“Lasciate che i pargoli vengano a me”…

“Lasciate che i pargoli vengano a me”…

Con Marco Dessì, da 30 anni in Nicaragua, si portava dietro il coro GETZEMANI, fatto di ragazzi dai 9 ai 16 anni…

Dal sito dell’UNITALSI di Bologna:

http://72.14.221.104/search?q=cache:Zd2CS9…it&ct=clnk&cd=1

Sulla Pietra di Bismantova ci siamo tutti! (30 carrozzine, 80 disabili marcianti, i vari accompagnatori e tantissimi altri, in pratica circa 1200 persone). Sono circa le undici e trenta, ora fissata per la S.Messa celebrata da Padre Marco Dessi (missionario sardo da trentatrè anni in Nicaragua) e da Don Giordano Goccini.
Al termine della S. Messa abbiamo pranzato tutti assieme con gnocco fritto, pane fritto, salumi e panini. A seguire si è tenuto l’immancabile lancio dei palloncini per ricordare tutte le persone care delle varie associazioni che in questi anni ci hanno lasciato.
In questa giornata abbiamo avuto il piacere di avere come ospiti il CORO GETZEMANI del Nicaragua della scuola di musica della missione Betania composta da diciotto ragazzi di età compresa tra i nove e i sedici anni accompagnati da Padre Marco Dessi che nel pomeriggio ci hanno tenuto compagnia con la loro musica e i loro balli fino alle quindici.

Don Marco Dessì, 55 anni, a quanto pare è anche stimato nel mondo di sinistra.

A quanto pare il prete era semrpe accompagnato dalla cuola di musica itinerante…

http://www.arcifuori.it/articoli/scheda.asp?IDArticolo=138
NICARAGUA VIAGGIO
Di Pierluigi Senatore
E’ appena rientrata dal Nicaragua una delegazione dell’Associazione modenese “Rock No War”. Nel Paese centroamericano i volontari dell’Onlus hanno preso parte all’inaugurazione di un reparto di dialisi all’interno di un piccolo ospedale realizzato nella missione cattolica di Chinandega, cittadina a 130 km a nord della capitale Managua e sconvolta nel 1998 dall’uragano Mitch che solo in quell’area provocò oltre 3mila morti, tra l’indifferenza di gran parte del Mondo “ricco” e “civilizzato”. Al progetto della missione “Betania” di Chinandega, “Rock No War” ha contribuito con un primo finanziamento di oltre 35mila euro; mentre per il prossimo anno l’associazione sta reperendo quasi 60mila dollari per costruire una casa che dovrà ospitare i bambini ciechi tolti dalla vicina discarica; un vero inferno dei vivi. L’anima di questa missione è il sacerdote Padre Marco Dessi, 55 anni cagliaritano che <>. Trent’anni nel corso dei quali ha convissuto con la dittatura della famiglia Somoza (la più lunga del Centroamerica), con dieci anni di regime sandinista e poi con tre governi “liberali” e “democratici” che hanno dato il colpo di grazia al Paese con una terribile e inarrestabile corruzione radicata ad ogni livello della mastondotica burocrazia che “guida” un popolo di poco più di 5 milioni di anime; ma soprattutto Padre Dessi ha dovuto fare i conti con il terribile terremoto che nel 1972 distrusse il Nicaragua provocando decine di migliaia di morti; con l’uragano Mitch del 1998 e con un Paese piegato dalla fame e che ormai non si fa più illusioni perché troppe volte ha visto finire nel nulla le promesse di politici, politicanti e perché no anche di associazioni di volontariato. <>; con queste parole Padre Marco Dessi ha voluto salutare al termine della sua omelia in spagnolo, in una messa di saluto, la delegazione dell’associazione modenese “Rock No War” della quale faceva parte anche Beppe Carletti leader dei Nomadi, da sempre attento alle tematiche della solidarietà; una solidarietà concreta fatta di poche parole e di molti fatti. A Chinandega Padre Marco oltre ad occuparsi di quasi un migliaio di bambini ai quali fornisce istruzione, sanità, un pasto e a volte un tetto, è riuscito in questi anni a realizzare dal nulla una missione che è una vera oasi all’interno della quale c’è una chiesa, un parco giochi, una comunità giovanile, scuole professionali e medie, un ospedale chirurgico e adesso anche un reparto dialisi. Per il sacerdote cagliaritano la Chiesa deve andare dove c’è bisogno di Lei e non aspettare che chi ha bisogno venga da Lei. In Nicaragua l’associazione “Rock No War”, inoltre è stata ricevuta anche dal comandante Daniel Ortega, leader del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale e maggiore esponente dell’Opposizione e dal ministro dei Servizi Sociali del governo di Managua, la signora Edda Callejas. Con loro è stato possibile conoscere le due differenti visioni dello Stato e della situazione attuale che appare di profonda crisi istituzionale e sociale con il precedente presidente, Aleman, messo sotto accusa per corruzione e l’attuale, Bolanos, che sembra incapace di attuare una vera e radicale riforma. D’altro canto anche i sandinisti devono accusare se stessi per avere perso il potere nel 1990 al momento delle prime elezioni libere nel Paese. Daniel Ortega è stato impietoso nell’analisi della sconfitta riconoscendo molti errori come ad esempio quello di non aver dato vita ala riforma agraria a favore dei campesinos, di avere istituito il servizio militare obbligatorio e di non essere riuscito a mettere insieme le varie anime del Paese e del Frente; a suo merito, però, va riconosciuto di essere stato l’unico leader rivoluzionario ad avere accettato democraticamente di lasciare il potere una volta sconfitto alle elezioni. Durante la permanenza in Nicaragua, Rock No War, com’è ormai sua abitudine ha sfidato a calcio una formazione locale e per la prima votla (il risultato è storico) è riuscita a non perdere impattando per 4 a 4 anche per merito di Antonio, un 65enne mirandolese, massiccio e corpulento ma con un passato nelle giovanile del Bologna che si è erto come un balurado in porta. Da qualche giorno Padre Marco è in Italia per far conoscere il suo progetto; per fare questo il sacerdote, sempre tranquillo nonostante i problemi ai quali ogni giorno deve andare incontro, ma che ha saputo tenere a bada i somozisti, i sandinisti e i guerriglieri contras, si è fatto accompagnare da un coro composto da 17 bambini dai 9 ai 15 anni; bambini tolti dalle discariche, dalle strade, da una vita di violenza. A loro ha insegnato l’amore per Dio, la musica, l’arte e la vita e che adesso cantano perché il Mondo si ricordi di loro. Padre Marco con il coro “Getsemani” sarà la sera del 6 dicembre al Club La Meridiana di Casinalbo di Formigine; in seguito saranno a Cavezzo, San Felice e Modena. Per avere maggiori informazioni sul “Progetto Chinandega” e sull’attività svolta da Rock No War è possibile collegarsi al sito www.rocknowar.it.

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