Pedofilia, bufera sulla Curia di Torino adesso i sacerdoti indagati sono sei

TORINO – La macchia si allarga. I preti coinvolti nell’ inchiesta sono almeno sei. Da ieri la Procura di Torino ha deciso di secretare gli atti: «Lo impone la delicatezza della vicenda e il rischio di distruggere la reputazione delle persone suola base di accuse ancora da provare», dice il procuratore Marcello Maddalena. L’ indagine sui sacerdoti accusati di pedofilia esce dai confini del Piemonte e si allarga a Lombardia, Puglia, Liguria. Oltre ai tre indagati torinesi, don Luciano Alloisio, economo dell’ istituto Valsalice, Monsignor Mario Vaudagnotto, cerimoniere liturgico del Duomo (accusato di violenza sessuale aggravata e continuata) e padre Nino Fiori che aiuta nella celebrazione delle messe in Cattedrale, nel giro dei ricatti a sfondo sessuale di Salvatore Costa sono caduti ieri altri tre religiosi. Contatti che emergono dalle intercettazioni telefoniche sul cellulare del ricattatore. E’ il 30 luglio quando gli inquirenti scoprono che Costa si trova a Magenta: lui telefona alla convivente, Manuela, e le racconta che sta «asciugando un prete», e che la parrocchia sta inviando a casa sua una signora per pagare. Il giorno seguente Manuela gli dice che la donna della parrocchia San Martino la «sta martellando», lui risponde che «sta andando alla stazione e che si è attaccato a un prete di merda e gli ha tirato in faccia tutta la moneta che ha preso». Il prete della Liguria viene invece tirato in ballo dall’ audizione di una testimone, che ha ospitato nel 2003 a casa sua Manuela e Salvatore. La donna racconta agli inquirenti che il ragazzo si vantava di aver estorto denaro «a un prete della Liguria che intratteneva rapporti sessuali con altri religiosi o persone della comunità». Il 24 luglio Salvatore Costa è a Foggia: «Cosa fai là?» gli chiede la convivente. E lui risponde: «Mi hanno dato una dritta. Ma a questo l’ hanno trasferito.. non c’ è più qua». Le intercettazioni di quei giorni svelano però anche un altro ambiguo particolare: un presunto accordo per ritrattare le accuse contro don Alloisio. Salvatore l’ avrebbe proposto al suo primo difensore, quello d’ ufficio, Roberto Ariagno. È Manuela a parlarne con un’ amica: «…naturalmente Salvatore per il suo silenzio ha proposto al suo avvocato, che è amico dell’ avvocato che difende l’ altro, un pagamento di 30 mila euro da dividere con il suo legale, così ritira la denuncia. L’ avvocato ha risposto che gli farà sapere». Una settimana dopo l’ accordo sarebbe però definitivamente sfumato, come racconta sempre Manuela all’ amica: «L’ avvocato ha spiegato a Salvatore che non si può fare niente per quella cosa là, perché puzzerebbe troppo la cosa..». L’ avvocato Ariagno, ora sostituito con lo studio Dal Fiume, nega che ci sia mai stato un accordo: «Io ho solo dato consigli tecnici per la difesa. L’ unico accordo era con il pm Cristina Bianconi per non far trapelare la notizia alla stampa per far proseguire con calma le indagini». Intanto gli inquirenti stanno cercando i ragazzi torinesi che si prostituivano in via Avigliana e in via Cavalli: sono tre, Alessandro, Massimiliano e Cristian. E potrebbero essere proprio gli stessi con cui Don Alloisio ha ammesso di aver avuto rapporti sessuali in passato. Nelle carte dell’ inchiesta si parla di una lettera «di presentazione» scritta da monsignor Mario Vaudagnotto e recapitata da Costa a don Alloisio: potrebbe contenere consigli a pagare il ragazzo, ma su questo gli inquirenti stanno ancora svolgendo accertamenti. Durante le perquisizioni effettuate due giorni fa nell’ abitazione del prete della chiesa di San Lorenzo è invece stata trovata la contabilità dei suoi pagamenti al ragazzo di strada. Il difensore di Salvatore Costa ha polemizzato ieri con la Procura ammonendola a «non usare due pesi e due misure nei confronti dei ricattatori e dei sacerdoti accusati di pedofilia».

PAOLO GRISERI SARAH MARTINENGHI

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