Pedofilia, parroco finisce in manette

Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote: “E’ un errore non ho fatto niente di male”

Pedofilia, parroco finisce in manette Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote: “E’ un errore non ho fatto niente di male” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI’ (Cuneo) – Ci sono le foto di un bambino di otto anni, ci sono ventitre’ dischetti da computer con immagini di pornografia infantile. E c’ e’ Don Luciano Michelotti, 59 anni, parroco di Fiamenga – 1500 abitanti, una piccola frazione di Mondovi’ – arrestato per sfruttamento minorile, detenzione e diffusione di materiale pornografico riguardante minorenni. Accuse tremende. Infamanti per tutti, figurarsi per un sacerdote di paese. Quando lo sono venuti a prendere, ha salutato la sua perpetua dicendole soltanto: ” + un equivoco, io non ho fatto niente di male, vai in paese a dire che domani saro’ qui a dir messa”. Si sbagliava: ieri il gip di Mondovi’ Luigi Acquarone gli ha concesso gli arresti domiciliari, ma Don Luciano ha ancora molto da spiegare al pm Ezio Basso. Comincia tutto quattro mesi fa, da Biella: inchiesta di una vicenda di sfruttamento di minori, durante un’ intercettazione ambientale spunta il nome di uno sconosciuto parroco del Cuneense. Si muove la Procura di Mondovi’ : anche qui intercettazioni telefoniche e ambientali, finisce sotto controllo anche l’ utenza del computer del religioso, il 10 settembre viene perquisita la canonica della chiesa di Semenga, sabato Don Luciano finisce in manette. Ieri, l’ interrogatorio e poi la concessione degli arresti domiciliari: il sacedote ammette che i floppy – disk contenenti il materiale porno sono stati “scaricati” dal suo computer. “Io non lo so usare – dice – evidentemente e’ stato utilizzato da qualcuno a mia insaputa. + una persona che mi ha confessato di aver problemi di pedofilia. Una persona molto in vista, non posso rivelarne il nome. E lui che mi ha dato quei dischetti, che io avrei provveduto a distruggere”. Di piu’ non dice, Don Luciano. L’ aspetto piu’ controverso di questa brutta storia pero’ riguarda un bambino. Otto anni, figlio di un tossicodipendente che in passato sarebbe stato aiuto dal sacerdote: a lui sono dedicati due album fotografici nel quale appare nudo. “Innocue foto scattate su una spiaggia di Fregene in compagnia di papa’ e mamma” dicono i legali di Don Michelotti. Il papa’ del bambino adesso vive in Toscana, considera don Luciano come il suo padre spirituale, e appena puo’ viene a trovarlo, in compagnia del figlio. “Tutte le foto sono state ritoccate ad hoc, isolando il corpo del bambino e affiancandolo ad oggetti simboli inequivocabili”, dice il pm Basso. Dalle intercettazioni emergono parole che andranno soppesate a fondo: “Guarda come e’ venuto bene – dice il religioso a un misterioso interlocutore -; gli ho tolto lo sfondo”. Per i legali si tratta di una faccenda “strettamente connessa al ruolo che questo prete ha sul territorio”. Don Michelotti – spiegano – da sempre si adopera per aiutare i tossicodipendenti. Ci sono e ci saranno punti da chiarire in questa storiaccia: il sacerdote dice di non saper usare il computer, a Fiamenga i ragazzi dell’ oratorio hanno imparato a navigare in rete grazie a corsi di Internet che lui teneva personalmente ormai da due anni. In attesa di scoprire l’ eventuale esistenza della persona citata dal religioso, restano i 23 dischetti. Contengono materiale di “pedofilia minorile omosessuale”. Sull’ etichetta di ognuno ci sono poche righe scritte a mano da don Luciano. “Come fosse la mini recensione di un film”, dicono gli investigatori. Comunque vada, un bruttissimo film. Marco Imarisio —————————————————————– IN PAESE La gente: “Non puo’ essere un mostro e’ soltanto la vittima di un complotto” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI’ (Cuneo) – A Fiamenga fino a cinque anni fa c’ erano una tabaccheria, un negozio di alimentari e un ristorante, e basta. Poi era arrivato don Luciano e aveva creato l’ oratorio, dove aveva ridato vita, organizzando manifestazioni, facendo una cosa che qui nessuno aveva mai visto: “Si occupava dei giovani, dei loro problemi. E adesso non ci crede nessuno, non puo’ essere un mostro”. Corrado Guiseri annuncia la mobilitazione dei boy – scout, con i quali lavorava il religioso: “Raccoglieremo firme, faremo manifestazioni perche’ don Luciano e’ solo vittima di una macchinazione assurda”. Vola anche la parola “complotto”, ma nessuno sa dire di chi, e perche’ . Alessio e Fabio, 15 e 16 anni, hanno sentito dai telegiornali la storia di quel bambino: ” + vero – raccontano – veniva qui spesso con il padre e si fermava in canonica a fare i compiti, ma la storia del padre qui la sanno tutti”. Appena finita la messa, la racconta con le lacrime agli occhi Anna Trombetta: “Don Luciano aveva denunciato quell’ uomo, per liberarlo dalla tossicodipendenza. E quando era entrato in comunita’ aveva continuato a seguirlo. Si era affezionato: era orgoglioso della sua nuova vita, lontano da qui. E teneva molto anche al bambino, l’ aveva visto crescere. Le sue foto le mostrava anche a noi, che male c’ e’ ?”. Di Internet e di pedofilia, gli anziani parrocchiani di don Luciano non sanno e non vogliono sapere niente: “Quel sacerdote dai modi gentili non puo’ essere un mostro, e basta”. Cecilia Rocca tira giu’ la serranda del suo negozio di alimentari: “Sa, a noi in fondo importa solo che il prete dica messa. Don Luciano lo faceva bene, e questo ci bastava”. M.I.

Imarisio Marco

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(21 settembre 1999) – Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/21/Pedofilia_parroco_finisce_manette_co_0_9909214636.shtml

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