La curia di Firenze si chiude a riccio a difesa del suo vescovo e invoca la mordacchia della censura:

CURIA FIRENZE: SI RIPROMETTE DI AGIRE PER VIE LEGALI

(AGI) – Firenze, 18 set. – “A tutela della onorabilita’ del Vescovo Ausiliare, ci si ripromette di adire le vie legali”.
Cosi’ la Curia di Firenze risponde a notizie di stampa, apparse oggi 18 settembre, riguardo all’indagine sul “caso Cantini” con un pesante coinvolgimento del Vescovo Ausiliare Monsignor Claudio Maniago. “Non possono – si legge in una nota – che creare turbamento, insieme a sconcerto per le incredibili affermazioni di presunti testimoni; affermazioni tutte da dimostrare, a quanto si apprende dagli stessi giornali, e comunque pubblicate prima che la Magistratura, verso la quale confermiamo la nostra fiducia, abbia compiuto le sue verifiche”. La curia ribadisce “la solidarieta’ al Vescovo Claudio, per la sua indiscussa fedelta’ alla Chiesa e per la stima che largamente gode”. Infine “ci si augura che questo nuovo capitolo della vicenda Cantini, che oggi chiama in causa cosi’ pesantemente il Vescovo Ausiliare di Firenze, sia dai mezzi di informazione presentato con il rispetto dovuto alle persone, senza ricorrere a scoop sensazionalistici, che finiscono per alimentare un’ingiustificata gogna mediatica”.

http://www.agi.it/firenze/notizie/20070918…012218-art.html

FIRENZE, BUFERA SUL VESCOVO “E’ LUI QUELLO DEI FESTINI”
Accuse contro l’ausiliare Maniago: “Orge sado-maso e minacce ai testimoni”
martedì 18 settembre 2007 , di la Stampa

di GUIDO RUOTOLO

INVIATO A FIRENZE

Anche il Vescovo ausiliare di Firenze, Claudio Maniago, chiamato in causa da alcuni testimoni tra cui due sacerdoti e due dipendenti civili della Curia stessa, è finito nel tritacarne dei sospetti, dei veleni, delle accuse indicibili che stanno destabilizzando la Chiesa fiorentina, e che ha visto già una testa cadere, quella di don Lelio Cantini, ex parroco della chiesa «Regina della Pace», indagato – insieme alla sua perpetua «veggente», Rosanna Saveri – dalla Procura di Firenze per violenze sessuali, psicologiche e plagio.

Lo scandalo di don Cantini

Don Cantini è già stato «condannato» dal Vescovo, il cardinale Ennio Antonelli, al termine di un processo canonico – «essendo i fatti a lui contestati ormai lontani nel tempo e giuridicamente prescritti» -, al divieto (per cinque anni) di confessare, di celebrare messa e gli altri sacramenti, di assumere incarichi ecclesiastici. Ma quelle accuse, anche se lontane nel tempo (le violenze anche contro ragazze minorenni dai 12 ai 17 anni) sono state ritenute fondate. E l’inchiesta aperta dalla Procura di Firenze avrebbe anche raccolto testimonianze di abusi e di violenze più recenti.

Nell’ambito di questa indagine sono emerse le accuse nei confronti del vescovo ausiliare, Claudio Maniago, che «sapeva» cosa faceva don Cantini e lo avrebbe protetto, coprendolo anche nella gestione (privatistica) del patrimonio immobiliare, frutto delle «donazioni» dei parrocchiani. Di più, secondo le testimonianze raccolte in Procura, anche il Vescovo Maniago avrebbe partecipato a degli incontri sessuali, l’ultimo nel 2003, e avrebbe «minacciato» i testimoni esortandoli al silenzio.

L’alto prelato non sarebbe stato ancora formalmente iscritto sul registro degli indagati, anche se la Procura di Firenze ha avviato nei suoi confronti delle verifiche investigative sulla base dei testimoni che lo accusano: sono stati setacciati i tabulati telefonici del cellulare a lui riferibile e portate a termine, sembrerebbe con esiti positivi, delle prime verifiche bancarie.

Storie indicibili, di festini a luci rosse. Le vittime delle violenze subite da don Cantini già nel 2004 si rivolsero al Vescovo Maniago, per chiedere aiuto. Ma non accadde nulla. Solo un anno dopo, si rivolsero al Vescovo Antonelli e il 20 marzo del 2006 addirittura a Sua Santità Benedetto XVI, a papa Ratzinger.

Il 21 aprile scorso, il pm Paolo Canessa, riceve nel suo ufficio un uomo, P. C., gay dichiarato, che ha riconosciuto nella foto pubblicata sulle pagine locali di un quotidiano il vescovo Maniago, come colui che partecipò, nell’agosto di dieci anni fa, a un incontro «sadomaso». «Feci un annuncio sul periodico “Contattiamoci” nella rubrica “sadomaso” – verbalizza il testimone – e un giorno fui chiamato da una persona che poi seppi essere un sacerdote che si presentò come “don Andrea”, che mi diede appuntamento alla Certosa del Galluzzo a Firenze e che poi mi portò sulla costa vicino Cecina. Ebbi un primo rapporto con don Andrea, che poi mi ospitò in quella che indiscutibilmente era la canonica di una chiesa. La mattina dopo, don Andrea e un altro sacerdote, don Mauro, mi dissero di prepararmi che sarebbe arrivato il “padrone”. C’erano anche due “ragazzi di vita”, meridionali… Il “padrone” l’ho riconosciuto in fotografia, era Claudio Maniago…».

Storia incredibile, quella verbalizzata da P. C. (in parte accennata sulle pagine locali di un quotidiano e per questo l’uomo è stato minacciato).

Il testimone racconta della sua crisi, quella sera, del suo abbandono, della fuga. E che fu ricontattato da don Andrea che gli offrì (e poi diede) dei soldi, oltre tre milioni di lire: «Avevo paura – ha verbalizzato – che si potesse pensare a un’ estorsione per comprare il mio silenzio… ma loro dicevano di volermi fare soltanto un’offerta…».

I soldi e la crisi

P. C. ha indicato al pm Canessa la possibilità di trovare dei riscontri: «Quei soldi mi furono bonificati sul conto della agenzia 1 della Banca di Iesi (poi Banca delle Marche ndr.)». Effettivamente, dai primi accertamenti confermano una movimentazione proprio in quel periodo. Un «indizio» che non prova nulla ma che, evidentemente, rappresenta per gli inquirenti un punto a favore della credibilità del testimone. Ma non è soltanto questa «accusa» ad aver convinto la Procura di Firenze ad allargare le indagini sugli abusi sessuali compiuti da don Cantini, il padre spirituale, il «maestro» che ha guidato il Vescovo Maniago nel suo percorso che lo avrebbe portato ad indossare la tonaca. Ci sono i testimoni della Curia. E l’inchiesta del pm Canessa adesso vuole verificare la fondatezza di quelle «accuse».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=75281

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