Sei mesi per don Casiraghi

LA PENA SOSPESA CONDIZIONALMENTE PER 2 ANNI – DURE CRITICHE DELLA CORTE ALL’INCHIESTA
Il parroco giudicato colpevole di atti sessuali con fanciulli

Corriere del Ticino, 27 ottobre 2005

È stato giudicato colpevole di atti sessuali con fanciulli ripetuti, consumati e tentati don Italo Casiraghi, l’ex- parroco di Gordola condannato ieri dalle assise correzionali di Locarno, presiedute dalla giudice Giovanna Roggero- Will, a 6 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per 2 anni ( pena dimezzata rispetto alla richiesta del pp Nicola Respini). Sono invece venute a cadere le accuse di molestie sessuali, mancando gli elementi costitutivi del reato. Il sacerdote dovrà inoltre versare 3 mila franchi per torto morale alla 14. enne oggetto delle sue attenzioni, nonché 20 mila franchi di spese legali. Pronunciando la sentenza la Corte non ha mancato di esprimere severe critiche agli inquirenti per i metodi usati nell’inchiesta che ha coinvolto la minorenne, che, comunque, nel codice penale occupa un ben preciso posto.

Una « leggerezza » che è andata avanti per più settimane in un pericoloso crescendo, in seguito anche alla decisione degli inquirenti di assecondare l’operato illecito del parroco. In pratica, è stata decisa un’inchiesta mascherata in cui l’infiltrato di turno altri non era che una ragazzina.

Una decisione che all’interno della polizia cantonale stessa non ha trovato tutti d’accordo. Anzi, al proposito, qualcuno ha sostenuto che « non si sarebbe dovuto dare da bere a chi aveva già bevuto » . L’indagine, comunque, è partita ed il « gioco » è andato avanti sino a quando il parroco si è trovato in una camera da letto con la 14. enne. Qui è scattata la trappola. Gli inquirenti hanno deciso ( previo assenso dei genitori e della ragazza) il via all’inchiesta mascherata perché pensavano di trovarsi di fronte a episodi ( diversi) più gravi. Ma il risultato dell’operazione rischiosa li ha portati soltanto ai piedi della scala davanti a cui si erano trovati quando era iniziata la vicenda. I primi elementi raccolti ( messaggini sms compresi) sarebbero bastati per neutralizzare e sanzionare il comportamento scorretto del sacerdote. Nel corso dell’indagine sotto copertura, poi, non tutto ha funzionato a dovere. Polizia e magistratura hanno sostenuto che non vi fu mai provocazione. Per la difesa e la Corte sì.

Da anni non si sentiva parlare nel nostro Cantone di inchieste mascherate. Le ultime svolte ( nel settore droga) non registrarono grandi successi, anzi. Crearono problemi all’interno del Corpo di polizia e durante i processi svoltisi in Ticino. Vi furono indagini « sotto copertura » nel corso delle quali ai presunti trafficanti furono inviati dal Ticino i biglietti aerei per arrivare a Lugano. Si trattava, in qualche caso, di sudamericani disperati: incalzati dagli infiltrati ( poliziotti) che si spacciavano per grossi trafficanti, dopo aver fatto migliaia di telefonate da Lugano oltre oceano, riuscirono a malapena a far arrivare in Svizzera un paio di chili di cocaina. Notevole, in aula, l’imbarazzo della Corte giudicante davanti a vicende di questo tipo. E le pene, in seguito alla provocazione, si abbassavano. Come per don Casiraghi. Ogni caso ha la sua storia e chi lavora per la giustizia cerca di ottenere sempre il miglior risultato. In buona fede. Ma non si deve mai perdere di vista il criterio di proporzionalità. In pratica: il gioco vale davvero la candela, codice alla mano? Si giustificava un’inchiesta mascherata iniziata il 13 dicembre 2003 e conclusasi il 17 gennaio successivo? Quanto tempo sarà necessario alla ragazzina per dimenticare di aver vissuto per oltre un mese una parte che non era la sua e che solitamente viene interpretata da poliziotti scafati ed opportunamente istruiti?

Emanuele Gagliardi

http://www.azur.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=630

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