Uno dei preti coinvolti è l’economo del liceo più prestigioso di Torino in cui hanno studiato, tra gli altri, il card., Bertone, il procuratore Caselli e i giornalisti Marco Travaglio e Giorgio Tosatto

Il liceo di Bertone e del giudice Caselli

In quella scuola, sulla collina torinese, studiò anche il Segretario di Stato vaticano
GIOVANNA FAVRO
TORINO
Com’è diverso, quel mondo di miserie e di violenze che s’è abbattuto sull’economo, dal mondo che si schiude dietro il grande cancello del Valsalice. Un mondo che da quelle accuse non è stato sfiorato, sporcato, nemmeno per un soffio, una briciola.
L’indirizzo, viale Thovez 37, è lo stesso da più di cent’anni, a due passi dal centro della città e già immerso nel verde della collina torinese, fra strade tranquille in cui si aprono le ville dell’alta borghesia e dell’aristocrazia subalpina.
Dietro al cancello c’è la salitella con la tomba in cui è stato sepolto per un periodo san Giovanni Bosco, che fondò la scuola acquistando l’edificio nel 1879. In pochi istanti s’arriva al cortile pavimentato di porfido, con le colonne che formano un loggiato elegante: un ingresso monumentale, ma anche un campo da pallone, con le porte. È tutta qui, forse, la chiave della scuola: studio severo, tradizione e cultura, ma abbinati alla spiritualità dell’oratorio salesiano, fatta anche di sport, di amicizia, di allegria. Negli edifici costruiti a «U» intorno al cortile ci sono la chiesa, il glorioso museo di storia naturale fondato da don Bosco e 31 aule grandi e luminose, con ciò che serve a un moderno liceo scientifico e classico, abbinato a due sezioni di scuola media: laboratori, aule multimediali, teatro. E poi i campi sportivi, le stanze dei salesiani.
Oggi gli allievi sono circa 800. Figli e figlie di ricchi vestiti da cabinotti, ma anche rampolli di estrazione più umile, con i genitori che, per pagare i 3 mila euro di retta, fanno sacrifici su sacrifici. Di sicuro, le 5 mila persone che hanno studiato qui, hanno imparato molto più che un cumulo di nozioni. Un volto noto dall’eloquio tagliente come Marco Travaglio, ad esempio, parla della sua ex scuola con grande tenerezza: «Ci ho lasciato il cuore. Là ho incontrato i preti meno bigotti che abbia mai conosciuto. Persone di altissimo livello professionale». Ripensa ai palazzi disposti a «U», al museo con i minerali: «Ogni tanto ci vado ancora, anche se i miei professori non ci sono più. Ci andavo già da piccolo: hanno frequentato quell’oratorio anche mio padre e mio nonno».
Ha studiato al Valsalice anche l’arcivescovo Tarcisio Bertone. Sono ex allievi Giancarlo Caselli, l’umanista Guido Davico Bonino, Giorgio Tosatti e l’ex rettore dell’Università Rinaldo Bertolino, che era capitano della squadra di calcio. «Valsalice – dice quest’ultimo – m’ha dato una dimensione di serietà, di formazione profonda e rigorosa. Le lezioni di don Perissinotto mi spinsero verso l’inglese in anni in cui si studiavano solo le lingue morte».
Gli ex allievi ricordano le sfide di pallone e la rivalità con i ragazzi del San Giuseppe, il «SanGip» dei padri giuseppini. Ricordano giornate di studio duro, chini sui libri, ma anche pomeriggi di sole e di risate. La storia dell’economo, con il loro liceo non c’entra davvero niente. Non trova posto un nesso con la scuola negli atti giudiziari, e nemmeno nel cuore.

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