“Padre Luciano, sono senza soldi e lui mi portò nel suo ufficio”

A due passi tribunale, uno spaccato di storie di sbandati raccolto dai giudici
“Era terrorizzato dall’idea che si sapesse mi faceva firmare dei fogli per farmi tacere”

TORINO – Storie di ragazzi di strada, quelli che a Torino si incontrano in via Cavalli, via Avigliana, a pochi passi dal tribunale. Storie di sacrestie, di denari tenuti in casa. Addirittura di liberatorie custodite gelosamente alla consegna del denaro, frutto del ricatto e di un passato tutto da chiarire. Più Pasolini, che Boccaccio, più personaggi drammatici che gaudenti nella vicenda che rischia di essere solo all’inizio. Una storia di ricatti e forse di altro.

Nelle carte del processo che coinvolge don Luciano Alloisio e monsignor Mario Vaudagnotto c’è una Torino sotterranea, forse inconfessabile. L’ordinanza del gip, trenta pagine di confessioni e racconti, contiene accuse pesantissime che ora gli inquirenti stanno verificando. Le accuse di Salvatore Costa partono dal 1997 “quando incontrai don Alloisio presso la Fondazione dei Fratelli dimenticati” e che proseguono fino a pochi mesi fa: “Avevo bisogno di soldi, sono sposato e padre di due bambini. Il sacerdote mi aveva promesso un prestito, poi ha cambiato idea e ha deciso di non aiutarmi più. Con don Luciano avevamo avuto, anni fa, incontri sessuali. Una volta mi aveva proposto di andare nel suo ufficio”.

Dopo quelle esperienze era nata l’idea del ricatto: “Lui mi dava dei soldi, quando ne avevo bisogno, ma era terrorizzato dall’idea che quella storia diventasse pubblica. Mi faceva firmare dei fogli e mi diceva: ‘Io non ho mai voluto fare sesso con te'”. L’accusatore è un fiume in piena: “Sapevo che alcuni sacerdoti della città si incontravano con i ragazzi di strada, me lo avevano detto i miei amici che fanno parte di quel mondo”.

Accuse che, in parte, i pm torinesi hanno cominciato a verificare nei giorni scorsi. E che li hanno spinti a denunciare don Alloisio in base all’articolo 600 bis del codice penale, quello che punisce la pedofilia, gli abusi sessuali sui minori e l’induzione alla prostituzione. Con un’aggravante: quella di aver agito facendosi forza del suo ruolo di sacerdote.

Non meno gravi sono le accuse di Salvatore Costa nei confronti di monsignor Vaudagnotto. Scrive il gip che “Costa è colpevole di aver estorto denaro al sacerdote nella chiesa di San Lorenzo per alcune migliaia di euro” ma aggiunge che l’accusatore dice di aver avuto “rapporti sessuali con il sacerdote a partire dall’età di 18 anni”, dunque dal 2000. Accusa che, se fosse verificata, sarebbe meno pesante di quella nei confronti di don Alloisio perché a quell’epoca dei presunti incontri con Vaudagnotto il ragazzo era maggiorenne.

Nell’ordinanza non si fa cenno delle dichiarazioni di Costa che coinvolgerebbero almeno un altro sacerdote piemontese. Ma lo stesso accusatore dovrà essere ascoltato nuovamente per capire se il suo era un caso isolato o se anche altri ragazzi avessero partecipato ai presunti incontri con i sacerdoti. “Nei prossimi giorni prenderemo altri provvedimenti”, assicuravano ieri alla procura torinese facendo intendere che l’inchiesta potrebbe avere importanti sviluppi.
(p. g. e s. mar.)

(8 agosto 2007)

http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/cronaca/torino-sacerdoti/accuse-sacerdoti/accuse-sacerdoti.html

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