Per il Nicaragua è una sorta di complotto.

Dall’Unione Sarda di oggi

Per il Nicaragua è una sorta di complotto. La notizia dell’indagine della magistratura italiana non era ancora ufficiale, ma circa un mese e mezzo fa alcuni organi di stampa del Centroamerica hanno dato notizia del coinvolgimento di padre Marco Dessì nella vicenda di pedofilia per la quale da lunedì scorso, si trova in carcere

La petizione. Lo spunto a trattare l’argomento è stato dato da una petizione organizzata da un gruppo di nicaraguensi che, elogiando l’operato del missionario sardo in favore delle persone più bisognose, hanno fatto riferimento a una sorta di congiura organizzata nei suoi confronti per screditarlo.

Calunnie a danno di un uomo che nel Paese del Centroamerica viene visto come un benefattore, quasi un santo per l’impegno trentennale profuso nella missione di Betania. Ma un complotto ordito da chi? Chi potrebbe avere avuto interesse a spingere i bambini a raccontare delle presunte violenze subite prima ai volontari di Rock no war di Modena e Solidando di Cagliari, poi agli investigatori italiani?

Il vescovo Miglio. Se segnalazioni ci furono è certo che non sono mai arrivate alla Diocesi di Iglesias, cui appartiene Villamassargia il paese d’origine di padre Dessì. Né l’attuale vescovo monsignor Tarcisio Pillolla, né monsignor Arrigo Miglio che guidava la Diocesi fino al ’98, hanno mai sentito alcuna lamentela sull’operato del missionario. Al telefono da Ivrea, monsignor Miglio conferma: «Non ho mai sentito nulla né di questo fatto né di altro. Padre Marco è incardinato in Nicaragua, appartiene al Clero del luogo e con noi non aveva rapporti di alcun tipo. Peraltro non l’ho mai conosciuto di persona: né lui è venuto da me quando ero vescovo di Iglesias, né io sono mai andato nella missione del Nicaragua».

Ma, secondo i firmatari della denuncia, le prime segnalazioni sul comportamento di padre Marco sarebbero state fatte già agli inizi degli anni ’90 alle autorità del Nicaragua e a quelle ecclesiastiche.

Rock no war, Solidando e il Comune di Correggio (che in passato aveva sostenuto le iniziative portate avanti da padre Marco), contemporaneamente alla presentazione dell’esposto in Procura, hanno segnalato ufficialmente il caso alla Congregazione per la dottrina della fede, un organismo che vigila sul comportamento dei sacerdoti ed, eventualmente dovrà decidere se ci sono gli estremi per avviare un procedimento nei confronti del religioso.


