Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo

Viterbo: le indagini partite dalla confessione di una compagna di classe. Microspie in canonica Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo DAL NOSTRO INVIATO VITERBO – “Oggi Don Giuliano non riceve”, c’e’ scritto sul foglio di carta appiccicato sul portone della chiesa della Santissima Trinita’ a Vitorchiano, borgo medievale a sei chilometri di Viterbo. I parrocchiani di Don Giuliano Medori, 59 anni, non saranno ricevuti per un bel pezzo. Il sacerdote che per quasi trent’anni ha detto messa la domenica e ogni primavera partiva con tre pulmann di compaesani per festeggiare la “Pasqua degli sposi”, che ha battezzato i loro figli, li ha avuti come allievi di religione alla scuola media e li ha portati in campeggio d’estate, famoso nella zona come esorcista, e’ stato arrestato ieri mattina all’alba con un’accusa che ha fatto piangere qualche devota fedele: violenza sessuale continuata ed aggravata su una ragazza minorenne. Con la stessa motivazione, poche ore prima, gli agenti della squadra mobile diretti da Vincenzo Cianchella hanno arrestato Massimo Sonno, 47 anni, celibe, professore di scienze al liceo pedagogico “Santa Rosa” di Viterbo che con la ragazzina, graziosa, capelli castani, conosciuta tre anni fa tra i banchi di scuola quando lei non aveva nemmeno quattordici anni, ha intrecciato una storia d’amore non solo platonica. Quando la giovane, oggi diciassettenne, angosciata da questo legame proibito, qualche mese fa ha cercato conforto nel parroco che possedeva quel misterioso potere di scacciare il diavolo, non ne ha avuto. Ha trovato soltanto un altro adulto, che ha approfittato di lei sessualmente. Dopo due mesi di attente indagini – partite dalla confessione di una compagna di classe che ne aveva ricevuto le confidenze – complete di microcamere piazzate in canonica, gli investigatori non hanno avuto piu’ dubbi. Di qui l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip presso il tribunale di Viterbo e richiesto dal procuratore generale Giancarlo Amati (“Siamo stati costretti per l’univocita’ delle prove”) nei confronti del sacerdote (accusato anche di maltrattamenti) e del professore. Ora si trovano nel carcere di Mammagialla dove saranno interrogati nelle prossime ore. Per Vitorchiano, borgo di 3000 anime attaccato a Viterbo, la Citta’ dei Papi, (qui fu girato l’Armata Brancaleone con Vittorio Gasmann) l’arresto di Don Giuliano, che vive con la sorella nubile in una villetta con box per la Tipo grigia e recinto per le galline, e’ stato un vero sconvolgimento. “Peggio di una coltellata al cuore”, racconta un vicino di casa. “Siamo amareggiati ma sereni e fiduciosi nell’operato della magistratura”, afferma monsignor Pietro Concioli, vicario generale della diocesi di Viterbo. “I reati contestati sono gravi ma tutti da verificare, nessuno puo’ essere giudicato colpevole prima di una sentenza. Se Don Giuliano ha sbagliato dovra’ pagare”. Eppure qui in paese c’e’ chi ricorda perche’ Don Giuliano, piccoletto e calvo, che con una cooperativa gestisce un ristorante e una falegnameria, arrivo’ in fretta e furia nel 1969. “Lo sanno tutti che fu cacciato da Bagnoregio perche’ gli piacevano le ragazzine”, racconta l’avventore di un fuori le mura e lascia intendere come anche a Vitorchiano qualche parrocchiana abbia subito il fascino dell’abito talare. Davanti alla chiesa una signora anziana scuote la testa: “Non ci credo, e’ una calunnia”. Passa un vecchietto, legge il cartello che annuncia l’assenza di Don Giuliano, sorride e commenta: “Le voleva troppo, troppo giovani…”

Cavalli Giovanna

http://archiviostorico.corriere.it/1998/giugno/17/Violenze_una_ragazzina_cella_parroco_co_0_98061713676.shtml

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