Piove di Sacco (PD). Don Marco Bellato condannato per molestie telefoniche omosessuali, Assolto per violenza privata

PIOVE DI SACCO – Processo a porte chiuse con rito abbreviato. Conclusosi con l’assoluzione perchè il fatto non costituisce reato, ma insieme all’oblazione. Sul banco degli imputati don Marco Bellato, chiamato a rispondere di molestie: accusato di aver spedito sms con un contenuto spiccatamente erotico-omosessuale. Destinatari gli studenti cui il sacerdote piovese insegnava religione.

Il pubblico ministero Roberto D’Angelo, ripercorrendo la vicenda giudiziaria, aveva sollecitato una condanna. E ora dovrebbe decidere di appellarsi. La sentenza, emessa ieri pomeriggio al termine dell’udienza a porte chiuse, abbina all’assoluzione il pagamento per le molestie telefoniche e la violenza privata.

Poco più di trent’anni, il sacerdote si divide fra la parrocchia di Sant’Anna e l’insegnamento della religione alle superiori. Finchè un paio d’anni fa scoppia clamorosamente il «caso» che è approdato ieri in Tribunale. Il sacerdote spedisce sms agli allievi. Il contenuto non rientra nel normale rapporto con i ragazzi. Il prete e professore sconfina nel campo minato dell’erotismo. A distanza di qualche mese, gli short messages in versione omosessuale iniziano a disturbare i destinatari che sono minorenni. Qualcuno si confessa con i genitori. La vicenda arriva fino al preside dell’istituto superiore, che avvisa la Procura e iniziano le indagini condotte dai carabinieri di Piove di Sacco.

Si apre una vera e propria inchiesta, coordinata prima dal sostituto procuratore Antonino Cappelleri e poi dal pubblico ministero Paola Cameran che fa parte del pool specializzato nei reati a sfondo sessuale. Il sacerdote, interrogato, si è subito difeso affiancato dal difensore di fiducia, l’avvocato Emanuela Giraldo. Nega di aver tentato approcci con i ragazzi. Certo, con cinque-sei studenti si era scambiato «messaggini» via telefono cellulare. Ma era solo un modo per comunicare con loro. Insomma, nulla di illecito. Comunque, il sacerdote aveva preferito rassegnare le dimissioni da insegnante di religione. Ufficialmente, in quanto destinato ad altri incarichi. Fin da subito, però, il sacerdote era stato difeso a spada tratta dai fedeli della sua parrocchia. E il consiglio parrocchiale aveva preso nettamente posizione a suo favore.

Ma la giustizia ha continuato a fare il suo corso. Il Gip di Padova Claudio Marassi non aveva accettato il decreto penale di condanna che secondo la Procura della Repubblica quantificava in tre mesi (convertiti in una pena pecuniaria) il verdetto per don Marco Bellato. Molestie telefoniche e violenza privata i reati al centro dell’inchiesta. Per Marassi, una pena troppo esigua. A quel punto il pm Paola Cameran non ha potuto far altro che concludere il procedimento. Con rinvio a giudizio del sacerdote-insegnante. Il processo si è celebrato a porte chiuse per la delicatezza della vicenda, anche se nel frattempo gli studenti coinvolti non sono più minorenni.

Il pm D’Angelo ha ricordato come l’inchiesta si era sviluppata dalla segnalazione trasmessa in Procura dal preside dell’istituto tecnico. I genitori si erano rivolti a lui, segnalando la vicenda che vedeva protagonisti i figli. Il preside aveva trasmesso tutto alla magistratura. Le indagini avevano confermato l’esistenza degli sms spediti dall’insegnante con espliciti riferimenti sessuali. Di qui l’imbarazzo degli studenti, diventato poi fastidio per il «dialogo a distanza» dai toni omosessuali sia pure di fantasia. Tutto datato tra fine 2001 e l’inizio del 2002. Però al di là degli sms, nessun incontro o contatto fra il sacerdote-insegnante ed i ragazzi. I carabinieri di Piove hanno raccolto le testimonianze, mentre i pm hanno ricostruito in dettaglio il traffico telefonico.

Alla fine, la sentenza. Assoluzione per la violenza privata, ma oblazione per le molestie.

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