Inquirenti: “La mente era un prete così adescavano quei ragazzini”

La rivostruzione dei movimenti della banda di pedofili. Con regali costosi e viaggi facevano prostituire i piccoli.

GENOVA – Adescavano bambini e ragazzi, maschi, tra gli 11 e i 17 anni, offrendo loro regali costosi e viaggi all’ estero. Delle spese si occupava un sacerdote bergamasco di 56 anni. Era lui che tirava le fila del gruppo di pedofili che, secondo gli inquirenti, agiva soprattutto in Lombardia, in Versilia e nel Tigullio. Tutti frequentavano le zone di prostituzione maschile, a Milano e dintorni. Nelle auto e nelle abitazioni è stata sequestrata un ingente quantità di materiale: foto, parrucche, oggetti per pratiche sado-maso, riviste.

I quattro uomini sono finiti in carcere al termine di una lunga indagine partita dal commissariato di Rapallo e condotta in collaborazione con la questura di Genova. Gravissime le accuse nei loro confronti: violenza sessuale nei confronti di minori, atti sessuali con minori, prostituzione minorile e pornografia minorile.

Adesso, D.B., 56 anni, parroco di una chiesa di Bergamo, immediatamente segnalato alla Curia cittadina, C.P., 30 anni, operatore informatico e K.I, 30 anni, nullafacente, dedito alla prostituzione, anche loro bergamaschi, e L.B., 50 anni, residente a Carrara sono finiti dietro le sbarre. Mentre altre due persone, una di Carrara e una di Pavia, sono indagate.

Le indagini hanno preso l’avvio dopo una prolungata fuga di due fratelli di Rapallo di 14 e 15 anni. Una sparizione “sospetta” che aveva messo in allarme gli investigatori. Sei mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa e quando i due ragazzi tornarono a casa i sospetti su quell’ assenza “strana” e i loro racconti incongruenti diedero il via all’indagine. I due raccontarono di essere stati in viaggio in Francia con C.P., in alberghi costosi, destinatari di attenzioni e regali.

Parole che misero gli investigatori sulle tracce dei pedofili. Cominciarono intercettazioni, appostamenti e controlli. “In poco più di 6 mesi – racconta il capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il dirigente del commissariato di Rapallo, Carlo Di Sarro – abbiamo osservato decine e decine di adescamenti. La banda sceglieva soprattutto ragazzini provenienti da famiglie in situazione di disagio socio-economico. Le prestazioni dei bambini e dei ragazzi venivano anche pagate, dai 30 agli 80 euro: alcuni venivano avviati alla prostituzione, altri si intrattenevano con il sacerdote e i suoi complici. Era il sacerdote che forniva spesso i soldi per le spese necessarie ad adescare i ragazzini”.

I quattro pedofili facevano leva sul disagio che alcuni ragazzi manifestavano in famiglia. “Sacerdote e operatore informatico – spiegano i dirigenti della polizia – organizzarono la scorsa estate la fuga dalla Sardegna di un ragazzo che, in vacanza con il padre, riteneva di non beneficiare di sufficiente libertà. All’ arrivo dell’ adolescente alla Malpensa, abbiamo organizzato un controllo, che è apparso casuale, e abbiamo così potuto riconsegnare il ragazzo alla famiglia. All’aeroporto c’era il sacerdote ad attenderlo che è andato su tutte le furie quando s’è accorto che il suo piano era saltato”.

Il blitz anti pedofili è scattato nei giorni scorsi. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti arrestando i quattro, in Lombardia e a Carrara. Il sacerdote è stato sorpreso a letto insieme con l’operatore informatico, in un appartamento di Bergamo. “E ha negato – ha raccontato il capo della squadra mobile genovese – anche di fronte all’ evidenza: s’è giustificato dicendo che avevano freddo, per questo dormivano insieme”.

(6 maggio 2003)

http://www.repubblica.it/online/cronaca/pedovenezia/sacerdote/sacerdote.html

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