L´amico dell´arrestato: “Mi raccontò le violenze subite da bambino, voleva farla pagare a certi preti”

“Facevamo il giro delle chiese e Salvatore usciva con i soldi”

“Una volta padre Nino lo ha minacciato per strada: diceva di avere un fratello poliziotto”

GABRIELLA COLARUSSO

di paolo griseri

Il supertestimone ha quarant´anni, la barba e un lungo codino di capelli neri. Non ce l´ha con tutti i preti «ma solo con quelli che hanno fatto i bastardi». Con lui e il suo amico Salvatore Costa «che era in casa mia fino alla sera prima dell´arresto».

Con Salvatore Costa, Gregorio ha condiviso gli ultimi due anni di vita «e il racconto di come ci è capitato, da ragazzini, di essere violentati da un adulto». «L´adulto che ha violentato me era uno sconosciuto incontrato a Porta Nuova. Avevo dodici anni. Quello che ha abusato di Salvatore era padre Nino Fiori. Salvatore aveva 14 anni. Era solo, la madre era in Sicilia. Ha chiesto aiuto al prete che lo ha fatto salire in casa sua, gli ha dato cena e l´ha portato a trascorrere la notte nel suo letto a una piazza e mezza».

Non è la prima volta che Gregorio racconta questo abisso. Lo ha già fatto nei giorni scorsi di fronte agli inquirenti. Riferisce particolari precisi, fa nomi. Alcuni già emersi nell´inchiesta, altri finora sconosciuti. Non diremo i nomi dei preti finora estranei all´indagine, ci limiteremo a riferire i fatti che li riguardano.

Quando ha incontrato Salvatore Costa?

«Lo conoscevo da tempo ma abbiamo cominciato a frequentarci davvero due anni fa. Quando ci siamo raccontati le nostre storie».

Che cosa le ha raccontato Salvatore?

«Che quando era un ragazzo era disperato. La madre viveva al Sud, il padre aveva una vita disordinata. Lui aveva bisogno di soldi, girava a Moncalieri, vicino alla chiesa. È lì che ha incontrato padre Nino. Era un prete giovane. Gli ha promesso di aiutarlo, gli ha offerto la cena con quel che è seguito. Salvatore aveva quattordici anni».

Da allora Salvatore non ha più incontrato padre Nino?

«Lo ha rivisto quando è arrivato a fare il viceparroco in Duomo. Ma ormai Salvatore era adulto e aveva deciso di ricattare i preti che gli avevano fatto del male. Soprattutto padre Nino e don Luciano Alloisio. Una volta padre Nino lo ha incontrato per la strada. Gli ha detto: ‘Stai attento, Salvatore, ho un fratello poliziotto´».

Perché Salvatore ricattava don Alloisio?

«Perché quando aveva quindici anni il prete aveva avuto un rapporto con lui. In quel periodo don Luciano viveva in via Chanoux, alla Fondazione dei fratelli dimenticati. Gli dava dei soldi. Poi, una volta, lo ha fatto salire sulla sua auto e lo ha molestato».

Da quanto tempo Salvatore ha cominciato a ricattare don Luciano?

«Negli ultimi anni, perché aveva bisogno di soldi. Gli telefonava in continuazione, gli diceva ‘Dammi i soldi o racconto tutto´ e l´altro pagava. Arrivavano botte di 400-500 euro. Una volta Salvatore ne ha chiesti 800, l´altro gliene ha dati la metà, Salvatore ha protestato e il prete è tornato in casa per prendere quel che mancava».

Ricattava così anche monsignor Vaudagnotto?

«Sì, ma io di monsignor Vaudagnotto non posso che parlare bene. Ha aiutato tante persone, ha aiutato anche me. Don Mario è una persona tormentata. Secondo me Salvatore lo ha preso in giro, gli ha fatto credere che quando era successo qualcosa tra di loro aveva meno di diciotto anni ma non era vero. Lo faceva per avere soldi. Vaudagnotto nell´ultimo anno ha speso tutto quel che aveva. Non so se sapesse davvero che Salvatore era minorenne quando era successo. Comunque pagava. Alla fine Salvatore lo ha costretto a scrivere una lettera a don Luciano perché pagasse lui che i soldi sapeva dove trovarli».

Salvatore chiedeva soldi anche ad altri preti?

«Certe volte lo accompagnavo in macchina per le chiese della provincia. Lui entrava e dopo un quarto d´ora usciva con 100-200 euro, anche di più. Non so che cosa facesse, ma andava così».

L´ha accompagnato anche fuori dal Piemonte?

«Io non l´ho mai accompagnato. Ma so che spillava soldi a un frate di Sanremo con cui aveva avuto un rapporto. Lo minacciava e l´altro pagava. Per fare più in fretta andava in un phone center di Sanremo e trasferiva i soldi con il sistema che usano gli immigrati».

Perché rivolgersi ai preti?

«Perché pagano e hanno paura. È capitato anche a me. Un parroco che oggi guida una chiesa del centro di Torino ha cercato di palpeggiarmi alla fine della confessione. Mi faceva lavorare nella parrocchia dove si trovava allora. Ma mi dava due soldi. Così aveva creduto che fossi disponibile a qualche prestazione extra. Io ho detto di no e mi ha cacciato dalla chiesa».

Ha fatto il nome di questo sacerdote agli inquirenti?

«Certo, perché penso che sia giusto che si sappia quali sono i sacerdoti che fanno queste cose».

http://www.gaynews.it/view.php?ID=74956

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