquirente di permettere alla donna denunciante di portarsi a casa il verbale di interrogatorio per apporvi eventuali correzioni sulle accuse mosse al prete e la decisione di sottoporre a perizia psichiatrica il testimone chiave il quale avrebbe ripetuto più volte di non ricordare assolutamente nulla. Su questi due passaggi dell’inchiesta il dissenso tra Procure è totale. «Non sarò certo io – disse il dottor Silvio Coraiola – a sostenere in aula l’ipotesi accusatoria».

Una dichiarazione che suonò come una innegabile presa di distanza rispetto al teorema su cui si è sempre basata l’imputazione a carico di don Giorgio Carli. Ora però il caso potrebbe provocare un procedimento di carattere disciplinare nei confronti dello stesso Coraiola che avrebbe in qualche maniera delegittimato il lavoro svolto dalla Procura con dichiarazioni pubbliche rilasciate, oltrettutto, prima ancora di aver preso visione dei fascicoli dell’inchiesta. «Ho voluto segnalare alle autorità competenti un atteggiamento ed un modo di fare del collega Coraiola che non condivido» ha confermato ieri il procuratore Cuno Tarfusser.(12 settembre 2007)

http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…trati/1763768/6

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