Le storie nere del prete talent scout

Repubblica — 27 luglio 2004   pagina 5   sezione: TORINO

Allenatori, quasi “amici grandi”, ma sempre persone di fiducia alle quali le famiglie affidavano tranquille i loro ragazzi per fare sport e divertirsi. Invece, più di una volta, quei “maestri di vita” si trasformavano nel “lupo cattivo” delle favole. è già accaduto, a Torino, alla fine degli anni 80. Nell’ ottobre 1989, un sacerdote e allenatore di pallacanestro diventa protagonista delle cronache nazionali. Nel primo giorno di applicazione del nuovo codice di procedura penale voluto dal ministro Giuliano Vassalli, stabilirà il record del primo “patteggiamento” della pena. Due anni di carcere, mai scontati, per le violenze carnali imposte a 15 ragazzini che facevano parte della sua squadra di basket. Dopo la sentenza, il prete-pedofilo (un talent scout della pallacanestro subalpina) finì a fare il telefonista in un’ associazione di volontari. E in quello stesso anno, nella gang dei “professionisti della pedofilia” (un libraio di via Po, ma anche due avvocati e altri personaggi in vita) compaiono anche i dirigenti, l’ allenatore e il presidente di una squadra di calcio giovanile, la “Real Cavour”. Vicende ormai dimenticate, ma che si portano dietro il ricordo di famiglie oltraggiate e di terribili traumi che il tempo, quasi sempre, non è riuscito a cancellare. (r.t.)

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