Sacerdote accusato di pedofilia: «Se torno negli Usa mi uccidono»

Il 16 giugno scorso ha scritto a Mastella: «Signor Ministro, sono padre Joseph John Henn, la prego, non firmi l’ estradizione. Un prete cattolico accusato di sexual abuse non sopravvive nelle carceri americane. É esposto a rischi gravissimi». Tradotto: dentro l’ ammazzano. Ma il provvedimento ormai era firmato. E padre Henn, il giorno stesso, è sparito da Roma. Ora è ricercato non solo in Usa (wanted on child molestation, cioè per molestie sessuali su minori), ma anche qui da noi. Il sacerdote americano è ufficialmente latitante e la Corte d’ Appello contro di lui ha già emesso un nuovo ordine di custodia cautelare in carcere. Padre John, però, si è sempre difeso: «Io non ho mai abusato sessualmente di nessuno». «Se torno negli Usa mi uccidono», ha scritto a Mastella prima di sparire Fugge dai «domiciliari» ricercato prete pedofilo Doveva essere estradato negli Stati Uniti Fino al 16 giugno scorso, il prete statunitense, 57 anni, nato nel Wisconsin, ha vissuto agli arresti domiciliari nella casa generalizia dell’ Ordine a cui appartiene, quello dei Padri Salvatoriani, in via della Conciliazione, a due passi da San Pietro. Undici mesi prima, era stata la Squadra Mobile di Roma a notificargli il primo provvedimento restrittivo, ordinato sempre dalla Corte d’ Appello su richiesta del Dipartimento di Giustizia americano. I fatti incriminati risalgono, infatti, al periodo in cui Henn prestava servizio presso una parrocchia di Phoenix, Arizona, tra il 1979 e l’ 81. Contro di lui pendono le denunce di tre ragazzi, oggi tutti maggiorenni, che nel 2003 decisero di raccontare al procuratore distrettuale della contea di Maricopa, Rick Romley, le presunte molestie ricevute. Padre John, però, ha sempre respinto ogni addebito: «Oltretutto sono passati più di 25 anni dai fatti che mi vengono contestati e già nell’ 81 fui inquisito dalla polizia di Phoenix, interrogato e infine prosciolto. Perciò, che vogliono ancora da me? La verità è che negli Stati Uniti è in corso da tempo un attacco politico e giudiziario contro la Chiesa cattolica utilizzando proprio l’ argomento della pedofilia. Per questo non credo che in America sarei sottoposto a un giusto processo». «Se torno là, m’ ammazzano in prigione», ha ripetuto più volte padre Henn al suo avvocato italiano, Michele Gentiloni Silverj, cugino dell’ attuale ministro delle Telecomunicazioni. Inoltre, il prelato – nella lettera, disperata, inviata al Guardasigilli prima di darsi alla macchia – sostiene di essere molto cambiato: «Durante questo lungo periodo, ho sempre accettato di essere sottoposto ad una rigidissima disciplina, esteriore ed interiore, che mi ha reso una persona del tutto diversa da quella che, a prescindere dalla mia colpevolezza o meno, viene disegnata negli atti processuali di allora. Al contempo, la vita di clausura cui sono stato destinato dall’ Autorità Ecclesiastica è tale da soddisfare qualunque, anche solo teorica, esigenza di tutela della collettività». Peccato che in America non la pensino così. «La sua fuga – attacca Andrew Thomas, legale della contea di Maricopa, Arizona – denota una mancanza di rispetto della legge. Egli può scappare ma non nascondersi. Alla fine sarà catturato e giustizia sarà fatta». Dove si trovi, al momento, è impossibile dire. Sicuramente non in Vaticano: «Dall’ inizio – dice Gentiloni – non ha mai pensato di beneficiare dell’ extraterritorialità. Lui ha fiducia nella giustizia italiana, per questo aveva scritto a Mastella supplicandolo di non firmare l’ estradizione». Al ministero di Grazia e Giustizia risulta, però, che il provvedimento era già stato firmato (dall’ ex ministro Castelli?) molto prima che padre Henn, il 16 giugno, inviasse la lettera. E anzi proprio quel giorno – concludono in via Arenula – è iniziata la sua latitanza. Che avesse saputo? Non solo. Due giorni prima, il 14, anche la Cassazione aveva dato il via libera alla procedura. Insomma, non c’ era più scampo. Dove sarà, ora? Una traccia, forse, è contenuta proprio in un passo della lettera spedita al Guardasigilli, quando accenna all’ Alta Corte della Repubblica d’ Irlanda, che nel luglio 2005 rigettò «analoga richiesta di estradizione avanzata nei confronti di un mio confratello». Da Roma a Dublino? Il caso Era stato arrestato un anno fa «Child molestation»: molestie sessuali su minori. Con questa accusa, il 16 luglio 2005, padre Joseph John Henn, fu arrestato a Roma dalla polizia e messo ai domiciliari presso l’ Ordine dei Salvatoriani. Il 26 gennaio 2006 la Corte d’ Appello ha dichiarato la concedibilità dell’ estradizione negli Usa. Il 14 giugno via libera anche dalla Cassazione. Il 16 giugno padre Henn è sparito da Roma.

Caccia Fabrizio

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(4 agosto 2006) – Corriere della Sera

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