Molestie, condannato sacerdote. Tre anni e mezzo di reclusione a don Barbacini

Il prete accusato di abusi sessuali da un sedicenne extracomunitario che aveva in custodia. L’inchiesta iniziata nel 2000.

Tre anni e sei mesi di reclusione, oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e all’interdizione perpetua dalla tutela e dalla curatela. E’ la pesante pena alla quale ieri mattina il giudice per l’udienza preliminare del tribunale, Caterina Fiumanò, ha condannato don Giorgio Barbacini, il sacerdote savonese finito a giudizio sotto la pesante accusa di aver ripetutamente compiuto atti sessuali nei confronti di un minore che non aveva ancora compiuto sedici anni. Con l’aggravante che il ragazzo, un immigrato extracomunitario, era sotto la sua custodia e tutela.

La sentenza, attesissima per la popolarità dell’imputato ma soprattutto per la delicatezza della vicenda, è giunta una manciata di minuti dopo mezzogiorno di ieri. A leggerla, nel suo ufficio al quinto piano del palazzo di giustizia, è stata la dottoressa Fiumanò. Che ha quasi totalmente accolto la tesi accusatoria sostenuta dal pubblico ministero Danilo Ceccarelli, che per il sacerdote aveva chiesto una condanna a quattro anni di reclusione, oltre ovviamente alle pene accessorie riguardanti l’interdizione temporanea dai pubblici uffici e perpetua per quanto concerne la tutela e la curatela di minori.

Don Giorgio Barbacini, che sino ai primi giorni del mese di maggio dello scorso anno era responsabile della comunità “Migrantes” istituita dalla Curia per tutelare i giovani extracomunitari con problemi di ambientamento, era stato rinviato a giudizio per una vicenda risalente al 2000, dalla quale il sacerdote ha sempre preso le distanze professando la propria innocenza. Secondo il pubblico ministero Danilo Ceccarelli, il sostituto procuratore che ha coordinato tutte le indagini nel corso delle quali sono state effettuate anche una lunga serie di intercettazioni telefoniche e ambientali, don Barbacini avrebbe compiuto atti sessuali nei confronti di un immigrato, un ragazzo che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto sedici anni. Non solo. Nel corso

delle indagini gli investigatori avrebbero scoperto vicende simili, con protagonisti sempre immigrati minorenni ma maggiori di sedici anni. Accuse che il sacerdote savonese ha comunque sempre respinto con decisione. Ieri mattina un primo epilogo della vicenda, con la dura sentenza di condanna da parte del giudice Caterina Fiumanò. Una sentenza contro la quale i difensori dell’imputato, gli avvocati Mauro Mazzi e Marco Russo, presenteranno ricorso in appello.

Gianluigi Cancelli Il Secolo XIX