http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…filia/1451507/6

Trovato in casa il biglietto per il Nicaragua: il magistrato conferma l’arresto del religioso
Stava per fuggire il prete accusato di pedofilia
Mariagrazia Marilotti e Erminio Ariu
Indagato per altri reati anche il suo commercialista: riciclaggio di denaro e truffa CAGLIARI. Aveva già organizzato la fuga ma prima che potesse metterla in atto sono arrivati i carabinieri della compagnia di Cagliari e lo hanno portato a Buoncammino da dove è stato poi trasferito nel carcere di Parma. Ha una sfilza di accuse che pesano come macigni padre Marco Dessì, il religioso originario di Villamassargia arrestato in casa della sorella per pedofilia.
Ieri mattina il pubblico ministero, Lucia Russo, ha convalidato l’ordinanza di custodia cautelare con lo scopo di impedire al prete di reiterare il reato di violenza sessuale su minori e di inquinare le prove. Il missionario sarà sentito nei prossimi giorni, in carcere, dal sostituto procuratore della repubblica che conduce le indagini alla presenza dell’avvocato di fiducia, Pier Luigi Concas.
I militari durante la perquisizione in casa gli hanno trovato i biglietti aerei: destinazione Managua via Milano con un volo delle 9,30 della stessa mattinata. Padre Marco, religioso della congregazione Divino Gesù operaio e fondatore di una comunità per piccoli bambini abbandonati in Nicaragua era tornato nell’isola da poco più di una settimana. Sapeva che la sua libertà aveva i giorni contati. Anche la Chiesa lo aveva invitato esplicitamente a tornare in Italia e ritirarsi in convento. Forse aveva affrontato questo viaggio per salutare i suoi familiari e magari salvare la faccia ai loro occhi, ma soprattutto per curare e alleviare le sofferenze causate da un tumore ai polmoni. Se per il religioso le imputazioni vanno dalla violenza sessuale continuata su ragazzini di età fra i sei e i 12 anni i suoi guai con la giustizia potrebbero non fermarsi qui.
Oltre alle accuse di pedofilia i magistrati stanno indagando su altre ipotesi di reato in concorso con altre due persone di nazionalità straniera: il suo commercialista in Nicaragua e una terza persona, forse un componente della comunità di Chinandega che risultano indagate per reati che vanno dal riciclaggio di denaro alla truffa all’appropriazione di immobili e tentativi di corruzione di testimoni. A mettere nei guai il prete sono una marea di testimonianze: sono una ventina i ragazzi che avrebbero subito e raccontato quanto il prete li costringeva a fare. Ma non solo. A quanto pare otto di questi ragazzi ora diventati più grandi hanno raccontato di violenze che risalgono alla metà degli anni ’80. Ad aggravare una situazione già pesantissima il religioso avrebbe tentato con la complicità del commercialista di corrompere le piccole vittime delle violenze offrendo loro dai 30 ai 40 mila dollari in cambio della ritrattazione o del silenzio. E in certi casi minacciando di ucciderli se avessero rifiutato. Gli squallidi giochi erotici padre Marco li praticava, secondo le accuse, in Nicaragua con alcuni bambini, orfani e trovatelli, ospiti della sua comunità. Ma anche in occasione di alcune feste e meeting che organizzava in giro per il mondo, tra cui Houston nel Texas, dove raccoglieva fondi per mandare avanti la comunità, ma che secondo i movimenti di denaro accertati dagli inquirenti andavano a finire nei suoi conti privati, alimentando i cospicui conti bancari e patrimoni immobiliari: case, terreni, auto, tv al plasma. Ancora da accertare il racconto di un ragazzino nicaraguense ospitato a Villamassargia per le vacanze e poi violentato dal religioso con la complicità di un amico di nazionalità straniera.
In Sardegna l’arresto di don Marco Dessì ha avuto effetti devastanti nelle persone che da vari anni e a vario titolo hanno collaborato con il missionario per raccogliere fondi per la missione di Chinandega. Anche gli abitanti del comune di Correggio non credono alle accuse mosse al missionario. In questi anni l’ammnistrazione comunale del centro di Reggio Emilia aveva stanziato oltre 700 mila euro per la realizzazione di alcuni progetti regolarmente realizzati. In quella missione padre Dessì è riuscito a sfamare ogni giorno oltre 800 bambini, a costruire un ospedale ed un efficientisimo centro dialisi, scuole professionali e servizi sociali di eccezionale efficienza.
I membri dell’associazione Rock No War gli è stata vicina fino a settembre quando sono arrivate le prime segnalazioni e i primi gravissimi sospetti.(07 dicembre 2006)

http://www.telereggio.it/notizie/30158.html

mercoledì 06 dicembre 2006, ore 19.44
“Le vittime sono tantissime”
Lo hanno arrestato mentre, contrariamente al monito del Vaticano, stava lasciando l’Italia per tornare in Nicaragua. Ne sono convinti gli inquirenti che indagano sugli abusi che avrebbe commesso Don Marco Dessì su diversi ragazzini del paese del centro america. Quegli stessi bambini che vivevano tra i rifiuti, nelle discariche, e che con la sua missione diceva di voler salvare.
Al momento sono sei i ragazzi, oggi maggiorenni, che hanno denunciato le attenzioni sessuali avvenute nella seconda metà degli anni ottanta. Il sacerdote si dice innocente e c’è chi considera la vicenda una montatura organizzata contro Dessì perchè considerato una persona pericolosa nel contrasto della criminalità locale. L’esposto alla magistratura è stato inoltrato alla procura di Parma dall’avvocato reggiano Marco Scarpati. Dopo l’arresto, avvenuto in Sardegna, don Marco Dessì è stato trasferito nel carcere di Parma dove nelle prossime ore verrà ascoltato dal pubblico ministero Lucia Russo.
‘Sembra che questi abusi durassero da parecchi anni e che abbiano coinvolto decine e decine di persone – dice il Procuratore capo di Parma Gerardo Laguardia. – Don Dessì è un personaggio potente in Nicaragua, ha agganci ad altissimo livello e ha tentato di condizionare le parti lese offrendo loro dei soldi’.
Sono tante le associazioni e gli enti reggiani che in questi anni hanno sostenuto le iniziative benefiche di Don Marco Dessì. Perchè il missionario era più volte stato nella nostra provincia per raccogliere fondi a favore dei bambini nicaraguensi. Oggi quelle stesse persone che lo hanno aiutato sono sconvolte dalle accuse che vengono mosse al sacerdote. Saranno le indagini a fare luce sulla vicenda. Nell’attesa, don Marco Dessì resterà in carcere, troppo forte il pericolo di fuga o, peggio, di reiterazione del reato.

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